Subito la riforma strutturale della bolletta elettrica per non ‘spegnere’ le Pmi italiane che pagano il prezzo dell’energia più alto d’Europa, superiore del 33,5% rispetto alla media dei Paesi Ue. Ai piccoli imprenditori l’elettricità costa 4 volte di più rispetto a una grande industria a causa dell’assurdo meccanismo ‘meno consumi, più paghi’ applicato agli oneri parafiscali in bolletta e che gonfia del 35% il costo finale dell’energia per le nostre piccole imprese. L’appello ad adottare misure per riequilibrare ed alleggerire il costo dell’energia pagato dalle piccole imprese è stato lanciato oggi da CNA insieme alle altre confederazioni artigiane al Governo e al Parlamento durante un evento dal titolo “Caro energia: non spegnete le Pmi”.

All’incontro hanno partecipato e sono intervenuti i senatori Paolo Arrigoni e Massimo Girotto e gli onorevoli Gianluca Benamati, Massimiliano De Toma, Sara Moretto e Luca Squeri.

E’ stato presentato un dossier dal quale emergono i pesanti squilibri nella struttura della bolletta energetica che penalizzano i piccoli imprenditori. Il peso degli oneri di sistema è distribuito in maniera sperequata tra le diverse categorie di utenti, poiché non è allineato all’effettivo consumo di energia. Le aziende in bassa tensione, infatti, a fronte di una quota di consumi energetici del 32%, sono costrette a pagare il 49% della componente degli oneri generali di sistema nella bolletta elettrica, pari ad una somma di 4,7 miliardi di euro. In barba al principio ‘chi inquina, paga’, le Pmi devono finanziare la maggiore quota di oneri per le componenti della bolletta dedicate al sostegno delle energie rinnovabili, di categorie come le ferrovie e le imprese energivore, e i bonus sociali.

Si tratta di una iniqua distribuzione del carico contributivo sugli utenti non domestici che vede le micro e piccole imprese fortemente penalizzato a fronte di consumi energetici contenuti, mentre le utenze industriali in alta o altissima tensione pagano oneri molto bassi nonostante siano responsabili di alti consumi energetici e quindi di alti livelli di emissioni. A questi problemi strutturali si aggiungono i pesanti rincari del prezzo dell’energia che in alcuni casi hanno fatto addirittura triplicare la bolletta delle piccole imprese.
Artigiani e piccole imprese chiedono quindi una rapida e drastica revisione della struttura della bolletta per garantire una distribuzione più equa degli oneri generali di sistema tra le diverse categorie di utenti e legata all’effettivo consumo di energia. Le Confederazioni sollecitano inoltre la definizione normativa dei criteri di distribuzione della contribuzione in bolletta, fondati sull’allineamento tra consumi e gettito. E ancora la revisione della disciplina delle agevolazioni alle imprese a forte consumo di energia, limitando i benefici alle sole aziende che abbiano effettivamente realizzato interventi di efficienza energetica.

“Siamo davanti ad una emergenza che, nei casi più gravi, ha visto triplicare la bolletta delle imprese e che non solo rischia di inficiare la ripresa economica in atto, ma prospetta anche la sospensione della produzione da qui a qualche mese” ha sottolineato la Vice Presidente di CNA, Elena Calabria, indicando inoltre che “i rincari dell’energia hanno posto in maniera violenta il tema del costo della transizione energetica, generando tra l’altro un effetto distorsivo nell’opinione pubblica rispetto ad un percorso che riteniamo non solo giusto ed equo per la salvaguardia del pianeta, ma che interpretiamo anche come una grande opportunità per le nostre imprese. Tuttavia, o riusciamo a tracciare un precorso di transizione giusta, o le piccole imprese non riusciranno ad agganciare pienamente le opportunità del Green Deal”.