Il Tribunale di Avellino, II sezione civile, ha accolto il ricorso di un operatore che aveva proposto opposizione avverso un’ordinanza ingiunzione, emessa dall’Ufficio Monopoli della Campania con cui veniva irrogata una sanzione, oltre la chiusura dell’Agenzia, a seguito di un verbale della Guardia di Finanza che accertava l’ingresso di minori di anni 18 nella sala dedicata al gioco con apparecchi VLT e Slot. 

Si legge nella sentenza: “Nel merito si osserva che interesse primario del legislatore è quello di preservare il minore dal rischio di ludopatia per cui dopo aver ricompreso l’esclusione dall’accesso al gioco nei confronti dei minori in diverse disposizioni legislative in cui si delineavano le finalità dell’intervento, oppure si indicavano gli obblighi ai quali si sarebbe dovuto sottoporre il concessionario, con l’art. 24 del D.L. n.98/2011 il legislatore, ribadisce al comma 20 il divieto di consentire la partecipazione ai giochi pubblici con vincita in denaro ai minori di 18 anni. Da ultimo, l’art. 7, comma 8 del D.L. n.158/2012 prevede il divieto di ingresso ai minori di anni 18 nelle aree destinate al gioco con vincite in denaro interne alle sale Bingo, nelle aree ovvero nelle sale in cui sono installati apparecchi VLT (video lottery) e nei punti vendita in cui si esercita – quale attività principale – quella di scommesse su eventi sportivi, anche ippici, e non sportivi. Il titolare dell’esercizio commerciale, del locale ovvero del punto di offerta del gioco con vincite in denaro è tenuto ad identificare i minori di età mediante richiesta di esibizione di un documento di identità, tranne nei casi in cui la maggiore età sia manifesta.

Nel merito l’ordinanza ingiunzione va annullata.

Ne caso di specie il Nucleo Guardia di Finanza (…), elevava a carico del ricorrente e della società (…) in solido  il verbale (…), per violazione dell’art. 7, comma 8 del D.L. n. 158/2012, e 24, commi 21 e 22, del D.L. 98/2011, accertando la presenza di un minore di anni 18 nella sede della (…) per essere il minore in possesso di un foglio di quotazioni delle gare.  

Dal verbale redatto non si evince se sia stato accertato da quanto tempo il minore fosse presente in loco né se gli addetti abbiano volutamente ignorato la presenza. Dagli scritti difensivi della legale rappresentante della società attrice nonché dalle immagini delle telecamere di sorveglianza, emerge che l’ingresso del minore era stato repentino così come la sua uscita dall’Agenzia avvenuta dopo appena 18 secondi impedendo di fatto ogni tipo di controllo da parte del gestore. Per di più, mentre uno dei ragazzi si allontanava senza essere identificato dalla Guardia di Finanza, l’altro minore non aveva con sé i documenti tanto che veniva generalizzato soltanto successivamente. 

Sul punto dirimente appare la sentenza n. 2208/ 2018 della Corte d’appello di Firenze che si è pronunciata sull’illegittimità di un’ordinanza ingiunzione emessa nei confronti di un’Agenzia di scommesse per violazione dell’art. 7 comma 8 del d.l. n. 158/2012 (c.d. decreto Balduzzi), convertito con la l. n. 189/2012.

Con la predetta sentenza, il giudice di secondo grado ha affermato che “la sanzione per essere ritenuta legittima deve riguardare una condotta dell’esercente che sia obiettivamente omissiva dell’esercizio della prevista e necessaria attività di controllo agli ingressi”.

La pronuncia in parola, dunque, oltre per ciò che rileva nel caso di specie è di portata innovativa circa l’interpretazione della norma di cui all’art. 7 comma 8 del d.l. n. 158/2012, poiché consente di superare l’automatismo fra l’accertamento della presenza di un minore in un’attività di scommesse e l’irrogazione della sanzione, a prescindere dalla circostanza concrete che ne hanno determinato e causato l’ingresso, la cui sussistenza deve essere valutata attentamente caso per caso sia dall’Amministrazione che dal giudice.

Alla stregua di tale pronuncia va quindi considerato che l’art. 7 comma 8 del DL n. 158/12 in maniera esplicita è volto ad escludere che i minori si dedichino al gioco mentre è fumoso circa la condotta che gli esercenti devono tenere al fine di impedire ai minorenni la frequentazione di dette sale limitandosi a prescrivere la richiesta di un documento di identità salvo in caso di “manifesta maggiore età”. A prescindere che tale ultima condizione è prettamente soggettiva potendo taluni attribuire ad un soggetto un’età non corrispondente a quella effettiva, non è previsto nel detto articolo il tempo entro cui l’esercente debba accertare l’età del cliente.

Anche il Tribunale di Bari, con sentenza che questo giudice condivide ha annullato un’ordinanza-ingiunzione in quanto “ritenuto che, contemperando la formulazione criptica della norma con le regole del buon senso e dell’ordinaria diligenza, trovano ingresso le scriminanti che attingano ad una colpa per così dire lieve del titolare dell’esercizio commerciale allorché il minore, come nel caso di specie, si sia trattenuto nei locali un brevissimo lasso di tempo e non abbia fatto giocate. Peraltro, l’identificazione dei minori da parte della Gdf è avvenuta dopo circa 100 secondi dall’ingresso nel locale. Ne deriva che in mancanza di un obbligo del gestore di identificare tutti coloro che entrano nelle sale, la quota di discrezionalità che la legge riserva all’esercente non può dirsi, nel caso di specie, essere sconfinata in arbitrio”. 

Anche nella fattispecie de qua il minore, come dichiarato dall’attore e in mancanza di diverso accertamento, era entrato nella sala giochi senza dare possibilità al gestore di identificarlo per essere stata la permanenza nella sala soltanto di pochi secondi, per cui alcuna colpa può essere imputata all’esercente.

Anche la prova testimoniale raccolta ha acclarato l’assunto del ricorrente”.

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