(Jamma) – “Scrivetelo chiaro: non è che noi con le slot ci arricchiamo”. Giovanni Carosio, responsabile dalla sala slot “Yes Play” di corso Italia, è chiaro. “L’ordinanza? – aggiunge – L’ho letta, penso che sia un palliativo. Un’azione per limitare l’uso delle slot dovrebbe partire da stato e regione. Ieri ci siamo sentiti con i nostri colleghi. Credo che qualcuno penserà a come fare ricorso”.

Come scrive Alessandria News ha fatto molto rumore il provvedimento emesso dal Comune di Ovada (AL) che vieta il gioco tra le 9.00 alle 12.00, dalle 17.00 alle 19.00 e dalle 21.00 alle 2.00. La sala di corso Italia è stata riaperta meno di un anno fa dopo che per molto tempo era stata un’agenzia di scommesse. Chi la gestiva si è spostato in via Torino. “Si è arrivati a questa situazione – spiega Stefano Frisone – perché non c’è stata chiarezza nei regolamenti e nelle licenze. Noi, ad esempio, la nostra sala ce l’abbiamo in un locale chiuso, entra solo chi vuole giocare. La notifica del Comune? Per ora nulla”.   Un paio di anni fa il Consorzio servizi sociali ha stimato, solo per l’Ovadese, un giro d’affari annuo del gioco d’azzardo tra 35 e 40 milioni di euro. “La cifra è ancora valida – spiega il direttore Emilio Delucchi -. Il problema si aggrava ma pochi hanno la forza di combattere la dipendenza”.   “Noi – conclude Carosio – siamo qui perché abbiamo requisiti e abbiamo tutte le licenze necessarie. Con questo sistema si creeranno solo problemi ad attività cui i proventi delle slot fanno comodo”. “Potevano coinvolgerci – spiega ancora Frisone – siamo i primi a voler segnalare chi ha un problema serio”.

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