Conte Premier
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Il governo Conte non prevede alcuna riduzione dell’offerta di gioco d’azzardo almeno per i prossimi 5 anni, ma soprattutto non considera minimamente la possibilità di abolire le slot e le videotterie. Smentiti quindi i proclami del vicepremier Luigi Di Maio e gli annunci di altri esponenti del Movimento Cinque Stelle che tanto si sono spesi in questi giorni nell’illustrare i contenuti (meglio definiti come conquiste) del decreto Dignità.

Almeno fino al 2024, e quindi nei prossimi cinque anni, sarà lo stesso governo a doversi preoccupare affinchè non ci sia una riduzione del volume della spesa su slot e videolotterie. Qualora questo dovesse succedere significherebbe non poter garantire la copertura finanziaria alle misure a titolo di incentivi per l’occupazione giovanile.

Il sottosegretario al Mef Laura Caselli ha ricordato proprio in queste ore come il testo del decreto risulti migliorato prestando “una particolare attenzione ai giovani, scegliendo di puntare fortemente sugli under 35”. “Ecco il Governo del Cambiamento” annuncia il sottosegretario in quota M5S. Escudiamo quindi che la stessa non si sia accorta della provenienza di questi soldi.

In una relazione del Ministero delle Finanze, Ragioneria dello Stato, del 31 luglio scorso, che Jamma ha potuto visionare, si riporta nero su bianco che lo stesso Ministero stima un ammontare delle somme giocate ‘costante, negli anni 2019 e seguenti. Per l’esattezza si parla di 24 miliardi di giocate alle AWP e di 22,8 miliardi di giocate alle videolotterie.

Tale previsione si riferisce al periodo compreso tra il 2018 e il 2024.

A questo punto, a patto che il contenuto del documento in questione non sia un banale tentativo di attribuire credibilità e fondatezza agli interventi previsti dal decreto Dignità (compreso quello che introduce un divieto assoluto di pubblicità al gioco lecito) , risulta davvero difficile credere che il governo possa pensare ad un futuro #noslot (usando un hashtag caro a Di Maio) senza garantire la loro presenza sul territorio. Qualora riuscisse a farlo dovremmo considerarlo un incredibile numero di magia.

Ma torniamo ai ‘numeri’.

Con l’approvazione delle disposizioni così come da testo attuale (ovvero salvo possibili modifiche in fase di conversione) del decreto Dignità, dal 1 settembre prossimo il Preu sulle slot passerà al 19,25% ( quello sulle Vlt al 6,25%) della raccolta.

Dal 1 maggio 2019 al 31 dicembre 2019 la percentuale passa al 19,6% per le slot e al 6,65% per le Vlt con un maggiore introito per lo Stato di 16 milioni dalle slot e di 22,8 milioni dalle videolotterie. Questo significa un totale di 38,8 milioni.

Nel 2020, fa sapere il Mef, non è prevista una riduzione delle somme giocate, ma il Preu aumenterà a 19,68% per le slot e 6,68% per le videolotterie. Quindi almeno 84,2 milioni di maggiori entrate.

Nel 2021 ancora un ritocchino delle imposte: 19,75% per le slot e 6,75% per le videolotterie. Lo Stato incasserà 117 milioni di imposte in più, senza ovviamente prevedere alcuna riduzione delle giocate.

Nel 2022 nessuna variazione sia per la tassazione che per il volume delle giocate ( e quindi, come sembrerebbe logico, nemmeno del numero degli apparecchi) , quindi altri 117 milioni di entrate erariali in più.

Siamo al 2023 quando il prelievo erariale subisce un ritocchino verso il basso: 19,6% per le slot e 6,6% per le videolotterie. Gli italiani, secondo il ministero delle Finanze, non mostrano alcuna disaffezione alle slot, ma soprattutto non è intervenuta alcuna modifica normativa che potrebbe in qualche modo determinare una riduzione delle giocate, perchè lo Stato incasserà senza problemi 46,8 milioni di euro in più rispetto alle somme che ogni anno vengono proprio garantite da questi apparecchi.

Stessa situazione nel 2024 e poco meno di 50 milioni che sia aggiungono a quelli incassati in questi anni.

Tutti questi numeri per una domanda, semplicissima: quando questo governo finirà di parlare di gioco lecito attraverso gli slogan prendendo in giro gli italiani e comincerà a ragionare?

In un bilancio dello Stato non si possono buttare numeri a caso, a meno che non si voglia rischiare di aprire delle voragini, e guarda caso con le slot il rischio è davvero serio. Basti pensare alle clausole di savaguardia garantite dalle entrate dai giochi e perfino la ricostruzione del post terremoto dell’Abruzzo con le entrate dalle Vlt secondo un programma che dovrebbe concludersi nel 2023. Oggi il governo Conte sposta il termine ancora oltre: a tutto il 2024.

Come a dire: lunga vita alle slot. mc

PS. Alcuni lettori mi fanno giustamente notare che la scadenza delle concessioni per la gestione delle slot è prevista per il 2022, trattandosi di una concessione della durata di nove anni. Il governo, evidentemente, con le sue previsioni va oltre questa scadenza, lasciando intendere che non si possa mettere in discussione il rinnovo. Ma non solo. Come è noto il comparto sta facendo i conti con le restrizioni conseguenti all’introduzione di normative locali e regionali che vanno dalle distanze minime ai limiti orari. Ad oggi l’Agenzia dele Dogane fa sapere che non è possibile stimare gli effetti di queste limitazioni in termini di raccolta di gioco. Per il governo Conte, tali effetti, sono addirittura insignificanti!

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