Nel giorno della ripartenza, dell’inizio della cosiddetta Fase 2, della responsabilità e di quello che tutti si attendono possa essere la ripresa della normalità, facciamo un prima bilancio della situazione delle attività di gioco.

A due mesi dalla chiusura di sale giochi, sommesse e bingo in tutto il territorio nazionale era comprensibile poter sperare di lasciarsi tutto questo alle spalle e poter riprendere, anche se con le dovute limitazioni, l’attività normale. A dir poco incredibile invece che questo potesse essere possibile a metà di maggio, quando il peso dell’incertezza e dei troppi dubbi pesa ancora su centinaia di migliaia di esercizi commerciali di tutto il Paese.

La riprova di questo sta nelle disposizioni inserite nell’ultimo decreto in materia di contenimento dell’epidemia laddove si vieta l’apertura di sale scommesse, giochi e bingo e, come confermato dalle decreto direttoriale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, anche tutte queste attività all’interno di esercizi commerciali già aperti.

Se è vero che la situazione è difficile, addirittura drammatica, per migliaia di esercizi di gioco al momento chiusi, ancora peggiore è il fatto di alimentare false speranze descrivendo una realtà per ora solo immaginabile.

Quello che sappiamo, di certo, è che al momento quello dei giochi non è una questione nell’agenda del decisore. O almeno dal punto di vista delle attività ad oggi ‘sospese’. Sicuramente sensata e logica è stata la scelta delle diverse associazioni di categoria di presentarsi in forma aggregata, sintetizzando in pochi punti una ipotesi di riapertura. Così come lo sarebbe il fatto di continuare su questa linea e, per analogia, adottare soluzioni mutuate da bar e altre attività di intrattenimento al fine di superare lo scoglio del ‘rischio di aggregazione’, ovvero il grande problema di questa fase.

Plexiglass, distanziamento, prodotti igienizzanti, percorsi obbligati? Tutti questi sono dettagli. Negli ultimi anni il comparto del gioco legale ha dovuto affrontare così tante problematiche, trovando le adeguate soluzioni, che non sarà certo una lastra di plastica a rappresentare un ostacolo.

La riorganizzazione di una sala giochi secondo criteri di ingressi e fruizione dei servizi anche se limitati, richiederà un ragionevole tempo per la realizzazione e la messa in pratica, ma che il settore saprà gestire al meglio. Come ha sempre fatto.

A oggi non c’è nessun protocollo per le attività di gioco, appena abbozzato e non ancora definito per bar e ristoranti.

Purché però si cominci a pensare davvero a riaprire le sale giochi. Cosa che al momento nessuno, nel governo, ha pensato di fare. Non solo. Quando si è profilata la possibilità di riattivare l’offerta di giochi all’interno delle tabaccherie esponenti della politica, locale e nazionale, di governo e di opposizione, non si sono nemmeno presi la briga di capire di cosa si stesse parlando, condannando a priori la scelta e parlando di apertura tout court al gioco d’azzardo.

Quindi, per essere seri, lasciamo stare date e previsioni. Chi oggi rappresenta il settore deve avere ben chiaro un programma di tappe, scadenze, incontri. Un programma di lavori che garantisca al settore di non essere isolato in questa sfida, perché da soli, oggi soprattutto, non si va da nessuna parte. Tabaccai, associazioni di esercenti, associazioni di imprese, rappresentanze dei lavoratori, ogni possibile collaborazione potrebbe aiutare il comparto dei giochi a trovare una soluzione. E’ vero, siamo tanti, come ho sentito dire in questi giorni, ma non abbastanza per essere una voce che si distingue in una folla di richieste più o meno urlate.

E non bisogna nemmeno dimenticare che, se è vero che gli esercizi specializzati di gioco sono chiusi, lo sono anche tutte le aziende attive nella produzioni di apparecchi e nella fornitura di servizi. Non riaprono oggi, come molte altre, e non si sa quando lo faranno.

E’ chiaro perciò che ad una ipotesi, reale, di proposta di soluzioni per la riapertura delle attività va associazione un serio impegno nel garantire che tutti i sostegni a cui il governo e gli enti locali stanno pensando per le attività al momento sospese, possano essere accessibili anche alle categorie che fanno riferimento al gioco. Non può succedere che i fondi della Regione Lazio e di quella del Piemonte siano preclusi, a priori, alle attività di gioco.

Non è possibile che nonostante gli accordi sindacali già raggiunti i dipendenti delle sale giochi non abbiano ancora la cassa integrazione e per altri già alla fine di questo mese si prospetti l’incertezza più assoluta.

Oggi, giorno dell’avvio della Fase 2, sarebbe giusto che il settore del gioco possa pensare ad un avvio serio di un fase di piccole ma concrete azioni. Preferibilmente senza continuare a parlarsi addosso, dicendo realmente le cose come stanno. Perché migliaia di lavoratori lo meritano. mc