Si è conclusa nella serata di ieri la riunione tra i ministri Roberto Speranza e Maria Stella Gelmini con Regioni, Anci e Upi sulle misure anti Covid. Sul tavolo anche la proroga del divieto di spostamento tra Regioni. L’intenzione del governo è quella di prorogare di 30 giorni lo stop agli spostamenti tra regioni. L’attuale divieto scade il 25 febbraio.

Alla riunione con la ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini e il ministro della Salute Roberto Speranza, hanno partecipato in videoconferenza tra gli altri i governatori del Veneto, Luca Zaia, del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, della Lombardia, Attilio Fontana, del Molise, Donato Toma, della Calabria, Nino Spirlì. Collegato anche il commissario alla Sanità in Calabria Guido Longo.

Alla riunione pare sia stato affrontato anche il tema delle varianti. Il ministro Speranza avrebbe fatto un quadro “abbastanza fosco” della situazione specificando che non si tratta di fare allarmismi. Piuttosto, la constatazione che prima che i vaccini facciano il loro, e mentre si diffondono tre varianti, le restrizioni sono indispensabili.

Stamattina il Consiglio dei ministri sul nuovo decreto legge Covid.

Di seguito – come riporta l’AdnKronos – il documento con le proposte delle Regioni e delle Province autonome per i prossimi provvedimenti del Governo inerenti le misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19.

“Le Regioni e le Province Autonome hanno appreso con favore che il Governo abbia messo quale primo punto della sua agenda un cambio di passo nella gestione dell’emergenza e della campagna vaccinale, nella consapevolezza che essa rappresenta un obiettivo fondamentale non solo per la tutela della salute di tutti i cittadini ma anche per il rilancio economico e la coesione sociale del nostro Paese. Si ritiene, pertanto, necessario che tale nuovo slancio possa essere tradotto concretamente già nelle prime disposizioni che il Governo si appresta ad adottare al riguardo e, a tal fine, si formulano alcune prime proposte.

1. Le Regioni e le Province autonome ritengono priorità assoluta la campagna vaccinale. Il meccanismo sta andando troppo a rilento, e questo non per disguidi organizzativi, carenza di personale e strutture o, in questa fase, per indisponibilità della popolazione: il problema adesso risiede nell’approvvigionamento delle dosi, che dipende dal Governo. Spetta quindi al Governo impostare la nuova strategia per reperire un numero di dosi vaccinali adeguato e, a tal proposito, le Regioni e le Province autonome assicurano la loro più totale disponibilità, nelle forme e nei modi che si riterranno opportuni, a collaborare. In relazione all’esigenza di acquisire un maggior numero di vaccini, inoltre, sarebbe auspicabile e urgente una valutazione circa il diretto coinvolgimento delle nostre aziende nel processo produttivo, tenendo presente che vi sono aziende e filiere nazionali in grado di realizzare alcune fasi della produzione. Si ritiene, inoltre, necessario anche cogliere l’occasione per valutare il riposizionamento sul piano industriale delle aziende produttrici sia per l’Europa sia per l’Italia.

2. Al fine di garantire certezza al Paese sulle misure che investono le attività economiche e la vita dei cittadini, è necessario rivedere la tempistica per l’adozione dei provvedimenti di classificazione delle zone e delle relative ordinanze. Occorre che siano conosciute con congruo anticipo dai cittadini e dalle imprese dei diversi territori regionali. Occorre, altresì, poter procedere ad una programmazione delle attività anche attraverso una diversa organizzazione dell’esame dei dati della cabina regia, delle ordinanze e della relativa decorrenza.

3. Si ritiene indispensabile procedere ad una revisione dei parametri e alla contestuale revisione del sistema delle zone, nel senso della semplificazione, che passi funzionalmente anche da una revisione dei protocolli per la regolazione delle riaperture, in senso anche più stringente laddove necessario. Occorre in questa fase un cambio di passo che consenta di coniugare le misure di sicurezza sanitaria con la ripresa economica e delle attività culturali e sociali. Sulla revisione del Rt e dei relativi parametri, la Conferenza si era già espressa, anche in termini propositivi e, pertanto, è necessario riprendere quella discussione ed approfondirla per verificare, anche dall’esperienza maturata, quali possono essere le soluzioni migliori dal punto di vista tecnico-scientifico. È evidente che se la campagna vaccinale accelera, l’Rt perde progressivamente di rilevanza.

4. Il presupposto per assumere decisioni valide è individuare una strategia che si fondi su elaborazioni oggettive tecnico scientifiche sulla base delle quali la politica si assumerà la responsabilità della decisione. Si possono prevedere misure più stringenti per specifici contesti territoriali laddove i parametri rilevino significativi scostamenti, sulla base dei risultati di un’analisi oggettiva condotta dal CTS e dall’ISS. Le limitazioni generali e quelle specifiche dovrebbero in ogni caso tener conto dell’analisi dell’esperienza sin qui condotta, valutando le restrizioni che si sono rivelate più o meno efficaci, al fine di poter meglio soppesare quali attività sia necessario chiudere o limitare e quali invece possano essere riaperte, valutando in questo caso, ove necessario, anche protocolli aggiornati. Tale soluzione risulta essenziale ed opportuna in quanto alcune attività risultano totalmente chiuse da diversi mesi e il prolungarsi di tale situazione risulterebbe esiziale per le stesse. In ogni caso, è necessario che i nuovi e più snelli meccanismi vedano una definizione più chiara da parte di CTS e dell’ISS.

5. In via strutturale, lo stesso provvedimento che introduce restrizioni per il Paese e poi restrizioni particolari per singoli territori, deve anche attivare gli indennizzi e salvaguardare le responsabilità, garantendo la contestualità a prescindere da chi adotta il provvedimento. A tal riguardo, si rende opportuno l’ampliamento della cabina di regia ai Ministri dello Sviluppo economico, dell’Economia e degli Affari regionali al fine di dosare gli impatti delle decisioni sui cittadini e le imprese. È necessario, inoltre, condividere maggiormente i provvedimenti e garantire sempre i risarcimenti sia nel caso di provvedimenti restrittivi di livello nazionale che regionale. In questo contesto appare assolutamente necessario procedere ad un chiarimento sulle competenze statali e regionali al fine di allinearne la tempistica e la relativa efficacia.

6. Nel quadro della situazione epidemiologica generale e territoriale, sarebbe necessario qualificare l’attività scolastica ed universitaria (al pari delle altre attività) con un’apposita numerazione di rischio, anche tenendo conto dei dati oggettivi del contagio nelle istituzioni scolastiche e nel contesto territoriale di riferimento. Occorre, in ogni caso, implementare le forme di congedo parentale, nonché prevedere ulteriori risorse economiche a sostegno dei genitori, nel caso di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per aggravamento della situazione epidemiologica. E’ inoltre necessario che ogni Regione sia messa nelle condizioni di poter garantire la vaccinazione ai propri insegnanti residenti ed assistiti, indipendentemente dalla Regione in cui prestano servizio.

Quattro le richieste avanzate dal presidente dell’Anci, Antonio Decaro, a nome dei sindaci, durante il vertice tra governo e autonomie.

“Il sistema dei parametri per stabilire le limitazioni su basi certe, funziona, ha fatto tenere sotto controllo la curva e ci ha evitato un nuovo lockdown generalizzato. Per questo riteniamo che debba restare in vigore, anche se gli indici da utilizzare possono essere modificati sulla base delle indicazioni delle autorità scientifiche al tavolo tecnico con le Regioni”. Poi la richiesta che “i ristoranti, a condizione del rispetto di protocolli rigidi sulle distanze, devono poter riaprire anche di sera: la consumazione al tavolo assicura condizioni di sicurezza maggiori rispetto agli assembramenti che purtroppo si creano fuori dai locali che fanno il servizio di asporto delle bevande, soprattutto con l’arrivo della bella stagione”. “Bisogna lavorare immediatamente a un piano vaccinale in grado di gestire la vaccinazione di massa che confidiamo di dover organizzare da marzo. Un piano che per funzionare deve coinvolgere i sindaci per l’utilizzo delle strutture comunali che permettono di concentrare numerosi punti di vaccinazione, come i palazzetti dello sport”. E infine: “Occorre procedere con speditezza al finanziamento dei nuovi ristori”.