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(Jamma) Per attuare già dal primo anno il contratto di quello che si propone come nuovo Governo Lega-M5S mancherebbero 50 miliardi di euro. E’ quanto scrive Il Sole24Ore.

“Restano due numeri complicati da mettere in fila se le prove di alleanza supereranno anche il test dei gazebo (ieri il sì dei 5 Stelle è stato del 94%) e soprattutto la prova del Quirinale. Sono le cifre del deficit, che resta la chiave di volta per il programma economico e per il suo impatto sulla dinamica del debito, e quelle dei tagli di spesa, chiamati a ridurre un po’ il tratto di strada messo a carico dell’indebitamento netto. Una sfida da 50 miliardi, che non rientrano sotto l’ombrello delle ipotesi di «copertura» immaginate dal contratto e che saranno da mettere a carico in larga parte della spending review se davvero il ricorso al deficit sarà «limitato»” scrive il quotidiano economico.

“In politica quello fra numeri e parole è sempre un rapporto complicato, e il «contratto di governo» chiuso da M5 S e Lega è un documento politico e non una manovra di bilancio. Per tradurlo in pratica, se il governo riuscirà a partire, servono però decreti e leggi di bilancio, con tanto di «bollinatura» da parte della Ragioneria generale. E qui gli affari si complicano.Lo «stop legge Fornero», titolo del capitolo previdenziale del contratto, chiede 5 miliardi iniziali per quota 100 e anzianità dopo 41 anni, sale vicino ai 9 con la «pensione di cittadinanza» e soprattutto cresce nel tempo (si veda la pagina a fianco). Sicuri e certificati sono poi i 12,4 miliardi indispensabili per bloccare gli aumenti dell’Iva dal 2019, come ribadisce il testo finale del contratto sancendo un impegno che sul 2020 vale invece 19,1 miliardi (e 19,5 sul 2021). Ma nel mirino dell’accordo ci sono anche le accise «anacronistiche», nate con le guerre coloniali o i terremoti degli anni ’70-’80. Valore: 20 centesimi al litro, cioè il 30% delle accise totali, quindi sei miliardi all’anno di perdita di gettito. E un impegno ancora più importante per i conti pubblici potrebbe arrivare dalla chiusura di bar e aree di servizio al gioco d’azzardo e dalla «strategia d’uscita dal machines gambling», che secondo stime degli operatori del settore potrebbe tagliare dal gettito annuale una fetta tra i 5 e i 7 miliardi . A chiudere il quadro c’è poi il piano di rilancio degli investimenti pubblici, che secondo l’Osservatorio dei conti pubblici della Cattolica diretto da Carlo Cottarelli vale intorno ai 6 miliardi.

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