“Nel comparto dei giochi, nel quale coesistono operatori nazionali ed esteri in grado di movimentare ingenti flussi finanziari anche on-line, l’Italia si è dotata, in relazione ai rischi di infiltrazione criminale, di una regolamentazione antiriciclaggio particolarmente stringente. È stata resa più puntuale la definizione dei soggetti obbligati che compongono la filiera operativa (concessionari, distributori ed esercenti), sono state dettate disposizioni integrative per l’adempimento degli obblighi di prevenzione ed è stata prevista l’emanazione di standard tecnici e linee guida da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM)”. E’ quanto si legge nella relazione del direttore Uif, Claudio Clemente (nella foto) dal titolo “Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia: il «Piano d’Azione» della Commissione europea del 7 maggio 2020. Evoluzione e prospettive del sistema antiriciclaggio” auditio nelle Commissioni riunite Giustizia e Finanze della Camera.

“Il modello italiano di esercizio del gioco è basato sulla riserva statale e sul regime di concessione di servizio da parte dell’ADM a soggetti privati, italiani o esteri, selezionabili con procedure a evidenza pubblica. L’avere incluso nel perimetro dei soggetti obbligati anche operatori on-line, senza una sede in Italia, appare particolarmente apprezzabile anche sotto il profilo della disciplina antiriciclaggio, nonostante la difficoltà di assicurare adeguate forme di enforcement in caso di violazioni (rappresentate principalmente dall’oscuramento dei siti illegali)” ha aggiunto Clemente.

“Nel nostro ordinamento il sistema di prevenzione è fondato, come attestato anche dalla Mutual Evaluation condotta dal GAFI, su un tessuto normativo robusto, adeguato agli standard internazionali, all’avanguardia anche nel contesto europeo. L’assetto delle autorità impegnate nell’azione di prevenzione e contrasto è molto articolato, i controlli sono penetranti ed efficaci. Non è casuale che finora i grandi scandali internazionali e i recenti casi di ingenti flussi di capitali illeciti transitati presso banche europee non abbiano visto fra i loro principali protagonisti intermediari insediati in Italia. In questo sistema si colloca in una posizione centrale l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia, deputata, secondo quanto previsto dai princìpi internazionali, alla ricezione e all’analisi delle segnalazioni di operazioni sospette (SOS) prodotte dagli operatori; dalla sua costituzione nel 2008 si è assistito a un trend di eccezionale crescita delle segnalazioni che, da poco più di 12.000 sono passate nel 2019 a quasi 106.0002. Anche in un contesto critico come quello del 2020, connotato dalla grave emergenza legata alla pandemia da Covid-19, e perfino durante il lockdown i soggetti obbligati hanno mostrato una elevata capacità di intercettare tempestivamente pure fenomeni nuovi legati all’epidemia e alla conseguente crisi economica: nel primo semestre la UIF ha ricevuto 53.027 segnalazioni di operazioni sospette, in aumento del 3,6% nel confronto con il corrispondente periodo dell’anno precedente. In questo frangente, anche la UIF non ha in nessun momento ridotto i propri ritmi di attività, ma li ha accresciuti, attivando gli strumenti di lavoro a distanza resi disponibili dalla Banca d’Italia e cooperando strettamente con gli Organi investigativi, la Direzione Nazionale Antimafia e le Procure (che hanno aumentato del 60% le richieste nel semestre), per assicurare al Paese il miglior contributo a tutela della legalità e della collettività. Il maggiore flusso del 2019 rispetto all’anno precedente (+7.759 segnalazioni) è dovuto soprattutto al contributo degli intermediari finanziari non bancari (+52,7%) e del comparto dei giochi (+27,7%). Se banche e Poste restano il principale gruppo di segnalanti, fra gli intermediari non bancari hanno assunto un peso significativo gli istituti di pagamento e i relativi punti di contatto (oltre 10.000 segnalazioni nel 2019) e, in particolare, i money transfer” ha concluso Clemente.