“Vi sono diversi profili di illegittimità che ci inducono ad esprimerci contro il prosieguo dell’esame del cosiddetto decreto fiscale, con cui il Governo è intervenuto a gamba tesa su varie questioni che avrebbero dovuto essere affrontate nelle competenti sedi parlamentari, garantendo quindi il doveroso confronto tra maggioranza e minoranza. In primis, evidenziamo che l’Esecutivo sta utilizzando il presente decreto-legge, asseritamente volto ad introdurre o modificare disposizioni fiscali, per trovare copertura a parte consistente della manovra economica 2020, ovvero per erogare contributi e finanziamenti.

Di fatto, quindi, si ricorre alla decretazione d’urgenza per anticipare gli effetti della legge di bilancio, riservando a quest’ultima una parte meramente residua delle norme di gettito. Prova ne è che in questo decreto sono contenute molte disposizioni illustrate nel documento programmatico di bilancio 2020, inviato alla Commissione europea il 16 ottobre scorso, come le norme riguardante il tetto e l’utilizzo del contante, ovvero gli incentivi per favorire i pagamenti elettronici e il piano di lotta all’evasione fiscale anche attraverso il gioco”.

Lo ha detto in Aula alla Camera la deputata Silvia Covolo (Lega) illustrando la questione pregiudiziale di cui è cofirmataria nell’ambito della discussione del disegno di legge: conversione in legge del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili.

E’ quindi intervenuto il deputato Francesco Paolo Sisto (Fi), che ha illustrato la questione pregiudiziale di cui è cofirmatario nell’ambito della discussione sullo stesso disegno di legge: “Questo è un provvedimento capolavoro dal punto di vista della significatività; l’utenza è proprio quella che produce, questo è un provvedimento contro le imprese, contro coloro che producono e contro coloro che vogliono dare a questo Paese, comunque, ancora una possibilità. Ma è l’indifferenza rispetto a delle pene che io non esito a definire come incalcolabilmente ingiuste, rispetto a fenomeni che mai possono meritare, soltanto con la sanzione, la meritevolezza della loro evitabilità; parliamoci chiaro, combattere l’evasione fiscale con le pene – posso dire una cosa? – è da stupidi, lo ripeto è da stupidi, come se il nostro ordinamento non ci avesse dato testimonianze per decenni dell’inutilità del carico sanzionatorio. Quanti reati sono diminuiti perché le pene sono aumentate? Nessuno, mai, lo ripeto, nessuno, mai.

Allora, a che cosa serve caricare le pene? Serve semplicemente a mettersi le coccarde sul petto del giustizialismo, a dire che c’è uno Stato che reprime e vedo sorrisi da parte della nuova maggioranza che fino a dieci minuti prima di questo Governo criticava pesantemente quello che stava accadendo. Ma capisco che quando si comanda, non si governa, si comanda, è una cosa diversa, si perde ogni pudore e anche discorsi di questo genere fanno ridere e sorridere. Vedremo se le imprese rideranno di fronte alle vostre scelte e se vi ridaranno quella fiducia che non meritate. Perché, Presidente, parliamoci chiaro, parliamoci con franchezza, la lotta al contante, la lotteria degli scontrini su quale tipo di tessuto connettivo vanno a cadere? Vanno a cadere sull’Italia che produce e che si troverà stretta nelle tenaglie degli accertamenti plurimi e sarà messa in condizioni di paralisi.

Allora, questo non è un decreto fiscale, questo è un decreto che di fiscale ha molto poco, è un decreto che, semplicemente, repressivamente, reintroduce un leitmotiv, un ritornello stanco, un tormentone nocivo, patologico, un gas venefico che è quello del giustizialismo a tutti i costi. Forza Italia su questi temi è sempre stata fortemente critica, ma non critica perché siamo all’opposizione, quando siamo stati in maggioranza e quando siamo opposizione, il garantismo e la necessità di equilibrio fra chi produce e i controlli su chi produce sono sempre stati una nostra bandiera”.