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“Siamo di fronte ad un provvedimento atteso dalle famiglie e da tutti coloro che rimangono invischiati nel gioco d’azzardo e che trasformano spesso questa dipendenza in un dramma sociale. Siamo onorati di aver portato in aula questo testo. Lavoreremo per approvarlo in uno spirito di collaborazione leale con le altre forze politiche, ma diciamo no all’ostruzionismo di chi vuole portare in Aula le pretese delle richieste delle lobby”.

Lo ha detto l’On. Davide Tripiedi (M5S) durante la discussione in Aula alla Camera del decreto dignità.

L’On. Giulio Centemero (Lega) ha quindi esplicato nel dettaglio il capitolo dedicato ai giochi con le modifiche apportate in Commissione.

Per l’On. Silvia Fregolent (Pd): “Questo decreto ha fallito miseramente. Quando le convizioni vengono superate dai fatti forse bisognerebbe fermarsi, ascoltare e modificare. Sul gioco d’azzardo, la tessera sanitaria per le slot è frutto di un emendamento a firma Pd, qundi noi non ci facciamo dare lezioni da chi è a favore delle lobby e da chi non lo è, abbiamo presentato la richiesta che ci fosse una banca dati tra Comuni ed enti locali perchè venisse indicata la quantità di giocatori, questa è stata riformulata con una banca dati già in possesso dei Monopoli per non gravare sui costi del decreto. Abbiamo chiesto che venissero incentivati Comuni e Regioni che hanno fatto provvedimenti restrittivi, sapendo che ci hanno messo la faccia, e che avendo contro gli esercenti con le slot per loro sarà un pochino più complicato riessere eletti, perchè c’è una forte pressione affinchè loro cambino i loro provvedimenti e anche questo ci è stato negato. Abbiamo chiesto più coraggio e più severità e abbiamo visto quasi tutti i nostri emendamenti essere bocciati. Ci preoccupava il fatto che nella relazione tecnica sul provvedimento dello spot online venisse scritto nero su bianco che questo provvedimento avvantaggiava il gioco illegale rispetto a quello legale e abbiamo chiesto al Governo di pensarci bene. Il Pd ha presentato degli emendamenti restrittivissimi, il fatto che siamo stati accusati di essere a favore delle lobby del gioco non ci tange. Vorrei dire poi che tutti i provvedimenti e gli emendamenti passati sono stati coperti con le entrate del gioco. Quindi voi stessi avete indicato con le vostre coperture che questo decreto non serve a ridurre l’utilizzo del gioco, anzi”.

Per l’On. Renata Polverini (Fi): “Questo è un provvedimento ingiusto e iniquo. Per quanto riguarda il gioco non è stato considerato l’invito espresso dalla I Commissione che individua l’Agcom quale soggetto competente a irrorare sanzioni ai sensi delle nuove disposizioni con le norme vigenti che vedono l’Adm quale autorità competente ad irrorare sanzioni per la pubblicità di gioco d’azzardo rivolta ai minori. Sulla ludopatia è passato un emendamento a prima firma del Partito Democratico che abbiamo sottoscritto anche noi”.

E’ quindi intervenuto il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio: “Abbiamo deciso di intervenire con fermezza su una piaga che sta infettando milioni di italiani, la piaga dell’azzardopatia. Ci sono ormai troppe famiglie distrutte dal gioco d’azzardo, tra slot online, slot sotto casa, gratta e vinci, i miliardi che vanno nelle casse di queste società anzichè di commercianti e artigiani, sono diventati davvero troppi. Secondo una ricerca della Caritas di Roma i primi contatti con il gioco d’azzardo, soprattuto tra gli adolescenti, arrivano per l’80% dalla pubblicità in tv e per il 60% da quella su internet. Qualsiasi forma di pubblicità al gioco d’azzardo in Italia deve essere morta e sepolta, esattamente come fatto per le sigarette. Questa norma oltre alla dignità decreta anche civiltà. Potremmo dirci orgogliosi ad essere il primo Paese europeo a fare questa scelta di campo pioneristica. Personalmente mi batterò in sede di Unione Europea per estendere questo impianto di legge anche agli altri paesi europei. L’Italia inizia a dare l’esempio e speriamo possa essere seguito anche dagli altri paesi. Ben venga l’emendamento delle opposizioni che ha portato all’art. 9-ter, per quanto riguarda il codice fiscale per le slot, ben venga tutto quello che ha migliorato questo decreto. Le lobby del gioco d’azzardo, che possono contare su fondi immensi, si sono opposte, hanno fatto di tutto per evitare che si arrivasse con questa norma fin qui, ma devo dire che non ci sono riuscite. In passato quando si toccavano questi temi improvvisamente succedeva qualcosa”.

Per l’On. Michela Rostan (LeU): “La materia del gioco d’azzardo va completamente riscritta. Il disturbo da gioco d’azzardo è una vera patologia sociale. Bene non chiamarla più ludopatia. Il dramma delle famiglie e dei malati è assoluto. Su slot machine e videolottery lo Stato ritiene di fare cassa. Qui non è in discussione il diritto al gioco, non è in discussione il diritto al divertimento, l’azzardopatia non c’èntra nulla con gioco e divertimento. Lo Stato può promuovere e sostenere il diritto al gioco, ma non può sostenere una patologia subdola e distruttiva come l’azzardo. Purtroppo in questi anni le politiche hanno spinto sull’azzardo per garantire allo Stato entrate facili e alle società guadagni importanti. Con un volume d’affari di 86 miliardi l’anno siamo di fatto diventati la più grande sala da gioco d’Europa e del Mondo. 56mila videolottery installate fanno impressione. Nella spirale dell’azzardopatia finiscono oltre un milione e mezzo di italiani l’anno. Le multinazionali del gioco che traggono profitto dalle debolezze dei giocatori si arricchiscono, lo Stato incassa quasi 10 miliardi l’anno di entrate fiscali e la gente si rovina con una patologia che alimenta fenomeni criminali strettamente connessi con l’usura, lo strozzinaggio, il riciclaggio. Era necessario da parte del governo costruire un piano complessivo che nel tempo, facendo gradualmente fronte alle mancate entrate fiscali, portasse alla cancellazione di slot machine e videolottery. Un testo unico sul gioco d’azzardo che intervenisse con decisione sulla materia per la tutela dei cittadini, soprattutto quelli più deboli. Invece in questo decreto dignità ci si limita a vietare ogni forma di pubblicità, peraltro in modo differito nel tempo in modo parziale. Togliamo la pubblicità così il quadro dell’ipocrisia e dell’omertà è completo. Una misura da considerare nella migliore delle ipotesi, blanda, insufficiente, inadeguata rispetto all’enorme portata della questione. Inoltre con lo stesso provvedimento si aumentano le tasse proprio su slot e vlt. Aumentare il Preu spingerà i gestori a tentare di aumentare il volume di affari e porterà più giocatori nelle sale. Lo Stato da una parte vieta la pubblicità e dall’altra pensa di continuare a fare cassa sulla pelle della gente con una contraddizione stridente. L’azzardo in Italia è una partita ghiotta per le multinazionali che controllano i concessionari, stritolano i gestori e strutturano una sorta di monopolio speculando da due lati, quello dei giocatori e quello dei gestori. Le multinazionali sono diventate al tempo stesso proprietari, produttori e gestori. Nella lunga filiera del gioco il danno non si scarica solo sul giocatore ma anche sul gestore piccolo che diventa socialmente ed economicamente debole. Lo Stato nel frattempo resta a guardare. Liberi e Uguali ha portato su questo articolo in Commissione Affari sociali ed anche nelle altre Commissioni e porterà anche in Aula una serie di emendamenti attraverso i quali aveva anche dato inizialmente la disponibilità ad un’inversione di tendenza del provvedimento che però ci dispiace dirlo ha trovato di fronte a se un muro. Ora alcuni di questi emendamenti sono stati assorbiti dal testo, però ci sono altre proposte secondo noi importanti rispetto alle quali chiediamo un’attenta riflessione. Una su tutte le distanze, non vanno collocati questi apparecchi infernali in prossimità di luoghi sensibili come scuole e case di cura e non ci devono essere nelle vicinanze sportelli bancomat. Solo quando queste macchine infernali verranno messe al bando e sostituite con apparecchi a piccola vincita veramente il gioco d’azzardo sarà debellato. Il capitolo delle distanze, delle restrizioni, va coordinato con le Regioni e con i Comuni, ma c’è la necessità di una linea guida nazionale che fissi dei paletti. Serve pubblicità progresso, sensibilizzazione culturale e preventiva. Bisogna lentamente smantellare questa grande contraddizione e questo colossale business e chiudere anche questa grande ipocrisia. Facciamo un decreto verità”.

Per l’On. Antonio Tasso (Misto-Maie): “Apprezzo e condivido l’intento di contrastare il disturbo da gioco d’azzardo, ma avrei qualche perplessità sulle misure adottate. I numeri sono contrastanti, è comunque un grande problema. Vietare la pubblicità non servirà da solo a contrastare l’azzardopatia. Si tratta di una norma di forte impatto, ma temo insufficiente. A cosa serve vietare la pubblicità del gioco indistintamente. Puntiamo invece alla coscienza delle persone, investiamo sulla cultura, lo sport e su tutte quelle attività che sono in grado di allontanare gli individui dalle sale slot. Se non possiamo vietare il gioco, facciamo in modo di ricavare risorse da investire nello sport e nella cultura. Si imponga alle aziende di gaming e scommesse sportive che vogliono investire nella pubblicità di versare allo Stato una eguale quota da destinare allo sport dilettantistico, ai musei, al teatro, alla cultura, così si potrebbe arrivare al paradosso che dalle risorse di aziende di cui si auspica la riduzione del core business”S, si finanzino strumenti per limitarne la diffusione e la pericolosità”.

L’On. Marco Osnato (FdI): “La ludopatia? Questo decreto non la combatte quasi per nulla”.

L’On. Beatrice Lorenzin (Misto-Civica Popolare-Ap-Psi-Area Civica): “Sul tema ludopatia sono un po’ fuori dal coro, credo che la norma di liberalizzazione sul gioco d’azzardo sia stato uno dei più grandi errori fatti nel nostro Paese. Il risultato si è visto, sono aumentate le persone malate. Non solo la pubblicità, ma vanno tolte le slot dai luoghi aperti al pubblico, dai bar, dalle tabaccherie, dai luoghi dove vanno i nostri bambini”.

E’ quindi intervenuto l’On. Filippo Giuseppe Perconti (M5S): “Con questo decreto si vuole porre un freno al tema dell’azzardopatia. Il fenomeno negli ultimi anni è cresciuto esponenzialmente a causa di una sponsorizzazione inadeguata, inappropriata e incontrollata”.

Per l’On. Leonardo Tarantino (Lega): “Quello del gioco d’azzardo è un tema importante. Nella mia città, di cui sono sindaco, Samarate (VA) dai dati dei Monopoli si spendono per giochi gli stessi soldi del bilancio del Comune, 10 milioni di euro. Dati allarmanti e inaccettabili. L’espansione che c’è stata in questi hanni vede come responsabile anche il legislatore nazionale. In questi 10 anni tanti amministratori locali si sono sentiti soli rispetto a questo tema. Abbiamo fatto ordinanze, introdotti sgravi fiscali, inserito norme nei piani regolatori, campagne di sensibilizzazione, una lotta impari di tanti Davide contro Golia. Questa è una battaglia che gli enti locali hanno combattuto ma che non possono vincere, per cui hanno bisogno di strumenti nuovi e importanti, per questo ringrazio il Governo e il Ministro. C’è bisogno di una normativa nazionale, ringrazio il Governo per aver preso l’impegno di introdurre una legge quadro nei prossimi 6 mesi per dare forza e vigore a questo tema, che non può essere solo il controllo, il contenimento e la cura della ludopatia. Deve essere anche quello di recuperare questo fatturato di quasi 100 miliardi per ricondurlo all’economia concreta, reale. E’ questa la scommessa che dobbiamo affrontare nei prossimi mesi. Bisogna continuare su questa strada intrapresa, proponeteci una legge organica rapidamente, che deve essere di divieti e disintossicazione dalla ludopatia. La sosterremo con forza, convinti che sarà un altro pilastro del buon governo e del cambiamento”.

Per l’On. Roberto Occhiuto (Fi): “Giusto intervenire sull’azzardopatia, ma non sarebbe stato più giusto farlo attraverso un provvedimento organico che avesse riguardato anche ciò che deve fare il Ministero della Salute, il Ministero degli Interni per contrastare il gioco illegale? Un provvedimento che riguardasse anche il problema delle slot machine, che non fanno pubblicità, sia chiaro. Con questo provvedimento non intervenite sul tema, ma fate uno spot”.

Intervenendo nel dibattito l’On. Bruno Tabacci (Misto-+Europa-Centro Democratico): “Avete cambiato il nome ludopatia in azzardopatia, ma non c’è traccia di una discussione seria sui temi della formazione e di una educazione adeguata, spiegando che non è la fortuna che orienta la vita, ma la serietà, il rigore, la competenza, la professionalità. Adesso che avete preso il controllo della Rai, mi immagino che interverrete anche su alcune trasmissioni, perchè se alcune di queste, in prima serata, con la raccolta più alta di pubblicità, offrono il messaggio subliminale di vincere soldi con i pacchi, il risultato pratico è che quello che conta nella vita è una botta di fortuna. Con quello che state facendo strizzate un occhio al gioco illegale. I più giovani, piuttosto che dalle slot machine, sono pericolosamente attratti dalle scommesse sportive online, dai gratta e vinci, dal Superenalotto, fino al Bingo. Serve un’azione coerente, che distingue tra gioco legale e illegale. Sul gioco legale chiamo in causa tutti i protagonisti, sia sul terreno fiscale che su quello dei punti gioco, dai concessionari ai gestori. Voi non potete fare i duri con l’anello più debole, i gestori appunto, ed essere accondiscendenti nei confronti dei concessionari. Non si può agire solo sul Preu, è troppo facile. Avevo presentato nella scorsa legislatura un ordine del giorno per gestire al meglio la riduzione programmata degli apparecchi attivi, il Governo del tempo aveva apprezzato, ora spero che il nuovo Governo si impegni a garantire che tramite Adm la riduzione degli apparecchi avvenga in modo equo su tutta la filiera e questo vale anche per il carico fiscale. Perchè è mal distribuito, tutto il gioco online è fuori, così come i concessionari”.

Per l’On. Paolo Russo (Fi): “Si fa sul serio nella lotta alla dipendenza da gioco d’azzardo? Nulla di più falso. La norma sul divieto di pubblicità e quella sulle slot, come sanno tutti quelli che studiano questa materia, e come riferisce anche la vostra relazione tecnica, dirotterà volumi di gioco, peraltro residuali, verso quelle sale gioco (5mila mini casinò) contro le quali a parole pure vi accanite. Ma non solo, la compulsione ove vi sia sarà consentita non solo nelle sale da gioco, dove si paventa anche il riciclaggio, ma anche con l’acquisto dei Gratta e Vinci che a questo punto, devo immaginare, sono la cifra etica di questo Governo. Va bene il gioco compulsivo ci dite in buona sostanza, anzi meglio che ci sia, a condizione che a vendere quel gioco, a guadagnarci tanto sia quello Stato che combatte la ludopatia. Da questo punto di vista il provvedimento della dignità nella povertà premia lo Stato casinò, i banchi delle organizzazioni criminali nazionali, delle piattaforme digitali, delle grandi organizzazioni clandestine dei giochi online. Complimenti davvero”.

Gian Marco Fragomeli (Pd): “Ma voglio toccare, anche, il tema dei giochi, perché, anche qui, il protagonismo del Governo 5 Stelle-Lega è difficilmente percepibile, nel senso che, grazie ai colleghi delle Commissioni lavoro e finanza abbiamo, in qualche modo, costruito qualcosa che andasse oltre, permettetemi, lo spot della pubblicità, perché di spot si tratta, no? Di uno spazio, in qualche modo, costruito, pensando che rispondesse a tutte le esigenze di contrasto all’azzardopatia, ma la verità è che, se non fosse passato l’emendamento del Partito Democratico, che in qualche modo contrasta in modo pieno e forte, seppur tra un anno, l’abuso dell’utilizzo del gioco d’azzardo dei minori, che è uno dei temi principali, piuttosto che, in qualche modo, non sollecitassimo anche un contrasto alla forte distribuzione che, ancora, territorialmente c’è dei punti gioco, che sembrava una cosa che sentivamo solo noi….perché, oggettivamente, il Governo nel momento in cui ha detto, in modo molto chiaro, che non c’è più pubblicità, pensava di aver risolto un problema che, invece, è un problema molto, molto forte. Abbiamo parlato di un cambio totale, da questo punto vista, sui giochi, però, plaudiamo comunque ad un intervento in materia”.

Nicola Grimaldi (M5S): “Il gioco d’azzardo è una condizione sociale che evidenzia in maniera palese il distacco netto che vi è stato per anni tra i cittadini e lo Stato. È importante ricordare che dagli anni Novanta in poi tutti i Governi hanno costantemente introdotto nuove offerte di gioco d’azzardo pubblico, contribuendo a rendere l’azzardo una vera e propria piaga sociale. Sono fermamente convinto che sia arrivato il momento di dire “basta” a questo scempio ed è quindi fondamentale iniziare a portare a termine il riordino complessivo della materia del gioco d’azzardo, al fine di migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini. Perché, voglio ricordarlo a me stesso, signor Presidente, e alle colleghe e ai colleghi qui presenti, noi siamo tenuti a tutelare tutte le persone che sono fuori da quest’Aula, come ci ricorda la nostra Carta costituzionale all’articolo 32, che cito testualmente: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. È da ritenersi di fondamentale importanza, perciò, agire a livello normativo per cambiare la rotta, limitando la ormai onnipresente pubblicità sul gioco d’azzardo e coprendo le minori entrate fiscali per lo Stato con una maggiore tassazione del gioco stesso, il cosiddetto Preu. L’intervento sul gioco d’azzardo non ha solo le finalità appena espresse, eticamente sacrosante, ma anche un obiettivo di natura macroeconomica: contribuirà, infatti, a far transitare i 102 miliardi di fatturato annuo dalle società private del gioco d’azzardo all’economia reale. Ogni euro tolto all’azzardo è un euro che molto probabilmente finirà nelle tasche di commercianti e venditori al dettaglio, alimentando quel circolo virtuoso di domanda e profitti di impresa di cui abbiamo grande bisogno. Infine, c’è il tema delle organizzazioni criminali, che, come ricordano l’Antimafia e le ultime inchieste, sono entrate nel gioco legale. Andando a regolamentare in maniera più restrittiva il gioco d’azzardo, contrasteremo anche la criminalità organizzata. Ma ci tengo a dire che non finisce qui, perché il contratto di Governo parla chiaro: dopo il divieto assoluto di pubblicità e sponsorizzazioni e l’introduzione dell’obbligo di utilizzo della tessera sanitaria per prevenire l’azzardo minorile, si procederà con la trasparenza finanziaria per le società dell’azzardo, con una strategia d’uscita dalla machine gambling con forti limitazioni alle forme d’azzardo con puntate ripetute, con l’imposizione di limiti di spesa e con la tracciabilità dei flussi di denaro, per contrastare sia l’evasione fiscale sia le infiltrazioni mafiose. Infine, è necessaria una migliore regolazione del fenomeno attraverso strumenti quali l’autorizzazione all’installazione delle slot machine o videolottery solo in luoghi ben definiti, né in bar né all’interno di distributori, con limitazioni di orario di gioco e l’aumento della distanza minima dai luoghi sensibili come scuole, centri di aggregazione giovanile e luoghi di culto. Ci siamo sentiti dire per anni che era in corso una lotta serrata contro l’azzardopatia, e che lo Stato avrebbe aiutato i cittadini ad uscire da questo incubo, ma alle parole non seguivano mai i fatti concreti, e i dati che oggi ho sinteticamente presentato lo confermano. Nel primo decreto di questo Governo, invece, siamo passati subito all’azione. Pertanto, chiedo a tutti coloro che hanno a cuore ciò che ho precedentemente esposto di accogliere positivamente il decreto, affinché per la prima volta venga davvero garantito il diritto alla salute degli italiani e ad un gioco sano e responsabile”.

Elena Carnevali (Pd): “Insieme a molti colleghi parlamentari – alcuni peraltro che siedono ancora in quest’Aula -, nella scorsa legislatura, come in questa, abbiamo fatto parte dell’Intergruppo per il contrasto del gioco d’azzardo, e ci siamo presi d’impegno di porre un argine sia alla diffusione del gioco d’azzardo patologico, che è molto cresciuto in questi anni, sia all’aumento dell’offerta pubblica di giochi con vincite di denaro. Stiamo parlando di un settore economico che equivale al 3 per cento del PIL, che ha ovviamente significativi risultati sia in termini di occupazione che di fatturato, ma credo che tutti noi abbiamo la consapevolezza di quanti problemi stia causando in termini di salute e sul piano sociale. Il gioco con vincite di denaro attraverso l’utilizzo di slot, videolottery giochi online e tagliandi ha avuto una grande diffusione, anche grazie a una pubblicità pervasiva e accattivante che spesso ricorre a messaggi ingannevoli ed illusori rispetto alla possibilità reale di vincita. È stata sicuramente complice la crisi economica, nella speranza che, affidandoci al colpo di fortuna, ci siano condizioni migliori. Stiamo parlando, come avete già sentito, di un settore che fattura oltre i 100 miliardi di euro. Va sicuramente ha detto che queste forme di intrattenimento non garantiscono sicuramente una buona socialità. Al contrario, siamo di fronte spesso a situazioni di solitudine che incoraggiano anche atteggiamenti molto preoccupanti e comportamenti compulsivi. È cresciuto nella comunità internazionale il fatto che venga riconosciuta la patologia come una patologia, quella che viene definita gioco d’azzardo patologico, come tutte le altre dipendenze da alcol e da sostanze stupefacenti. E non è un caso – e qui devo dire c’è stato un grande rammarico, una discussione che è avvenuta anche nella Commissione affari sociali, in cui peraltro il relatore della Commissione affari sociali, che qui oggi non è intervenuto, ha fatto propria quell’osservazione che abbiamo appunto sollecitato come Partito Democratico e come osservazione che è stata peraltro inserita nel parere, di cambiare il termine di ludopatia, e quindi di archiviarlo definitivamente, e invece di fare proprio ciò che l’Organizzazione mondiale della sanità riconosce, che è il gioco d’azzardo patologico. La consapevolezza quindi è cresciuta, non solo nell’opinione pubblica ma anche da parte delle istituzioni, e la convinzione che bisogna intervenire, sia per curare la patologia, m anche intervenire per contrastare la diffusione, adottando criteri più rigorosi anche rispetto alle modalità di svolgimento del gioco. Quindi questo è un tema che richiede una strategia di carattere nazionale, vista peraltro questa contraddizione tra la rilevanza economica del settore da un lato, il gettito fiscale che produce dall’altro, e le conseguenze negative che possono derivare da una diffusione incontrollata del gioco. Vedete ci hanno pensato anche altri: ci pensò il decreto-legge cosiddetto Balduzzi. Qua ricordo solo che in tutte le relazioni c’è stato il tema di quella clausola di salvaguardia; avete peraltro poi dovuto introdurre una sorta di norma transitoria, perché stavate passando di fatto con la clava. E ricordo ancora, fu in parte inizialmente merito sempre del Ministro Balduzzi l’iniziale inserimento dei livelli essenziali di assistenza, ma è merito del Governo precedente se i livelli essenziali di assistenza sono parte del nostro ordinamento, e dovrebbero essere peraltro finanziati con la fiscalità generale. Ma intanto che arrivavamo lì, sempre dai banchi di questa maggioranza, allora di un altro Governo, abbiamo di fatto investito 50 milioni per ogni anno, fino ad arrivare a 150 milioni, per di fatto sostenere risorse che peraltro devono ancora in parte essere ridistribuite alle regioni, proprio perché abbiamo un tema relativo al ruolo dell’Osservatorio nazionale che doveva stabilire criteri. Quindi delle azioni concrete. L’azione concreta poi più importante è quella che è derivata dalla delega fiscale del marzo del 2014, che non ha di certo fatto un favore alle cosiddette lobby, e che ha visto peraltro nel tempo numerosi interventi rispetto alla riduzione della diffusione; in particolare mi riferisco alle slot machine. Nel frattempo le regioni hanno legiferato in materia, i comuni hanno fatto le loro ordinanze;devo riportarvi peraltro alcune esperienze, e qui è ancora più grave la scelta deliberata che avete assunto in Commissione di cassare (ma ci tornerò a lungo su questo argomento) relativamente all’intesa del settembre 2017, molto grave perché molti delle ordinanze ed interventi che singolarmente i sindaci che ne hanno avuto il coraggio… Vengo da Bergamo e ho un sindaco, Giorgio Gori, che ha fatto di questo anche un elemento di valore del suo mandato amministrativo, e i risultati peraltro si vedono. Sulla materia quindi, oltre ad aver messo a disposizione risorse, realizzato l’Osservatorio, introdotto nei livelli essenziali di assistenza, il punto vero è la legge di stabilità del 2016. Che cosa succede in conseguenza della legge di stabilità del 2016? Succede che viene prevista – ma non viene prevista e non realizzata – , è già nei fatti, la riduzione del 30 per cento delle AWP. E qui, tanto per ricordare qualche numero, parliamo di 400mila – parlo di 400 mila, dico a quest’Aula – di fatto di diffusione relativamente a queste macchine che è già disponibile, e che sono diventate adesso 265 mila. La determinazione del numero massimo consentito di 10 mila sale e di 5 mila corner per le scommesse, con la conseguente concentrazione dei punti vendita in previsione dei tre anni: impegno peraltro ribadito nel capitolo del contratto di governo di Lega e 5 Stelle, ma respinto a piè pari dagli emendamenti. Il passaggio delle AWP esclusivamente da remoto, quindi sull’up-ground tecnologico, che prevede peraltro, anche questo contenuto nell’intesa, un’accelerazione della rottamazione delle vecchie AWP, quindi in AWPR, anche questo ovviamente respinto al mittente. Non è che era fatto, come dire, semplicemente perché avevamo uno sfizio di modernizzazione: lo abbiamo fatto perché se vogliamo veramente incidere su quello che è in particolare il contrasto soprattutto al riciclaggio di denaro, alla manomissione che spesso viene fatta in particolare di questo tipo di giochi, e anche del lavaggio automatico, e anche relativamente al ridurre la possibilità quindi di utilizzo rispetto alle banconote da 500 euro, che basta giocare un euro anche qui perché così ne pulisci 499… Anche queste sono state respinte al mittente da parte di questa maggioranza! Guardate, noi siamo sicuramente convinti che il gioco d’azzardo patologico è una battaglia culturale ancor prima che legislativa, perché noi abbiamo l’esigenza di ridurre i momenti di familiarità con il gioco d’azzardo, che è il primo passo essenziale: noi possiamo sanzionare i gestori che sono inadempienti, normare l’accesso, ma la consapevolezza è la vera prima arma per ricondurre i numeri dell’uso e dell’abuso del gioco italiano nell’alveo di un fenomeno non così allarmante quanto avviene oggi. Qui noi siamo di fronte a un decreto, quindi una previsione di urgenza; se no non c’è una motivazione per emanare un decreto tanto osteggiato, lo hanno già ricordato i colleghi più volte. E qui guardate, mi permetto solo qualche appunto dei contenuti nel contratto di Governo. Vi ricordo solo alcune parole: strategia di uscita delle machine gambling, forte diminuzione di azzardo con puntate ripetute, imposizioni dei limiti di spesa, tracciabilità dei flussi di denaro per contrastare l’evasione e l’infiltrazione mafiosa, rilascio dell’autorizzazione all’installazione delle new slot machine e delle VLT solo nei luoghi ben definiti, non bar, non distributori. Insomma, tutto quello che di fatto era previsto nell’intesa, con una puntuale… E qui dico ai sottosegretari, ai Ministri, ai Viceministri, non c’è “puntuale”: basta andare a leggerselo, quanto sarà la riduzione drastica in tutti questi punti; voi penso sappiate che anche in una lavanderia in questo momento si possono mettere le macchinette per giocare. Ecco, tutta questa cosa che serviva per riuscire ad arrivare a una riduzione effettiva, condivisa con tutte le regioni (un impegno devo dire particolarmente difficile, arduo nella costruzione, ma che ha visto tutte le regioni, comprese le regioni che sono governate da una parte di questa maggioranza), naturalmente anche questa respinta al mittente. E allora guardate, credo vada dato merito al Partito Democratico se è riuscito a migliorare questo decreto inserendo alcune cose. La prima, la battaglia… Soprattutto mi riferisco alla questione della tessera sanitaria: ancorché nelle sale da gioco i minori non ci dovrebbero entrare così non è, e in particolare con la tessera sanitaria noi dobbiamo soprattutto proteggere i minori che sono quelli che vanno più tutelati. E poi la cosa che è contraddittoria, che a fronte di questa disponibilità dall’altra parte avete naturalmente bocciato anche un altro emendamento, che è quello che riguarda i tagliandi che si usano sulle sigarette, “nuoce alla salute”: pur a costo zero per l’erario, naturalmente anche questa è stata una scelta affossata, senza che ci sia stata peraltro un’argomentazione per dire quali erano le ragioni. Vedete, ci troviamo quindi di fronte a un decreto che dopo questo intervento sulla pubblicità archivierà il tema del gioco d’azzardo patologico, esaurendo qui l’impegno per una vigorosa scelta di riordino dei giochi, rendendo di fatto monca e inefficace la lotta per il contrasto al gioco d’azzardo, e soprattutto la capillarità sul territorio italiano. Non si capisce perché avete voluto bocciare gli emendamenti che abbiamo presentato. Perché vede, gentile Presidente, un secondo atto non ci sarà. La coda di paglia si è avvertita quando il Vicepresidente Di Maio ha sentito l’esigenza di dire che questo era il primo atto, che poi ce ne sarebbe stato un secondo: basta anche semplicemente fare i calcoli che fa qualsiasi persona, è francamente difficile pensare che ci sarà un secondo atto con tutti gli impegni che naturalmente, in campagna elettorale permanente, state promettendo in particolare ai cittadini. Ma lascia soprattutto a bocca asciutta le regioni e gli enti locali: quello che sul vostro blog vi preoccupate di definire il tradimento del Governo, il Governo inganna le regioni e i comuni. Ecco qual è l’inganno che noi abbiamo visto: l’inganno lo vediamo con le scelte del decreto e con le scelte soprattutto di non dare seguito per nessuna ragione. Anzi il dramma vero è quello che con il voto del decreto noi decreteremo un’altra cosa: la morte di quell’intesa e quegli impegni che noi abbiamo assunto con tutte le regioni e con gli interventi di puntualità. Anche in questo caso la manina, che è stata tanto vituperata perché diceva che il decreto-legge prevede 8.000 posti in meno all’anno, questa manina ha fatto anche un’altra cosa: ha scritto testualmente che l’impatto in particolare sulla pubblicità degli apparecchi da divertimento, le slot, che sono quelli ritenuti a forte rischio, ha un impatto praticamente pari a zero e la stessa cosa fare per il bingo. Tanto però per dare quattro informazioni che spero siano utili a noi che siamo in quest’Aula, sapete di che cosa stiamo parlando? Dobbiamo fare il calcolo sul valore del giocato perché per quanto riguarda le AWP parliamo di 24 miliardi di euro; quando parliamo di VLT parliamo di 23,5 miliardi di euro cioè di 17 miliardi per il gioco on line. Significa che solo le AWP e le VLT, sulle quali voi avete negato di fatto di fare una battaglia per la loro riduzione e la loro regolamentazione, rappresentano il 53 per cento delle quote di mercato e, quindi, la domanda sta qui. È necessario che voi rispondiate a questa domanda: chi tra di noi ha scelto di contrastare le fantomatiche lobby? Si risponda a questa domanda, soprattutto date una spiegazione agli amministratori che avete lasciati soli rispetto alle richieste di regolamentazione nazionale, di riduzione dei punti gioco, di riduzione dei volumi, di sospensione di almeno sei ore sul territorio che doveva rimanere in capo ai sindaci, sulla distribuzione in modo da non concentrare sui singoli comuni per mettere in campo il not in my garden, incidere sul riciclaggio, sull’abbassamento degli importi per la giocata, sugli strumenti di autolimitazione. In tutto questo voi avete scelto di lasciare soli regioni e comuni. Sicuramente il divieto di pubblicità ha un alto valore non solo simbolico: è sicuramente importante e necessario ma il fatto è che ci siamo esclusivamente fermati a questo punto. Quello che peraltro già la collega Fregolent ricordava nel suo intervento e che la relazione ripete: la preoccupazione è che di fatto una parte del gioco legale viene spostata sulla parte del gioco illegale, vale a dire – lo dice l’Università di Trento peraltro in un’intervista rilasciata recentemente – tanto per capirci il valore mondiale del gioco illegale vale qualcosa come 140 miliardi di dollari. Quello che mi ha colpito sono i tempi del benaltrismo cioè, quando arrivavamo, avevamo messo in campo delle cose e non bastava mai: il benaltrismo che viene utilizzato di fatto a corrente alternata. Naturalmente quando si è il Governo quel benaltrismo non va più di moda e così naturalmente le scelte che abbiamo fatto costano tanto, costano ovviamente soprattutto in termini di mancate entrate. Però il Vicepresidente Di Maio ci dovrà rispondere a due domande e praticamente ho chiuso. La prima: se vuole andare veramente nella riduzione dell’offerta e quindi anche delle entrate, come noi pensiamo che sia giusto fare, o se mantiene l’idea che il gioco d’azzardo debba di fatto finanziare il reddito di cittadinanza, come scriveva in un disegno di legge nella scorsa legislatura. Perché o si fanno scelte chiare o coraggiose, anche se costose, oppure rischia di essere sicuramente un provvedimento non solo insufficiente ma direi molto di apparenza. Quindi rivolgo un appello alla maggioranza: non siete più all’opposizione, adesso avete la responsabilità di governare e di assumervi l’onore e l’onere di questa scelta. Rispetto a questo atteggiamento di totale chiusura, a questa incapacità di cogliere le proposte migliorative, vi anticipiamo che vi presenteremo di nuovo esattamente gli stessi emendamenti che avete bocciato in Commissione non per ragioni di ostruzionismo ma perché pensiamo che la scelta deliberata che avete fatto sia una scelta assolutamente sbagliata. E vorrei inoltre rivolgere una questione al Viceministro Di Maio, tramite lei, Presidente, poiché è assente, gli dica cortesemente: si vergogni di rivolgersi a noi come ai difensori del mercato del gioco per scaricare le responsabilità sugli altri. Governare significa prendere decisioni e non fare lo scaricabarile. Governate con due forze che hanno interessi contrapposti e genti politiche differenti e il risultato è contraddittorio: per chi faceva le politiche del territorio e la forza del territorio, in realtà avete scelto di farli rimanere soli e per chi ha scelto di fare una battaglia sulla riduzione non avete fatto nulla. Insomma questo è il fine atto: cala il sipario il secondo non lo vedremo, con buona pace delle promesse e delle battaglie fatte in tanti anni e un secondo copione che qui non vedremo mai”.

Marco Silvestroni (FdI): “Molti emendamenti per contrastare la ludopatia sono stati presentati da Fratelli d’Italia; servivano a contrastare davvero una piaga che affligge soprattutto le fasce deboli, come pensionati, giovani e precari. Una battaglia del genere non si vince limitando le pubblicità e nemmeno mettendo cartelli sulle porte delle sale giochi, perché una battaglia vera si combatte aggiornando il testo delle leggi di pubblica sicurezza, impedendo, non solo formalmente, ma sostanzialmente, il gioco d’azzardo ai minorenni, e si combatte seriamente facilitando i controlli delle forze dell’ordine e degli enti locali”.

Stefano Benigni (Fi): “Non bastava prendere in giro imprese e lavoratori: ci si è spinti anche su un tema così delicato come quello del gioco e della ludopatia, sulla quale serviva molto più coraggio e determinazione; e, invece, vi siete dovuti arrendere di fronte al problema delle coperture finanziarie. Il gioco che tanto si vuole combattere viene utilizzato dal Governo per finanziare le norme sulla decontribuzione e sullo split payment. Un paradosso clamoroso, specialmente da parte di chi del contrasto al gioco ha fatto per anni una bandiera di moralità”.

Massimo Ungaro (Pd): “In termini, invece, di lotta al gioco d’azzardo si poteva fare molto di più: è giusto agire per combattere questa grave piaga sociale, in grande espansione nel nostro Paese. Ogni anno, gli italiani spendono oltre 1.500 euro a testa, conto una spesa di soli 60 euro in nuovi libri; 1.500 a testa per il gioco d’azzardo e 60 euro appunto in nuovi libri. Le macchine da gioco, soprattutto le slot machine da noi sono quasi 400 mila, una ogni 150 abitanti, una percentuale altissima. Solo per dare un esempio, in Germania è una ogni 260 e in Spagna una ogni 240. Ma per questo motivo occorreva andare oltre il solo divieto della pubblicità; anche questa sembra una misura cosmetica, dato che la pubblicità degli apparecchi da divertimento, appunto le slot machine è il settore di gran lunga più problematico per il disturbo da gioco d’azzardo. La pubblicità di questo settore, però, è prossima allo zero; quindi, il divieto della pubblicità non va a intaccare o ad aggredire quello che è il settore più problematico. Inoltre, in assenza di un approccio più organico, più olistico di contrasto, appunto, al fenomeno il solo divieto della pubblicità rischia paradossalmente di favorire il gioco d’azzardo illegale, dato che quello legale non avrà più modo di promuoversi, di distinguersi dagli operatori illegali come, appunto, richiamava la raccomandazione della Commissione europea del 14 luglio 2014. Iltesto, comunque, nella lotta al gioco d’azzardo, è migliorato notevolmente in Commissione – forse questo potrà ricordare a Beppe Grillo che il Parlamento può ancora essere utile a qualcosa – anche grazie agli emendamenti del Partito Democratico, con l’istituzione del monitoraggio nazionale e di una banca dati proposta dall’onorevole Carnevali e l’introduzione, con l’emendamento Ascani e Fregolent, di lettori elettronici di tessere sanitarie su ogni dispositivo di gioco, per impedire l’accesso ai minorenni. Vede, Presidente, un’indagine de L’Espresso illustra quanto appunto ci sia un allarme giovani nel gioco d’azzardo; quasi la metà dei giocatori avrebbe appunto tra i 15 e 19 anni, da cui quindi l’utilità di introdurre un logo no slot nei locali che decidono di privarsi delle slot machine, come previsto dalla nostra posta emendativa. Ma si poteva andare ben oltre, si sarebbe potuto permettere alle famiglie di chi è affetto da azzardopatia di accedere al fondo antiusura del MEF, coinvolgere gli enti locali nella gestione di progetti di sostegno e recupero degli azzardopatici, aumentare le risorse del fondo per il gioco d’azzardo patologico, introdurre formule di avvertimento, come con i pacchetti di sigarette o proibire l’apertura di sale da gioco in prossimità di scuole o strutture sanitarie”.

Wanda Ferro (FdI): “Sul piano della sostanza anche le scelte condivisibili, come la lotta alla ludopatia, al gioco d’azzardo sono dirette alla propaganda più che a determinare un vero cambiamento di rotta, perché non è certamente con il divieto della pubblicità e delle sponsorizzazioni che si dà un colpo decisivo al sistema. Ma davvero si può pensare che l’approccio al gioco d’azzardo sia frutto soltanto di uno spot televisivo? Occorre pensare, o meglio occorreva pensare, ai tanti strumenti di controllo che diano maggiori strumenti e garanzie alle famiglie, e che bisogna proprio partire da quella porzione importante che purtroppo, ahimè, è controllata dai monopoli, la cosiddetta porzione legale, offrendo quindi quella possibilità al coniuge piuttosto che ai genitori di ricevere informazioni prima e non successivamente, quando è troppo tardi. Quindi, un campanello d’allarme che intervenga prima dell’irreparabilità dei danni. Penso ad una più forte azione di repressione che salvaguardi i giovani e i giovanissimi. Penso ad una lotta più serrata contro le piattaforme illegali, ad un investimento che assegni maggiori risorse alle necessarie terapie di intervento. È singolare che il Vicepresidente Di Maio, nel parlare di questo problema, abbia detto che bisognerà riscrivere le regole. Ma quando intende farlo? Perché non si è approfittato di quest’occasione per sferrare il primo, vero e decisivo attacco a questa piaga sociale? Io ho la sensazione, avendo sempre seguito i lavori parlamentari, via televisione, che ci sia la politica del doppio forno, della doppia morale: quelle battaglie fatte prima dal MoVimento 5 Stelle, oggi vengono rinnegate, con tutte le promesse fatte all’elettorato”.

Antonino Germanà (Fi): “È poi paradossale ciò che avete proposto all’articolo 9 per contrastare la ludopatia. Prima avete previsto il divieto assoluto di pubblicità, anche indiretta, su giochi e scommesse con vincite di denaro. Bene, si dirà; peccato che ciò che avete fatto è poi assolutamente incoerente con la finalità dichiarata “limitare la ludopatia”. Infatti la norma di copertura finanziaria consiste in un innalzamento della misura del prelievo erariale sugli apparecchi idonei per il gioco, le slot machine e le videolottery. Quindi per compensare le perdite dovute al divieto di pubblicità aumentate le imposte sul gioco, perché sapete quanto siano rilevanti le entrate per il bilancio dello Stato: mi appare una forma di azione ipocrita, perché comunque continuate a contare sugli incassi derivanti dal gioco di tutti i giocatori, anche dei ludopatici. Voglio specificare che apprezzo e condivido l’intento di contrastare il fenomeno dilagante della ludopatia, ma è chiaro che un tema così complesso non può essere affrontato con misure frammentate. Così si rischia soltanto di ampliare i margini di manovra per l’industria del gioco illegale”.

Raffaele Baratto (Fi): “Un piccolo passaggio volevo farlo per quanto riguarda le slot e il gioco d’azzardo. Pur nelle positive intenzioni, il decreto si rivela l’ennesima beffa: si punisce il settore, ma si escludono dal divieto di pubblicità le lotterie nazionali e quelle di competenza dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Il gioco d’azzardo, insomma, potrà continuare ad essere pubblicizzato e utilizzato per fare cassa alle spalle dei nostri cittadini. Volevo chiudere dicendo agli amici della Lega che il nostro territorio del Nord-Est è sempre stato un grande territorio, ha aiutato le nostre piccole e medie imprese, ma volevo ricordare che già quel territorio è stato punito dal credito bancario in maniera forte e credo che, se non interverremo in maniera più forte su questo decreto dignità, verrà punito anche per quanto riguarda il lavoro. Credo che non sia quello che le nostre imprese si meritano. Questo non è un decreto dignità, ma è un decreto che toglie la dignità sia alle nostre imprese che ai nostri cittadini e alle nostre famiglie”.

Maria Teresa Bellucci (FdI): “Ci abbiamo creduto quando avete avuto la sensibilità di affrontare con urgenza il tema del gioco d’azzardo. Ci abbiamo creduto, ma siamo stati delusi. Era necessario, è necessario, è urgente, sono i dati a dircelo. Ce lo dice l’Italia, perché è al primo posto per numero di slot machine e per videogiochi in Europa, perché c’è un rapporto di 1 a 151 persone. Ce lo dicono i dati, perché la nostra Italia ha il doppio di ciò che proviene incassato dal gioco d’azzardo rispetto alla Francia e al Regno Unito e quattro volte rispetto alla Germania e alla Spagna. Ce lo dicono i dati, perché l’Organizzazione mondiale della sanità ci dice che il gioco d’azzardo patologico è la dipendenza a più alta crescita tra gli adulti e anche i giovani. Per questo ci saremmo immaginati un imponente piano nazionale di contrasto al gioco d’azzardo patologico. Ci aspettavamo questo anche perché il Ministro Di Maio l’ha detto a più riprese, l’ha detto con numerose misure, e invece, come un bravo illusionista della politica, ha lasciato sul tavolo soltanto il divieto alla pubblicità. Quello che avete fatto è stato trasformare il “decreto dignità” in un “decreto apparenza”, figlio di quella cultura che pone l’apparenza sopra ogni cosa e che si dimentica della sostanza, si dimentica dell’essere e si dimentica in questo di porre al centro dell’interesse primo il bene dei cittadini. Allora noi, vedendo arrivare in Commissione questo decreto così manchevole, abbiamo voluto pensare con benevolenza che fosse dovuto alla fretta, la fretta che è sempre cattiva consigliera, per questo, come opposizione, abbiamo avuto il dovere di proporre tanti emendamenti, per far sì che si potesse fare sì bene, in fretta, ma soprattutto bene. Quegli emendamenti, però, tristemente, sono stati rifiutati, non accettati. Ci avete spiegato – proprio lei, sottosegretario Crippa – che quegli emendamenti erano condivisibili nel contenuto ma che li avreste proposti poi. Ma se di urgenza si tratta, se non ora quando? Se non ora, quando? Ci avreste visto uniti a voi, al vostro fianco, per il bene degli italiani, saremmo stati al vostro fianco, se vi foste comportati con dignità, se voi foste stati degni di rispetto. Ci avreste visto al vostro fianco se aveste destinato almeno il 5 per cento degli introiti dell’Erario provenienti dal gioco d’azzardo alla cura, al trattamento e al reinserimento socio-lavorativo delle persone che hanno un disturbo da gioco d’azzardo. Saremmo stati al vostro fianco, perché i servizi che si occupano di gioco d’azzardo lei li conoscerà, sottosegretario Crippa, si chiamano SerD e si occupano del gioco d’azzardo patologico, della tossicodipendenza, dell’alcoldipendenza, del tabagismo, delle dipendenze comportamentali. Quei servizi sono soli, abbandonati: hanno visto in dieci anni raddoppiare l’utenza e sono rimasti con una risorsa di personale sempre alla stessa soglia, per il blocco del turnover. Quei servizi sono lasciati soli, abbandonati; hanno bisogno di risorse, di economie. Quindi quando avete previsto una misura per il gioco d’azzardo, oltre al divieto, c’è bisogno di risorse, se si vuole veramente combattere questa problematica, e noi saremmo stati al vostro fianco. Lo saremmo stati anche nel caso in cui aveste introdotto delle misure per agevolare la fiscalità, i tributi di quegli esercenti che decidono di non inserire slot machine, che propongono un commercio etico, perché non basta il marchio “No slot”, che abbiamo proposto noi, nel nostro emendamento, come Fratelli d’Italia. Non basta perché la forma deve essere unita sempre alla sostanza, quindi quegli esercenti vanno aiutati, riconosciuti, aprendo a delle tassazioni agevolate. Noi saremmo stati al vostro fianco, saremmo stati al vostro fianco nel momento in cui aveste limitato la distanza dai luoghi sensibili, cioè la distanza di quei luoghi d’azzardo rispetto alle scuole, rispetto alle parrocchie, rispetto ai “Compro oro”, rispetto ai bancomat. Saremmo stati al vostro fianco perché crediamo che questa Italia si meriti qualcosa di buono. Insomma, se aveste avuto dignità e aveste avuto rispetto, noi ci saremmo stati, perché, come dice Aristotele, la dignità non consiste nel possedere onori, ma nella consapevolezza di meritarli. Allora chiediamo a lei, sottosegretario Crippa, questa sera, di poter pensare se lei se lo merita quel nome “dignità” dato al decreto che state proponendo, se lei profondamente crede che sia dignitoso e che si meriti la nostra Italia un provvedimento così manchevole”.

Maria Carolina Varchi (FdI): “Non mi dilungherò sul gioco d’azzardo, che è un’altra delle grandi incompiute di questo provvedimento: una delle grandi incompiute perché ancora una volta alle promesse della campagna elettorale questo Governo poteva far sì che seguissero i fatti, e ha scelto di non farlo. È ancora una volta una parte di provvedimento che Fratelli d’Italia ha sostenuto perché faceva parte del programma del centrodestra, come il divieto a tutte le forme di pubblicità; poteva essere migliorato con degli emendamenti, che pure i nostri parlamentari avevano depositato e che sono stati rigettati. E allora va bene il marchio nazionale no slot, ma anche questa è un’altra incompiuta di questo provvedimento”.

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