“Ci sono i danni fisici: miopia, obesita`, ipertensione, disturbi muscoloscheletrici, diabete. E ci sono i danni psicologici: dipendenza, alienazione, depressione, irascibilita`, aggressivita`, insonnia, insoddisfazione, diminuzione dell’empatia. Ma a preoccupare di piu` e` la progressiva perdita di facolta` mentali essenziali, le facolta` che per millenni hanno rappresentato quella che sommariamente chiamiamo intelligenza: la capacita` di concentrazione, la memoria, lo spirito critico, l’adattabilita`, la capacita` dialettica… Sono gli effetti che l’uso, che nella maggior parte dei casi non puo` che degenerare in abuso, di smartphone e videogiochi produce sui piu` giovani. Niente di diverso dalla cocaina. Stesse, identiche, implicazioni chimiche, neurologiche, biologiche e psicologiche. E` quanto sostengono, ciascuno dal proprio punto di vista «scientifico», la maggior parte dei neurologi, degli psichiatri, degli psicologi, dei pedagogisti, dei grafologi, degli esponenti delle forze dell’ordine auditi. Un quadro oggettivamente allarmante, anche perche´ evidentemente destinato a peggiorare”.

E’ quanto si legge nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sull’impatto del digitale sugli studenti, con particolare riferimento ai processi di apprendimento approvato dalla Commissione Istruzione Pubblica del Senato.

“C’e` stato un tempo in cui, per capire come saremmo diventati, noi italiani guardavamo alla Germania, poi alla Francia, poi, dal secondo dopoguerra, agli Stati Uniti. Ora, per la prima volta, il nostro sguardo abbandona le nazioni occidentali per volgersi ad Oriente. Corea del Sud, Cina, Giappone. Sono questi, oggi, i nostri modelli. Modelli avanzatissimi gia` da anni quanto a diffusione della tecnologia digitale, percio` anticipatori degli effetti che il crescente uso di smartphone e videogiochi produrra` fatalmente sui nostri figli, sui nostri nipoti, sui nostri amici, su di noi e di conseguenza sulla societa` in cui viviamo. (…)

“Tutte le ricerche internazionali citate nel corso del ciclo di audizioni giungono alla medesima conclusione: il cervello agisce come un muscolo, si sviluppa in base all’uso che se ne fa e l’uso di dispositivi digitali (social e videogiochi), cosı` come la scrittura su tastiera elettronica invece della scrittura a mano, non sollecitano il cervello. Il muscolo, dunque, si atrofizza. Detto in termini tecnici, si riduce la neuroplasticita`, ovvero lo sviluppo di aree cerebrali responsabili di singole funzioni. Analogo effetto si registra nei bambini cui e` stata limitata la «fisicita`». Nei primi anni di vita, infatti, la conoscenza di se` e del mondo passa attraverso tutti e cinque i sensi: sollecitare prevalentemente la vista, sottoutilizzando gli altri quattro sensi, impedisce lo sviluppo armonico e completo della conoscenza. E` quel che accade nei bambini che trascorrono troppo tempo davanti allo schermo di un IPad o simili. Per quest’insieme di ragioni, non e` esagerato dire che il digitale sta decerebrando le nuove generazioni, fenomeno destinato a connotare la classe dirigente di domani.

Mai prima d’ora una rivoluzione tecnologica, quella digitale, aveva scatenato cambiamenti cosı` profondi, su una scala cosı` ampia e in cosı` poco tempo. Il motivo e` evidente, lo smartphone, ormai, non e` piu` uno strumento, ma e` diventato un’appendice del corpo. Soprattutto nei piu` giovani. Un’appendice da cui, oltre ad un’infinita gamma di funzioni, in larga parte dipendono la loro autostima e la loro identita`. E` per questo che risulta cosı` difficile convincerli a farne a meno, a mettere da parte il telefonino almeno per un po’: per loro, privarsene e` doloroso e assurdo quanto subire l’amputazione di un arto. Usarlo incessantemente e` dunque naturale. E ` naturale perche´ questo li inducono a fare le continue sollecitazioni di algoritmi programmati apposta per adescarli e tenerli connessi il piu` a lungo possibile. E ` naturale perche´ a disconnettersi percepiscono la sgradevole sensazione di essere «tagliati fuori», esclusi, emarginati. E ` naturale anche e soprattutto perche´ essere connessi e` irresistibilmente piacevole, dal momento che l’uso del digitale che ne fanno i piu` giovani, prevalentemente social e videogiochi, favorisce il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore della sensazione di piacere. Ma si tratta di un piacere effimero. Dal 2001, anno in cui le console per videogiochi irrompono nelle camerette dei ragazzi, e con un’accelerazione impressionante dal 2007, anno in cui debutta lo smartphone, depressioni e suicidi tra i giovanissimi hanno raggiunto percentuali mai viste prima. Sono quasi raddoppiati, e quel che preoccupa e` che il trend appare in costante ed inesorabile ascesa. Stessa tendenza, in rapida crescita, riguarda i casi di autolesionismo, di anoressia, di bulimia. Manifestazioni di disagio giovanile sempre esistite, ma che oggi si autoalimentano sui social e nelle chat esaltando anziche´ scoraggiando i ragazzi e in modo particolare le ragazze dal metterli in pratica. (…)

Rassegnarsi a quanto sta accadendo sarebbe colpevole. Fingere di non conoscere i danni che l’abuso di tecnologia digitale sta producendo sugli studenti e in generale sui piu` giovani sarebbe ipocrita. Come genitori, e ancor piu` come legislatori, avvertiamo il dovere di segnalare il problema, sollecitando Parlamento e Governo ad individuare i possibili correttivi.

Avanziamo alcune ipotesi:

scoraggiare l’uso di smartphone e videogiochi per minori di 14 anni;
– rendere cogente il divieto di iscrizione ai social per i minori di 13 anni;
– prevedere l’obbligo dell’installazione di applicazioni per il controllo parentale e l’inibizione all’accesso a siti per adulti sui cellulari dei minori;
– favorire la riconoscibilita` di chi frequenta il web;
– vietare l’accesso degli smartphone nelle classi;
– educare gli studenti ai rischi connessi all’abuso di dispositivi digitali e alla navigazione sul web;
– interpretare con equilibrio e spirito critico la tendenza epocale a sopravvalutare i benefici del digitale applicato all’insegnamento;
– incoraggiare, nelle scuole, la lettura su carta, la scrittura a mano e l’esercizio della memoria.

Non si tratta di dichiarare guerra alla modernita`, ma semplicemente di governare e regolamentare quel mondo virtuale nel quale, secondo le ultime stime, i piu` giovani trascorrono dalle quattro alle sei ore al giorno. Si tratta di evitare che si realizzi fino in fondo quella «dittatura perfetta» vaticinata da Adolf Huxley quando la televisione doveva ancora entrare in tutte le case e lo smartphone aveva la concretezza di un’astrazione fantascientifica: «Una prigione senza muri in cui i prigionieri non sognano di evadere. Un sistema di schiavitu` nel quale, grazie al consumismo e al divertimento, gli schiavi amano la loro schiavitu`». Giovani schiavi resi tossici e decerebrati: gli studenti italiani. I nostri figli, i nostri nipoti. In una parola, il nostro futuro”.