“L’Unita` fa parte quindi dell’apparato antiriciclaggio e, in qualche misura, si pone in una posizione di collegamento fra i numerosi soggetti (intermediari finanziari, societa` di giochi, i professionisti e cosı` via) che producono segnalazioni di operazioni sospette, dalle quali possono emergere elementi di dubbio sulla liceita` delle operazioni finanziarie che vengono svolte, e le autorita` investigative”. Lo ha detto Claudio Clemente (nella foto), direttore dell’Unità di Informazione Finanziaria (Uif) per l’Italia, in audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.

In merito alle monete virtuali Clemente ha spiegato: “Abbiamo avviato due ispezioni, purtroppo interrotte dal periodo di emergenza sanitaria, che ci stanno consentendo di avere una visione molto piu` chiara dei rischi collegati alle monete virtuali e delle possibilita` di utilizzo anche da parte della criminalita` organizzata. Si tratta di un lavoro in progressione, su cui riteniamo di poter dare un contributo proprio attraverso gli operatori; la nostra forza e` la capacita` e la volonta` degli operatori, ovviamente indotta o spontanea, di collaborare per intercettare i fenomeni di riciclaggio. Lo abbiamo fatto con le banche e con gli operatori di gioco, lo stiamo facendo anche con gli operatori virtuali: creare cultura, creare interesse e sensazione di obbligo, oltre che normativo anche etico, a collaborare per il contrasto all’illegalita`. Dovremmo riuscirci anche con riguardo alla moneta virtuale, che e` un campo – l’osservazione sollevata e` giusta – molto complesso(…). Un altro argomento che dovra` essere affrontato e` quello delle piattaforme. Per la FIU dovrebbe essere possibile controllare una piattaforma che opera sui bitcoin in un Paese europeo o non europeo e che approda in Italia, cosı` come fa con un intermediario italiano. E ` chiaro che se posso operare in Italia attraverso una piattaforma ubicata in un Paese a basso livello di contrasto del riciclaggio, riusciro` a riciclare e a offrire prodotti in concorrenza sleale nei confronti degli operatori italiani. Anche su questo punto occorre fare una riflessione per poter affrontare il problema. La possibilita` e` quella di chiudere, come si fa con i giochi online, i siti che operano senza licenza o che non rispettano le norme nazionali. Tutto questo pero` deve essere approntato dal legislatore”.

Con l’occasione il senatore Giovanni Endrizzi (M5S) ha chiesto “se in epoca Covid e, in particolare, in concomitanza o subito dopo la fase di lockdown, vi siano operazioni sospette relative a passaggi di mano o operazioni dubbie riguardanti i punti di offerta di gioco d’azzardo quali sale slot, bingo e quant’altro”.

Clemente ha chiarito: “Visto che stiamo parlando di gioco d’azzardo, vediamo cosa sta accadendo con i passaggi di proprieta`. In questi giorni stiamo verificando una situazione abbastanza anomala, che colpisce le sale giochi e che comunque accomuna anche altre attivita` imprenditoriali: versamenti di contanti su conti di societa` che teoricamente non dovrebbero operare nel momento in cui la gente e` a casa. Se queste societa` stanno ricevendo versamenti in contanti da parte di qualcuno, e` molto probabile che non sia l’operatore quello che sta versando i soldi e sta giocando. Il fenomeno mi ha colpito personalmente in quanto l’operativita` in contanti su conti di societa` non risulterebbe giustificabile nel momento in cui le persone non potevano andare a giocare nei punti fisici della societa`. La stessa cosa e` successa anche per i ristoranti chiusi, che presentavano introiti di contante. E ` chiaro che il sospetto di riciclaggio in queste attivita` e` molto forte; ma il sospetto ulteriore e` che possano essere anche operazioni volte al passaggio di proprieta` delle strutture. Questo fenomeno si e` sviluppato in maniera forte in questo periodo. Si tratta di operativita` in contanti su imprese che nel periodo di lockdown non potevano svolgere attivita`. Per cui non si capisce (in realta` si capisce benissimo, ovviamente) cosa stesse succedendo. Tocca agli investigativi e ai giudici trovare la conferma del sospetto”.

Prima dell’audizione Gianluca Zandini è stato nominato consulente sul gioco d’azzardo online per la Commissione Antimafia.

Infine nella relazione sulla missione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali (WASHINGTON DC – NEW YORK, 13-18 GENNAIO 2020) si legge: “Lo statuto RICO e` applicabile al soggetto che, entro una scadenza di 10 anni, commette almeno due delitti ricompresi in una apposita lista di 35 fattispecie previste dalla legge: dei 35 reati (tra i quali, corruzione, gioco d’azzardo, omicidio, incendio doloso, estorsione, prostituzione, contraffazione, traffico di droga, sequestri di persona e terrorismo) che costituiscono il corpo della legge RICO, otto sono statali e 27 reati federali. Dal punto di vista della cooperazione internazionale, la disciplina RICO e` stata considerata sufficiente a soddisfare gli obblighi di criminalizzazione previsti dalla Convenzione Onu di Palermo del 2000, cui pure gli Usa aderiscono. Inoltre, una legislazione equivalente allo statuto RICO si trova in paesi diversi dagli Stati Uniti, come Australia, Canada e Nuova Zelanda; per facilitare lo scambio di informazioni, l’organizzazione di polizia criminale ha sviluppato una definizione standard per «crimini RICO», anche se – nonostante questo – l’attuazione e l’applicazione della normativa varia notevolmente in tutto il mondo.

La legge RICO, Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act, e` stata originariamente introdotta proprio per perseguire le persone coinvolte in fenomeni e gruppi di criminalita` organizzata, ma ha esteso, nel corso del tempo, la definizione di cio` che costituisce il suo ambito applicativo. Nella sua esperienza applicativa, essa e` stata applicata anche ai cartelli della droga, alle bande di strada, a micro-organizzazioni di funzionari e agenti di polizia corrotti, a gruppi di pressione deputati ad attivita` illecita, nonche´ ad operatori finanziari coinvolti in articolate attivita` di riciclaggio. Coesistono sanzioni civili e penali per le violazioni della legge RICO; ad esempio, con riferimento alla fattispecie di estorsione, un imputato puo` essere condannato fino a 20 anni di reclusione per ogni specifico episodio di estorsione, cui puo` aggiungersi una multa fino a 250.000 $; inoltre, gli imputati possono anche essere citati dinnanzi al Tribunale civile, in cui alla persona offesa dal reato puo` essere assegnato fino a tre volte l’importo che gli e` stato sottratto”.