Importanti principi, estensibili alla materia dei Pvr, quelli contenuti nella Sentenza depositata il 10 luglio 2020 da parte del Tribunale penale di Bari.

Nel novembre 2016 veniva contestato al titolare di un bar internet point il reato di cui all’art.4 legge 401/89 per aver messo a disposizione dei clienti postazioni telematiche a libera navigazione con cui gli stessi potevano effettuare scommesse su un portale maltese non autorizzato in Italia e non rientrante tra i soggetti regolarizzati.

Il Tribunale ha accolto integralmente le tesi svolte dalla difesa dell’imputato sostenuta dall’avv. Marco Ripamonti.

Lo stesso imputato, all’esito della escussione degli operanti e della discussione della difesa, è stato assolto con formula il fatto non sussiste.

I principi contenuti nella articolata sentenza possono così sintetizzarsi:

  • il reato di raccolta abusiva non può configurarsi se le scommesse o giocate sul portale estero avvengano in modo diretto ed autonomo da parte dei clienti;
  • per configurare il reato occorre una struttura organizzata con uomini e mezzi che sia finalizzata esclusivamente ed interamente a convogliare i giocatori al fine di svolgere tale attività;
  • non può integrare il reato di raccolta abusiva di scommesse la mera assistenza alla giocata, trattandosi di normale attività collaborativa facente parte delle prerogative dell’esercente;
  • ai fini della prova del reato non basta la dimostrazione circa attività di riscossione poste, pagamento vincite, indicazione quote degli eventi, ma occorre anche dimostrare che tali mansioni siano integrate in una struttura organizzata di uomini e mezzi che a tali fini si pone in collegamento con il bookmaker estero non autorizzato;
  • la norma incriminatrice intende tutelare l’ordine pubblico e vietare anche al cittadino di scommettere su siti non autorizzati nell’ambito di tale contesto organizzato, ma non vieta al cittadino stesso di scommettere in modo diretto su portali esteri;
  • il reato non è configurabile anche in relazione al fatto che presso l’internet point viene svolta dal cliente una attività che potrebbe anche eseguire mediante proprio pc personale, laddove il cliente si rivolge all’internet point non disponendo, ad esempio, di proprie risorse tecnologiche;
  • ciò che avviene nell’internet point riguardo al contratto diretto di scommessa si inquadra nella disciplina del decreto legislativo 22.5.1999 n.185, recante norme di attuazione della direttiva 97-7-CE relativa alla protezione dati dei consumatori nei contratti a distanza.

Tra gli argomenti difensivi anche la problematica connessa alla conflittualità tra la normativa sulla privacy rispetto ad eventuali controlli da parte del titolare sull’operato del clienti, nonché la responsabilità circa contatti con portali non autorizzati, in considerazione delle prerogative ed obblighi di ADM di renderne non raggiungibili i relativi siti internet.