“Come gioco?”. Questo il titolo del progetto nella provincia di Mantova che copre tre ambiti (i distretti di una volta) e trentatré Comuni. Suzzara, capofila con l’azienda speciale consortile Socialis, Ostiglia e Mantova. Praticamente mezza provincia. Con Ats Val Padana, Asst e il contributo di Regione Lombardia, che dei 173mila euro di spesa prevista ne copre 144mila, attraverso un bando dedicato.

Tra le azioni previste, l’armonizzazione dei regolamenti comunali sulla gestione dei luoghi fisici dell’azzardo legale. Tra gli obiettivi quello di adottare fasce orarie uguali in tutti i comuni.

E’ quanto si legge sulla Gazzetta di Mantova.

In principio è stato il progetto “Ludo(a)patia” dell’ambito di Mantova, modello che “Come gioco?” punta a replicare su scala più larga, intraprendendo anche nuovi percorsi per disinnescare l’azzardo patologico. Tre le aree di azione, elencate da Maramotti. La prima è proprio quella della regolamentazione e del controllo: «L’obiettivo è superare l’attuale frammentazione, adottando regolamenti comunali condivisi». La seconda area declina il contrasto al fenomeno, sia attraverso un piano formativo rivolto ad amministratori, polizie locali e operatori sociali, sia con «una ricca campagna informativa e di comunicazione». Nelle scuole, di ogni ordine e grado, e nelle aziende attente al benessere dei propri dipendenti. La comunicazione sarà rivolta alla popolazione in generale e modulata anche su target specifici, come quello dei giovani, più esposti al gioco online.

La terza attività prevede la promozione di punti d’informazione, orientamento e ascolto, anche di quelli già esistenti, dove gli operatori siano in grado d’intercettare e leggere i segnali del gioco patologico. Avviato nei mesi scorsi, nonostante gli ostacoli della pandemia, il progetto continuerà fino a luglio.

Lo psichiatra Marco Degli Esposti, direttore del Serd, che si occupa di curare i malati d’azzardo e le loro famiglie, ha evidenziato come l’opportunità offerta dal progetto “Come gioco?” è quella d’intercettare, e avviare alla cura, più persone delle 150 seguite nel corso del 2020. Ancora una volta, la chiave sta nella capillarità della rete: «Dobbiamo fare in modo che le persone con un grave problema, e le loro famiglie, sappiano che esiste un servizio pubblico che, gratuitamente, mette a disposizione un trattamento di medio/alto livello – interviene Degli Esposti – Non c’è nemmeno bisogno della prescrizione del medico, basta telefonare, e nel giro di pochi giorni si viene visti, prima da un assistente sociale, quindi da uno psicologo».

A ribadire la forza della rete sono tutti gli attori del progetto. Così l’assessore al welfare alla pubblica istruzione di Moglia, Greta Bertolini, che sottolinea l’importanza del coinvolgimento «di tre ambiti, poco abituati a confrontarsi su percorsi comuni». E così anche per gli assessori di Ostiglia e Mantova, Ilaria Reggiani e Andrea Caprini, che insistono sul «gioco di squadra, per fare un salto di qualità rispetto alle progettualità precedenti».

Anche dal direttore sociosanitario di Ats, Carolina Maffezzoni, parole d’incoraggiamento per «la strategia di valorizzazione e promozione di azioni non sporadiche, ma in un’ottica di sistema», che integra il pezzo sociale con la parte sanitaria.