“Nel gioco la multicanalità esiste da parecchio e sin dalle origini ha significato concorrenza tra on line e terrestre, e mai integrazione tra i due. Questo perché il terrestre cubava 100 volte tanto e fondamentalmente le due realtà esprimevano modi diversi di intendere il gioco.

Ora tutti parlano di multicanalità (confondendola con l’omnichan) perché il terrestre è stretto tra l’incudine di una marginalità erosa dalla fiscalità e il martello delle restrizioni locali orarie e metrico-espulsive. In buona sostanza si pensa si sostituire quello che oggi sono punti vendita a rischio di redditività insufficiente con dei punti di assistenza e fidelizzazione per il gioco on line, fruibile ovunque a qualsiasi ora”. E’ quanto scrive l’avvocato Michele Franzoso (nella foto).

“L’idea è così semplice da sembrare buona ma dimentica i 3 presupposti di base che servirebbero per trasformare i “vecchi bar” e le “vecchie sale” in performanti punti di arruolamento e affiancamento di nuovi giocatori. (1) il punto generalista non è formato per questo tipo di reclutamento, e finirebbe per “pescare” solo dall’utenza slot, ovvero un intero mercato che in Italia non supera le 900mila persone, metà delle quali non “digitalizzabili”. (2) La multicanalità di integrazione (e non di concorrenzialità) presuppone che il prodotto non cambi natura tra digitale e terrestre, perché questi 2 devono essere solo accessi diversi al medesimo prodotto, e non funziona se on line compro una cosa e a terra ne compro un’altra. (3) l’unico prodotto che non cambia natura dal digitale al terrestre è la scommessa, mentre la differenza tra gaming machine e videoslot è abissale, quindi solo gli esercizi in cui la scommessa sia già professionalmente gestita potrebbero rivelarsi idonei a sviluppare-integrare un canale di betting on line, ma qui torniamo al punto di partenza, ovvero il “mantenimento” del canale terrestre.

L’idea, quindi, non è più così semplice ma parecchio complessa e benché ci siano percorsi industriali sufficientemente chiari per smussare le criticità (e creare micro-marginalità che possano dare ad un punto vendita generalista la voglia di dedicarsi a questo lavoro), rischi e investimenti non sono banali.

Quanto all’omnichan è un concetto che al gioco non è ancora accostabile, se non per la scommessa. L’Omnichan infatti è una strategia di marketing e distribuzione che presuppone una azienda che da subito nasce e pensa “digitale” e che considera il “terrestre” un metodo per rendere l’acquisto da parte del cliente più friendly rispetto ai propri competitor.

Ma siamo poi così sicuri che per il gioco terrestre sia giunta l’ora del deprofundis? I “vecchi” gestori di awp ricordano che nella loro carriera il giorno del loro funerale è stato fissato (e poi disatteso) almeno 4 volte. A salvarli è sempre accorso il “mercato”, ovvero quel giocatore a cui si cercava sempre di offrire il meglio. Oggi si stima che questo mercato stia cambiando (come per tutti per il resto), ma siamo proprio sicuri che questo basti per cancellare chi ha lavorato sul territorio per decenni, finendo per conoscerlo come le proprie tasche? Chi investe non muore mai”.