La Commissione Tributaria Regionale del Lazio sulle scommesse.

Quello applicato alle scommesse è “pacificamente” un tributo non armonizzato e come tale sottoposto alla legislazione nazionale, quindi non è prevista l’attivazione del contraddittorio preventivo in caso di verifica nei confronti di chi raccoglie giocate in assenza di autorizzazione.

Così si è espressa la Commissione Tributaria Regionale del Lazio nel merito della causa che vedeva parti coinvolte un esercente e un operatore di scommesse con sede estera.

Con sentenza del 2021 la Commissione Tributaria Provinciale accoglieva il ricorso presentato da un esercente avverso un avviso di accertamento
mediante il quale l’Agenzia delle Dogane e Monopoli accertava in capo al ricorrente, in qualità di obbligato solidale pro quota del bookmaker, la debenza dell’imposta unica dovuta sulla raccolta di scommesse sportive a quota fissa – per l’annualità 2014, pari ad oltre 154.000 euro.
L’atto impugnato veniva emesso a seguito di una verifica fiscale condotta dalla Guardia di Finanza nei confronti dell’obbligato principale estero, esercente l’attività di raccolta scommesse, relativamente alle annualità 2012, 2013 e 2014 (primo trimestre), all’esito della quale veniva rilevato che la società, in sede
di emersione, effettuava il pagamento dell’imposta unica soltanto per una parte dei suoi punti di raccolta in Italia. L’esercente in questione eccepiva la nullità dell’atto di contestazione per non aver ricevuto copia del processo verbale di contestazione redatto nei confronti del bookmaker e per il fatto che la verifica non aveva riguardato la sede dell’esercente stesso.

Per i giudici della Commissione Regionale non c’è nessuna irregolarità nella notifica avvenuta con raccomandata nelle mani del contribuente, pertanto il diritto di difesa non risulta violato.
Per quello che riguarda la mancanza di contraddittorio, i giudici tributari osservano che le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, nel recepire i principi che la Corte di Giustizia dell’Unione europea hanno sancito, l’immanenza del contraddittorio endoprocedimentale nel
diritto unionale, la cui violazione dell’obbligo, in tema di tributi “armonizzati”, determina la nullità
dell’avviso di accertamento impugnato, a condizione che in giudizio il contribuente assolva l’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere durante il contraddittorio
endoprocedimentale e che dette ragioni non risultino del tutto vacue e, quindi, non puramente
pretestuose. Nel nostro ordinamento interno, però, non esiste un obbligo generalizzato per l’Amministrazione di attivare il contraddittorio prima dell’emissione dell’atto, salvo non sia espressamente previsto per legge. Si tratta, infatti, di un principio di derivazione comunitaria e, come tale, applicabile solo ai tributi “armonizzati”.


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