Il Giudice del Tribunale Ordinario di Cosenza ha confermato la sanzione da 20.000 euro contestata ad un esercente per aver installato all’interno del proprio locale 10 apparecchi collegati in rete ad un sito di giochi e che consentivano di vincere punti convertiti in premi.

Il Tribunale, nella sentenza emessa nei giorni scorsi, ha osservato che “la Suprema Corte ha precisato che, in tema di sanzioni amministrative, configurano l’ipotesi del gioco d’azzardo e dell’alea le macchine da gioco che distribuiscano premi, ancorché sotto forma di punti spendibili on line, atteso che costituisce vincita in denaro anche quella che comporta un risparmio sull’acquisto di un prodotto, mentre il fine di lucro che caratterizza il gioco illecito non deve necessariamente tradursi in una somma di denaro, essendo sufficiente che si tratti di un guadagno economicamente apprezzabile.

Nel caso di specie, le apparecchiature in questione consentono pacificamente, per essere stato riconosciuto dallo stesso opponente, la connessione telematica e l’accesso a siti di giochi promozionali al fine di implementare un monte-punti da utilizzare per acquistare altri beni e servizi, sicchè, alla stregua dell’orientamento giurisprudenziale espresso, anch’essi realizzano una finalità lucrativa, rientrando tra le tipologie di cui all’art. 110 TULPS”.

L’esercente ha eccepito poi l’ assenza delle caratteristiche strutturali degli apparecchi da gioco di cui all’art. 110 comma 6 lett. B del Tulps (videolotterie) , atteso che a differenza di quanto attestato dai verbalizzanti gli apparecchi in questione distribuiscono direttamente vincite in denaro al momento della conclusione della partita e consentono altresì l’effettuazione delle giocate non attraverso il collegamento ad un portale ma bensì attraverso il collegamento ad un sistema di gioco collegato ad un sistema centrale.

Anche questa considerazione non è stata condivisa dal giudice. “Al riguardo, va detto che essendo stata la pretesa punitiva basata sullo accertamento compiuto da i funzionari dell’AAMS secondo cui la apparecchiatura oggetto del verbale di contravvenzione era stata collegata alla rete telematica (fatto costitutivo), la amministrazione, che ha l’onere di dimostrare la fondatezza del diritto alla pretesa punitiva, deve provare la sussistenza del presupposto in base al quale è stata emessa l’ingiunzione, essendo onere dell’opponente invece provare i fatti impeditivi ed estintivi della pretesa. Con l’ultimo motivo l’opponente aveva eccepito la violazione della normativa di cui alla direttiva comunitaria 31/2000 e D.P.R n. 430/2001.

Al riguardo – ha osservato il Tribunale- va osservato che la Corte di Cassazione ha escluso che le norme di cui agli artt. 110 TULPS, 1 comma 6464 L. 190/2014 e 1 comma 923 L. n. 208/2015 violino la normativa comunitaria e, in particolare, la direttiva comunitaria n. 2000/31/CE che prevede i c.d. giochi promozionali, essendo necessario che si tratti di giochi consentiti dall’ordinamento interno, sicchè il solo fatto che le apparecchiature in questione distribuiscano premi, sia pure sotto forma di punti spendibili on line, configura gli estremi del gioco dazzardo e dell’alea, concretando i divieti oggetto delle contestazioni”.