Un’ azione silenziosa, l’accenno di reazione contro una situazione più volta denunciata dai gestori degli apparecchi da intrattenimento a vincita ma che non è mai ‘uscita’ dalla cerchia degli addetti ai lavori.

La notizia di oggi è che una azienda importante ( anche per il numero di apparecchi da intrattenimento che gestisce attraverso centinaia di esercizi pubblici dell’area centro/nord Italia)  ha deciso di ritirare dal mercato circa 400 slot a vincita limitata (AWP) istallate presso esercizi pubblici gestiti da società facenti capo a cittadini di ordine cinese. Alla base della decisione la volontà di non sottostare alle condizioni contrattuali imposte dagli esercenti in questione. Per capire cosa sta succedendo è necessario fare precisazioni in merito alla attività svolta dall’azienda di gestione protagonista delal vicenda che stiamo raccontando. Contrariamente a quello che si pensa il mercato delle AWP è caratterizzato dalla presenza di migliaia di imprese di piccole e medie dimensioni che operano come proprietarie degli apparecchi che devono essere obbligatoriamente collegati alla rete gestita da 13 concessionarie delle Stato. A fronte di un contratto stipulato tra esercente e concessionario di rete, di fatto chi intrattiene rapporto con l’esercente è il proprietario dell’apparecchio, nonché gestore dello stesso. Secondo il legislatore il gestore e l’esercente provvedono per incarico del concessionario alla raccolta delle giocate. I compensi erogati sono stabiliti in percentuali, variate nel corso degli anni, e vengono corrisposti dal concessionario al gestore e all’esercente. Quest’ ultimi si dividono tali compensi in base ad un accordo. Ed è questo il punto della questione. La comunità cinese investe sempre di più nella rete commerciale. A Milano, per fare un esempio sono 30 mila i cinesi residenti. Circa 6 mila di loro sono titolari di imprese: una su cinque è un bar, un parrucchiere o una piccola attività. In Veneto la situazione è più o meno la stessa. I dati di InfoCamere, relativi alla fine del 2016, parlano infatti di 10.106 bar imprese individuali con titolare straniero, mentre nel 2011 erano 6.477. C’è una prevalenza dei titolari di Paesi extra Unione Europea, che arrivano a totalizzare 7.645 bar, mentre i restanti 2.461 sono di origine comunitaria, con una componente femminile più accentuata, nella fascia di età tra i 35 e i 49 anni. Tra le grandi città, quella con più bar stranieri si conferma Milano, che ne ha 1.216 (5 anni fa erano 877), seguita da Roma, in cui se ne contano 582 (dai 397 del 2011), mentre a Torino ce ne sono 467 (nel 2011 erano 196).In molti casi la loro capacità di far rete si trasforma in vero e proprio potere contrattuale. E a farne le spese sono i fornitori, compresi i gestori delle AWP. Che oggi, dopo anni di lamentele e malumori, hanno deciso di reagire. La situazione attuale infatti, visti gli incrementi del prelievo erariale sulle giocate introdotti negli ultimi mesi e le normative locali sempre più restrittive e che impediscono il subentro di un nuovo contratto, rendono necessaria una azione forte, che solo un comparto coeso più garantire.