Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno e Questura di Cosenza in cui si chiedeva la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima) n. -OMISSIS-, resa tra le parti.

Si legge: “1.- Con ricorso al TAR per la Calabria n.r.g. -OMISSIS-, il ricorrente ha impugnato il decreto del Questore di Cosenza del -OMISSIS-recante il diniego di licenza per l’installazione di apparecchi videoterminali di cui all’art. 38, comma 2, D.L. 7/7/2006 n. 223, convertito dalla L. 4/8/2006 n. 248, presso il locale sito in -OMISSIS-, nel quale egli esercita la sua attività commerciale di rivendita tabacchi e generi di monopolio.

1.1. – Il provvedimento trae origine dalla ritenuta inaffidabilità del ricorrente per mancanza del requisito della buona condotta, in relazione alla frequentazione di malavitosi e in ragione del rapporto di parentela con -OMISSIS- (condannato con sentenza confermata in Cassazione per delitti di associazione mafiosa, estorsione ed in materia di stupefacenti).

Si tratta di indizi che lasciano presumere il rischio di assoggettamento del ricorrente ad una potentissima organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetistico’ operante nella provincia di Cosenza, la cosca -OMISSIS-

1.2. – Peraltro, il ricorrente convocato presso la Questura per chiarire la natura dei suoi rapporti col predetto -OMISSIS-ha taciuto di esserne il cognato, nonostante fosse stata formulata specifica domanda, ed affermava la semplice “conoscenza” a motivo della frequentazione da parte del -OMISSIS- del suo locale quale cliente.

2. – Con la sentenza in epigrafe, il TAR ha rigettato il ricorso e compensato le spese di lite.

Il TAR ha ritenuto che “i presupposti di fatto della frequentazione e della pericolosità di essa rispetto alla attività da autorizzare risultano correttamente riscontrati e valutati.”.

3. – Con l’appello in esame, il ricorrente lamenta l’erroneità e ingiustizia della sentenza, di cui chiede la riforma.

4. – Si è costituita in giudizio l’Amministrazione insistendo per il rigetto dell’appello.

5. – Alla pubblica udienza del 15 aprile 2021, la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

1. – L’appello è infondato.

2. – Con il primo motivo, l’appellante deduce l’error in procedendo, il difetto di istruttoria giudiziale per mancata e/o errata e/o travisata valutazione dei presupposti di fatto e di diritto e della documentazione di causa.

La sussistenza di rapporti di parentela, coniugio o affinità, con soggetti ritenuti in possibile contiguità con la malavita organizzata non è sufficiente da sola a suffragare il giudizio negativo senza che sussistano altri elementi, sia pure indiziari, tali nel loro complesso da fornire un fondamento oggettivo al giudizio di possibilità che il soggetto possa agevolare le attività criminali o esserne in qualche modo condizionato.

“A carico” del ricorrente vi sono solo tre controlli a bordo di autoveicolo insieme a persone che risultavano gravate da pregiudizi di polizia, tra cui il -OMISSIS-, decisamente datati, idonei a dimostrare semmai la sporadicità della frequentazione e, comunque, la non attualità del pericolo.

2.1. – Con il secondo motivo, il ricorrente deduce l’error in iudicando, la violazione e falsa applicazione dell’art. 11 TULPS (R.D. 18/06/1931 n. 773) nonché della Circolare del Ministero dell’Interno n. 559/v. 17634. 12982 del 30/10/1996, anche in relazione alla sentenza della Corte Costituzionale n. 440/1993 e agli artt. 2, 3, 41 e 97 Cost., nonché agli artt. 14 CEDU – il divieto di discriminazione – e 8 CEDU – il diritto al rispetto della vita privata e familiare, il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia – art. 1 Prot. All. n. 1 – Protezione della proprietà.

L’assoluta irragionevolezza ed illogicità della pronuncia impugnata risiede, anche, nella erronea argomentazione con cui il Giudice di prime cure tenta di superare le censure sollevate senza dare conto di ulteriori controlli su fatti e circostanze oggettive da cui può desumersi il pericolo di una possibile interferenza sulla gestione dell’attività di scommesse da parte del clan -OMISSIS-cui risulta appartenere il -OMISSIS-, peraltro da anni sottoposto al regime carcerario del 41 bis.

Il provvedimento sarebbe, oltre che lesivo della libertà di iniziativa economica e dei diritti fondamentali della persona, anche contraddittorio, in quanto sussiste il requisito della buona condotta in capo al ricorrente, nei confronti del quale mai alcun rilievo, né dalla Questura di Cosenza né da altre Autorità, è stato mosso con riferimento all’attività di gioco e scommesse già esercitata da oltre 15 anni, senza ignorare che altri giochi (Lotto, Superenalotto, Winforlife, 10eLotto, Slot machine, Gratta e vinci, ecc.) sono già da tempo operativi nel medesimo punto vendita.

3. – Il Collegio ritiene prive di pregio le censure svolte.

4. -Dal provvedimento impugnato risulta che il ricorrente è stato controllato in tre occasioni (il-OMISSIS-, il -OMISSIS- e il -OMISSIS-) con persone gravate da gravi precedenti penali e pregiudizi di polizia e che a seguito del contraddittorio instaurato con l’avviso di avvio del procedimento, sentito personalmente, ha affermato, contrariamente a quanto sostenuto nelle memorie difensive presentate il 26.2.2015, la sussistenza non di frequentazioni occasionali, ma di strutturati rapporti amicali, essendosi intrattenuto in occasioni conviviali con le persone con cui è stato controllato nel 2007, rispetto alle quali emerge un atteggiamento di assoggettamento, com’è palese dalle dichiarazioni rese ( “ha riferito di non aver potuto rifiutare l’invito a cena da parte di un “capo dei capi”).

La frequentazione del locale tabaccheria da parte dei pregiudicati, peraltro, viene considerato dal Questore ulteriore indice di allarme.

Inoltre, il ricorrente ha omesso di dichiarare che una delle tre persone con cui era stato controllato la notte del-OMISSIS- (affiliato di spicco di una organizzazione criminale e condannato) era il marito della sorella e, di conseguenza, è palese come egli abbia voluto nascondere volutamente uno stato anagrafico avente rilievo ai fini della valutazione dell’ufficio.

5. – Il Collegio condivide le considerazioni del primo giudice.

Il diniego di licenza non risulta comminato per il riscontro di risalenti ed episodiche frequentazioni del -OMISSIS- con soggetti con precedenti di polizia, quanto per il riscontro della permanenza della frequentazione con uno di essi, -OMISSIS–, per il pericolo di possibile interferenza di questi, in quanto appartenente al clan -OMISSIS- sulla gestione dell’attività di scommesse, notoriamente oggetto di interesse della criminalità.

Afferma il TAR che “Il -OMISSIS-, infatti, da un lato, per come dà conto il provvedimento, frequentava già nel 2007 per uscite conviviali il -OMISSIS- (v. sit del 2015), divenendone poi il cognato, e non ha dedotto né dimostrato la cessazione della frequentazione che deve inferirsi, secondo l’id quod plerumque accidit, dal rapporto di affinità”.

5.1- Va considerato, innanzitutto, che il gioco e la raccolta di scommesse sono oggetto di particolare attenzione da parte del Legislatore sia al fine di contrastare la diffusione del gioco irregolare ed illegale, l’evasione e l’elusione fiscale, l’interferenza e l’interesse della criminalità, nonché al fine di assicurare la tutela del giocatore ((Decreto-legge n. 223, 4 luglio 2006, art. 38).

5.2. – Inoltre, sotto un profilo generale, l’Amministrazione dell’Interno ha un potere ampiamente discrezionale per valutare, con il massimo rigore, qualsiasi circostanza che consigli l’adozione del provvedimento di rilascio, revoca o rinnovo di un’autorizzazione di polizia, potendo esercitare il suo potere nel rispetto dei canoni tipici della discrezionalità amministrativa, sia sotto il profilo motivazionale che sotto quello della coerenza logica e della ragionevolezza, dando conto in motivazione dell’adeguata istruttoria espletata.

I provvedimenti di polizia sono preordinati alla prioritaria finalità di garantire la sicurezza e l’ordine pubblico mediante strumenti di prevenzione della commissione di reati e costituiscono la massima anticipazione della difesa sociale attraverso l’impedimento e la rimozione ab initio delle stesse condizioni che potrebbero ragionevolmente costituire causa o anche solo occasione per il verificarsi di fatti, non solo e non necessariamente di rilievo penale, idonei a turbare l’ordinata convivenza civile mediante esposizione anche solo al pericolo della sicurezza e dell’ordine pubblico.

In questo quadro sistematico e finalistico, ben possono assumere rilievo anche fatti e circostanze privi in sé di significato penale e non riconducibili direttamente alla responsabilità del soggetto, ma significativi dal punto di vista della “buona condotta” e rilevanti sul piano prognostico, ivi inclusi fatti e accadimenti riferiti a stretti congiunti del soggetto richiedente e potenzialmente rivelatori di possibili influenze e condizionamenti negativi della sua futura condotta (Cons. Stato, Sez. IV, 5.7.2000, n. 3709).

Il giudizio prognostico a fondamento del diniego delle autorizzazioni di polizia viene addirittura considerato più stringente del giudizio di pericolosità sociale o di responsabilità penale (Consiglio di Stato sez. III, 06/12/2019, n.8368).

5.3.- Il Collegio ritiene che vi sia nel provvedimento in esame una congrua motivazione in ordine alle circostanze che lasciano escludere l’affidabilità e la meritevolezza necessarie per ottenere o mantenere la licenza di polizia, anche considerando il settore particolarmente delicato della raccolta delle scommesse, in cui è richiesta una particolare affidabilità sia per il rischio di infiltrazione criminale in un’attività connotata da notevole flusso di denaro, sia per le implicazioni sociali del fenomeno delle scommesse.

Gli elementi riferiti nel provvedimento sono idonei a delineare un quadro indiziario sufficiente a giustificare il diniego dell’autorizzazione di polizia, tenuto conto dell’ampia discrezionalità di cui gode l’Amministrazione, nei limiti della coerenza rispetto allo scopo e della ragionevolezza, ai fini di valutare la personalità del richiedente e la sua affidabilità nella specifica attività da autorizzare.

In particolare, le frequentazioni con soggetti pregiudicati, ancorchè occasionalmente rilevate dalle forze dell’ordine, e il rapporto di affinità con soggetto condannato (e detenuto) ai sensi dell’art. 41 bis c.p., nonché la condotta tenuta dal ricorrente stesso nel corso dell’audizione procedimentale (“l’aver assunto una posizione dissimulatoria dei rapporti familiari e amicali”), giustificano adeguatamente il giudizio di “insufficienti garanzie di non abusare dell’autorizzazione richiesta”.

5.4. – Le conclusioni cui giunge il Questore sono in linea con la giurisprudenza in materia di prevenzione, che (in special modo nel delicato settore dell’informativa antimafia) ha chiarito come sebbene non sia sufficiente il mero rapporto parentale a giustificare il sospetto e pericolo di permeabilità dell’attività imprenditoriale a pressioni mafiose, tuttavia la presenza di una pluralità di elementi sintomatici univoci e concordanti che si accompagnano al dato anagrafico legittimano il giudizio negativo secondo la regola del “più probabile che non”, nonostante si tratti di fatti risalenti nel tempo e che non hanno costituito oggetto di sentenze penali di condanna.

Il Collegio rinvia per brevità ai sensi dell’art. 88, comma 2, lett. d) c.p.a. alla copiosa giurisprudenza di questa Sezione sull’argomento (Consiglio di Stato, sez. III, 24/2/2020, n. 1348; n. 2343/2018; n. 4657/2015; n. 1328/2016; n. 4295/2017).

In particolare, sul significato di questa regola di giudizio, quanto al grado di incisività probatoria rispetto alla regola opposta “dell’oltre il ragionevole dubbio”, fornisce elementi di chiarimento la pronuncia di questa Sezione del 26 aprile 2017, n. 1923 (al pari della analoga n. 3173 del 28 giugno 2017).

5.5. – In particolare, quanto alla possibilità di attribuire rilevanza a fatti risalenti nel tempo, va osservato che il mero decorso del tempo, di per sé solo, non implica il venir meno di un quadro indiziario idoneo a giustificare il necessario giudizio di attualità e di concretezza del pericolo di infiltrazione mafiosa nella gestione dell’attività di impresa (Consiglio di Stato sez. III, 17/12/2020, n.8134; 16 maggio 2017, n. 2327; id. 5 febbraio 2016, n. 463).

Con riguardo a tale profilo dell’attualità e concretezza del pericolo desumibile da fatti risalenti, il Collegio ha osservato che l’infiltrazione mafiosa, per la natura stessa delle organizzazioni criminali dalla quale promana e per la durevolezza dei legami che essi instaurano con il mondo imprenditoriale, ha una stabilità di contenuti e, insieme, una mutevolezza di forme, economiche e giuridiche, capace di sfidare il più lungo tempo e di occupare il più ampio spazio disponibile (Cons. Stato, Sez. III, n. 4657/2015).

5.6.- Analogamente deve ritenersi che in sede di rilascio del titolo di polizia ex art. 11 TULPS, specie in relazione all’attività di cui trattasi, possa ritenersi giustificata la valutazione prognostica negativa sull’affidabilità del ricorrente in relazione alle circostanze del caso concreto, alle frequentazioni e al rapporto di affinità di cui si è detto, nonché in relazione al contesto sociale in cui l’attività andrebbe a svolgersi al fine di prevenire che l’esercizio dell’attività in tale settore delicato della raccolta di scommesse sia volto a fini criminali o fraudolenti (Consiglio di Stato sez. VI, 22/10/2009, n.6479).

5.7. – Infine, va ricordato che il vaglio giurisdizionale a fronte dell’ampia discrezionalità di cui gode l’Amministrazione nel valutare il presupposto della buona condotta e dell’affidabilità del ricorrente rispetto all’attività economica che chiede di essere autorizzato ad esercitare deve limitarsi ad un esame sulla sussistenza dei presupposti idonei a far ritenere che le valutazioni effettuate non incorrano nei vizi di illogicità, difetto dei presupposti e sviamento di potere.

5.8. – Da ultimo, ad avviso del Collegio non sono pertinenti i richiami alle norme della Costituzione e della CEDU che tutelano la libertà di iniziativa economica, la proprietà e la famiglia.

Le restrizioni alle libertà personali si giustificano in ragione dello scopo di interesse generale della tutela in via preventiva di beni primari per la collettività quali l’ordine e la sicurezza pubblica.

Simili restrizioni sono compatibili con il quadro della tutela dei diritti fondamentali in quanto giustificate da esigenze imperative di carattere generale – quale, nella specie, quella di evitare che la raccolta di scommesse sia svolta per fini criminali – ed il diniego adottato non travalica i limiti del conseguimento dello scopo, della proporzionalità e non discriminazione (cfr. per considerazioni di carattere generale, Corte di Giustizia UE, Grande Sezione 6 marzo 2007, nelle cause riunite C-338/04, C-359/04 e C-360/04).

6. – In conclusione, l’appello va rigettato.

7. – Sussistono giusti motivi per compensare le spese del presente grado di giudizio in considerazione delle questioni trattate.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo rigetta e, per l’effetto, conferma la sentenza impugnata.

Spese compensate”.