(Jamma) – Immagino il gioco d’azzardo come una strada piena di luci, colori, musica, molto invitante, ma a senso unico, difficile da percorrere al contrario, per tornare indietro, una volta imboccata.

Non intendo certo affermare che tutti coloro che giocano d’azzardo sviluppino una dipendenza, ma solo esprimere la mia convinzione che questo rischio lo corrono tutti quelli che si avvicinano ai “giochi pubblici con vincite in denaro”.

Mantenere il gioco d’azzardo nei confini di un “sano passatempo” è a dir poco molto difficile, perché il sistema prospera speculando su illusioni e suggestioni di ricchezza create ad arte e i meccanismi che lo regolano sembrano creati apposta per indurre al gioco, nonostante il divieto legale, e appaiono in grado quindi di generare dipendenza.

Una pubblicità suadente, ma ingannevole, le poche norme regolatrici del settore regolarmente violate, il divieto di gioco ai minori e le informazioni a tutela della salute negate o rese “invisibili”, meccanismi di gioco che se non puntano esplicitamente a provocare modalità di gioco compulsivo, certamente nei fatti le determinano.

Nell’ultima lotteria istantanea, “100 X”, attiva dal 10 novembre 2016, il 71% dei biglietti vincenti contiene premi di importo pari al prezzo del biglietto, così che anche vincendoli tutti il giocatore rimane nelle medesime condizioni, … ma continua a giocare.

Il “sistema” è così efficace da essere stato introdotto anche nei giochi numerici d’azzardo a totalizzatore nazionale, come ad esempio il Win for life, che pure non dovrebbero prevedere premi pari al costo del biglietto, cioè a quota fissa, incompatibili con questo tipo di giochi, nei quali la misura del premio dovrebbe determinarsi dividendo il montepremi per il numero di vincitori.

Le slot restituiscono una percentuale degli incassi, ma non c’è alcuna evidenza su come avvenga questa restituzione, quali premi compongano il montepremi. Sappiamo solo che le partite durano un battito di ciglia, quattro secondi e che le luci e i suoni delle infernali “macchinette” sono ipnotici, studiati per tenere in ostaggio le capacità critiche del giocatore e spingerlo a rigiocare.

Ci comportiamo come Pinocchio, convinti dal Gatto e la Volpe a seminare le quattro monete che possediamo nel Campo dei miracoli, dove “invece di quattro monete, potrebbero diventare domani mille e duemila” ,, anche perché chi ci spinge a giocare, proprio come il gatto & la volpe ci assicura “Noi non vogliamo regali… A noi ci basta di averti insegnato il modo di arricchire senza durar fatica, e siamo contenti come pasque.”.

Il virgolettato è tratto dal romanzo di Collodi “Pinocchio, storia di un burattino” del 1881, ma potrebbe essere una pubblicità attuale dei giochi pubblici con vincite in denaro.

L’importante, dunque, è giocare, rigiocare, giocare sempre di più, con l’illusione, artatamente stimolata, di una vincita che in realtà non si verifica mai, riuscendo invece solo ad assicurare ai concessionari e ai monopoli il guadagno atteso e per raggiungere questo obiettivo non c’è niente di meglio di una … “sana dipendenza”.

Avv. Osvaldo Asteriti

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