Confermata all’udienza del 24 giugno 2019 sentenza assolutoria resa in favore di una titolare di un CED collegato a bookmaker austriaco privo di concessione, per fatti risalenti al 2012.

Il Tribunale aveva in precedenza assolto con formula il fatto non sussiste, in considerazione della posizione del bookmaker di riferimento, che in punto discriminazione aveva beneficiato di diverse pronunce di Cassazione, rese sulla base di un ordinanza della Corte di Giustizia, con cui era stata ritenuta estensibile all’operatore stesso la sentenza CGE Costa Cifone e relativi principi.

L’assoluzione era stata determinata anche dalla presentazione di richiesta di licenza 88 tulps, negata dalla questura per via della carenza di concessione in capo al bookmaker di riferimento.

La Procura della Repubblica aveva poi avanzato appello, contestando il profilo discriminatorio e sostenendo come il bookmaker non avesse mai neanche partecipato ad alcuna gara. Tra gli argomenti anche la insindacabilità da parte del giudice penale dell’atto amministrativo di diniego.

A confutazione degli argomenti della Procura, uno dei difensori, l’avv.Marco Ripamonti ha dedotto come la Procura avesse confuso il bookmaker di riferimento del CED con altro, sempre austriaco, ma avente una situazione diversa, producendo sul tema anche una pronuncia di Cassazione, contemplante dei distinguo importanti tra i diversi operatori.

La Corte d’Appello, evidentemente condividendo le tesi della difesa, ha confermato l’assoluzione.