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(Jamma) – L’Adoc Molise si dichiara “contraria e stupita delle modifiche apportate della legge regionale n. 20 del 2016 in tema di contrasto al gioco d’azzardo da parte del Consiglio regionale.

Come è noto, la nostra Regione, dopo tanti anni e con notevole ritardo rispetto alle altre regioni italiane, ha approvato nel 2016 la norma che promuove azioni di contrasto delle dipendenze da gioco, di prevenzione e di recupero dei soggetti affetti da patologie ad esso connesse, coerentemente con quanto previsto dal decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189 e in attuazione delle indicazioni della Commissione europea della Salute e delle Politiche sociali e dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Di recente, il nostro Consiglio regionale, in sede di approvazione del cosiddetto “collegato” alla legge di bilancio, ha modificato la norma regionale prevedendo la possibilità di aprire sale scommesse anche nelle vicinanze dei “compro oro” (non considerate più aree sensibili!) e consentendo la permanenza delle attuali sale giochi nelle vicinanze di aree sensibili per tutta la durate del titolo abilitativo anche in caso di cessione di esercizio. E’ evidente che tali modifiche depotenziano la forza della legge e non vanno nella direzione giusta: per l’Adoc Molise il gioco d’azzardo va contrastato e non incentivato”.

“Lo Stato non può continuare a lucrare sulle spalle dei consumatori italiani: agevolare l’apertura di sale scommesse è un inno al gioco d’azzardo che non possiamo e non vogliamo tollerare – dichiara l’avvocato Nicola Criscuoli presidente dell’Adoc Molise –. Consentire l’apertura di sale scommesse nelle vicinanze dei compro oro, vuol dire permettere ai giocatori patologici di vendere i propri beni e preziosi pur di continuare a giocare. Non si può ignorare – continua – che negli ultimi anni le entrate totali sul gioco d’azzardo hanno consentito allo Stato italiano di incassare oltre 13 miliardi di euro, trasformando il gioco d’azzardo in una delle principali industrie italiane. Non c’è bisogno di aggiungere altra legna sul fuoco”.

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