Forte della sua capacità di coinvolgere attraverso i social, il vicepremier Di Maio tenta il colpaccio e all’uscita dalla sua audizione in Commissione Finanze della Camera attacca Confindustria ( che poche ore prima era stata audita sui contenuti del Decreto Dignità) stravolgendo completamente i contenuti della dichiarazioni in merito al provvedimento che vieta in ogni forma la pubblicità sul gioco legale. Per correttezza, e a riprova della posizione assolutamente poco obiettiva e soprattutto fondata su pregiudizi del vicepremier che, in diverse occasioni, si è detto contrario a confrontarsi sul tema con esponenti del comparto, pubblichiamo in versione totale e integrale l’intervento di Marcella Panucci, Direttore Generale di Confindustria, in Commissione Finanze.

A proposito dell’articolo sul contrasto alla ludopatia

‘Il Decreto vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse, comunque effettuata e su qualunque mezzo. Dal 1° gennaio 2019, tale divieto è esteso anche alle sponsorizzazioni.

Pur consapevoli della delicatezza del tema, evidenziamo come il gioco legale sia un’attività lecita, che può creare dipendenza solo in caso di abuso ed è proprio per scongiurare questo rischio che il quadro regolatorio nazionale conteneva già delle previsione restrittive.

Intervenire oggi con un divieto assoluto rischia di: i) limitare in modo sproporzionato l’attività degli operatori del settore gioco; ii) punire il gioco legale non compulsivo, senza risolvere comunque il fenomeno della ludopatia; iii) aumentare il fenomeno del gioco illegale.

Peraltro, il divieto assoluto introdotto dal decreto rappresenta un caso isolato in Europa e va oltre gli orientamenti comunitari, che prevedono già una regolamentazione puntuale della materia, circoscrivendo e definendo i divieti per specifici prodotti di gioco o per determinate fasce orarie e/o programmi.

Per tali ragioni, occorrerebbe quindi modificare la norma, escludendo il divieto assoluto di pubblicità e prevedendo invece ulteriori strumenti volti a rendere più severa l’attuale disciplina e a qualificare ulteriormente la pubblicità.

Infatti, nonostante il quadro regolatorio sia già restrittivo, esistono i margini per interventi che incidano su temi come la durata degli spot, i tempi della loro programmazione, ma anche sugli stessi contenuti. In questo contesto, tra le proposte avanzate dagli operatori del settore, si richiamano quelle volte a evitare il sovraffollamento degli spot dedicati al gioco nei singoli blocchi pubblicitari e a sottoporre ogni campagna di comunicazione alla valutazione preventiva di soggetti od organismi autonomi.

Va salvaguardato il valore della pubblicità, che ha una tradizionale valenza positiva sul piano informativo e può essere ulteriormente orientata a qualificare il settore del gioco e a formare il pubblico, per renderlo maggiormente consapevole dei rischi derivanti da un uso eccessivo.

In parallelo, si potrebbe intervenire direttamente sul gioco, rafforzando i controlli e investendo sulla formazione degli operatori, anche nell’ottica di una revisione complessiva della normativa che regola il settore, orientata, tra gli altri, a obiettivi di qualificazione e sicurezza della filiera del gioco legale’.

Di tutt’altro tenore insomma l’intervento della dottoressa Panucci rispetto a quello che Di Maio sta dichiarando in queste ore e che si fa sospettare che lui, questa audizione, se l’è fatta solo raccontare. Un pò come la relazione tecnica al decreto. mc

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