tribunale

Il Tar Emilia Romagna ha accolto – tramite decreto – il ricorso presentato da una società contro il Comune di Modena e la Regione Emilia Romagna, per chiedere l’annullamento della nota avente ad oggetto “LR n. 5/2013 e DGRER n. 831/2017 – Mappatura luoghi sensibili e individuazione incompatibilità sale gioco e sale scommesse; della deliberazione della Giunta Comunale di Modena avente ad oggetto “L.R. 5/2013 e Del. G. RER N. 831/2017 – Individuazione Incompatibilità Sale Gioco e Sale Scommesse” e del relativo “Elenco delle incompatibilità relativo alle sale da gioco e sale scommesse di cui agli articoli 1, comma 2 e 6 comma 3 ter della Legge regionale 5/2013 e alla deliberazione della GRER n. 831 del 12/6/2017”; della deliberazione della Giunta Comunale di Modena n. 706 del 13/12/17 avente ad oggetto “Prevenzione del gioco d’azzardo: mappatura luoghi sensibili ai sensi della legge regionale n. 5/2013 e successive modifiche e integrazioni” e relativo elenco allegato e della determinazione dirigenziale n. 360 del 9/3/18 avente ad oggetto “Prevenzione del gioco d’azzardo: aggiornamento mappatura luoghi sensibili presenti sul territorio comunale ai sensi della legge regionale n°5/2013 succ.mod. e la deliberazione di giunta regionale n° 831/2017”; della deliberazione di Giunta della Regione Emilia Romagna n. 831 del 12/6/2017 e dell’allegato I “Modalità applicative del divieto alle sale da gioco e sale scommesse e alla nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito” .

Per quanto riguarda i motivi aggiunti presentati: annullamento, previa concessione di misure cautelari monocratiche ex art. 56 CPA, nonché previa sospensione dell’efficacia della nota provvedimento del Comune Modena, Settore Economia, Promozione della città, Servizi Demografici – SUAP, notificata via pec il 27/2/19 avente ad oggetto: “Sala giochi/sala scommesse sita a Modena (…) Provvedimento di chiusura” ;

“Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati; vista l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dalla società ricorrente, ai sensi dell’art. 56 cod. proc. amm. contestualmente al deposito del ricorso in via telematica dei motivi aggiunti in data 7 marzo 2019 e nell’obbligatoria copia cartacea (prescritta tassativamente dalla normativa vigente a fondamentale tutela della funzione giurisdizionale) in data 8 marzo 2019; rilevato che la norma predetta richiede – quale requisito a tal fine – l’esistenza di un “caso di estrema gravità ed urgenza tale da non consentire la dilazione sino alla data della camera di consiglio”; rilevato peraltro che – sulla base dell’orientamento conforme costante e pacifico della Sezione in numerosissimi casi analoghi – l’istanza predetta risulta manifestamente inaccoglibile in quanto la società ricorrente non comprova l’esistenza effettiva di una condizione estrema siffatta in relazione alla propria complessiva situazione patrimoniale ed economica mediante deposito di certificazione conforme in copia autenticata nelle forme di legge (bilanci di esercizio e dichiarazione dei redditi); rilevato altresì che – ad una prima ed inevitabilmente sommaria delibazione quale è quella unicamente consentita dai caratteri propri della presente fase cautelare d’urgenza – il ricorso ed i motivi aggiunti non appaiono fondati in relazione al complesso delle censure in essi delineate; rilevato infine che in ogni caso – nella comparazione dei contrapposti interessi – appare necessariamente prevalente nella presente fase processuale la tutela del fondamentale interesse pubblico alla salvaguardia della sicurezza e sanità collettive rispetto all’interesse economico fatto valere in giudizio;

Rigetta l’istanza predetta, in quanto manifestamente infondata; fissa per la trattazione collegiale la prima camera di consiglio utile del 10 aprile 2019, nel doveroso rispetto dei termini prescritti dalla normativa vigente; il presente decreto è depositato presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti”.