“Per effetto della sospensione, quasi totale, delle attività commerciali decretata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, bar e ristoranti, sale da gioco e centri massaggi ‒ che rappresentano le attività commerciali dietro le quali più di frequente si nascondono le lavanderie di soldi sporchi ‒, alle organizzazioni criminali rischierebbe di mancare quella linfa vitale che ne alimenta le attività e, soprattutto, quel potere di influenza che le rende ancor più pericolose e insidiose”.

Lo ha scritto per l’Eurispes Giuseppe Miceli, curatore editoriale e Autore dell’Atlante dell’Antiriciclaggio.

“La decisione di sospendere i controlli in materia di Antiriciclaggio non deve indurre a concentrarci unicamente sulla pianificazione di azioni di prevenzione e contrasto alla criminalità da attuare nel periodo post-Coronavirus, per non generare il rischio di segnali di un abbassamento del livello di guardia”. E ancora: “In un contesto come quello attuale che si presenta, persino, più tragico del crollo di Wall Street del 1929 e per molti aspetti più drammatico della peste del XIV secolo, il riciclaggio viene realizzato su canali “alternativi” di impego dei proventi delle attività illecite. Ecco quindi che aumenta l’esposizione al rischio di quei beni che tradizionalmente sono considerati come beni rifugio: oro e metalli preziosi, diamanti e oggetti d’arte”.