Il Tribunale di Roma ha respinto l’atto di opposizione e confermato il decreto ingiuntivo emesso nei confronti di un gestore che non aveva versato oltre 130mila euro riferibili alla tassa prevista dalla legge di Stabilità 2015 e applicata agli incassi delle slot connesse al concessionario di riferimento.

Nella sentenza il giudice del tribunale capitolino ripercorre la complessa vicenda della tassa introdotta a titolo di maggior prelievo di cui al combinato disposto degli
artt. 1, comma 649, della Legge di Stabilità 2015 e 1, comma 921, della Legge di Stabilità 2016.

Il gestore chiedeva di revocare o dichiarare inefficace il decreto ingiuntivo opposto per carenza dei presupposti della certezza, liquidità e esigibilità del credito ingiunto ovvero previo accertamento che nulla era dovuto, in via subordinata, in coerenza con l’art . 1 comma 921 legge 208/2015, nella interpretazione costituzionalmente orientata secondo quanto stabilito con sentenza della Corte Costituzionale n. 125/2018, di rideterminare il quantum del cd. onere aggiuntivo in ipotesi gravante su essa società
opponente secondo il criterio cosidetto della progressività.

Per il giudice “si ritiene che l’imposizione per un solo anno dell’onere aggiuntivo imposto con la legge 190/2014, ai fini del miglioramento degli obiettivi della finanza pubblica, onere gravante, a seguito dell’interpretazione della norma effettuata dalla legge 208/2015, su tutti gli operatori della filiera, non sia idonea ad alterare irrimediabilmente i piani economici dell’attività aziendale dei concessionari e dei gestori di rete, né sia idonea a determinare uno stravolgimento delle condizioni economiche pattuite nelle convenzioni vigenti tra dette parti.
In relazione, poi, alla sussistenza del credito, va premesso che la parte opposta, oltre
alla documentazione contrattuale, allegava, al fine di dimostrare la correttezza del credito ingiunto, gli estratti conto ed il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ove erano stabiliti il numero degli apparecchi riferibili a ciascun concessionario in modo da consentire la determinazione del maggior prelievo di cui alla legge di Stabilità.
In ordine all’idoneità della documentazione contabile allegata a provare l’entità del credito ingiunto va osservato, poi, che era contrattualmente previsto tra le parti che quanto dovuto al concessionario e quanto dovuto al gestore ed all’esercente era determinato dai rendiconti contabili contenenti le letture effettive dei contatori delle macchine da gioco.
Va rilevato, poi, che, per quanto sopra detto, la mancata necessità di una rinegoziazione dei contratti tra concessionari e gestori, ai fini della determinazione proporzionale della quota a carico dei singoli operatori della filiera in relazione alla riduzione legislativamente prevista per il 2015.
Pertanto, si ritiene che il credito ingiunto sia provato e sia liquido, in quanto determinabile, in base alla normativa contrattuale, alla documentazione contabile ed a quanto indicato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in relazione a quanto dovuto in virtù della Legge di Stabilità.
Va osservato, poi, come la circostanza che la parte opponente debba versare alla concessionaria opposta anche la quota di sua pertinenza prevista dalla Legge di Stabilità sia solo conseguenza della circostanza che il gestore è, come contrattualmente previsto, (art.4.3) mandatario di tutto l’incasso
proveniente dalle macchine da gioco e, quindi, anche della parte spettante al concessionario“.