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(Jamma) – Importante ed interessante Sentenza pronunciata in data 12 maggio 2017 dal Tribunale di Nola. Per il Giudice è (testualmente) “assurdo” ritenere che l’operatore estero che abbia proceduto a regolarizzare i propri centri con la procedura di cui alla Legge di Stabilità 2015 sia oggi da considerare più meritevole sotto il profilo della tutela dell’ordine pubblico e dei consumatori rispetto a quando, a parità di condizioni, si vedeva negare le richieste 88 tulps sulla base di profili di ordine pubblico dovuti alla mancanza della concessione italiana.

Il caso si riferisce ad un centro collegato a Goldbet che si era veduto dapprima negare la licenza 88 tulps, ottenendola in seguito, avendo aderito alla procedura di sanatoria.

Il Giudice, accogliendo le argomentazioni svolte dal difensore avv. Marco Ripamonti, pur acclarando come prima della regolarizzazione l’imputato avesse violato la legge procedendo ad attività di intermediazione in difetto dei titoli, ha affermato come lo Stato italiano, con le “sanatorie”, abbia mostrato di perseguire, come reale obiettivo, la politica erariale che, però, secondo la Corte di Giustizia, non può giustificare restrizioni agli operatori trasfrontalieri sotto il profilo della libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi.

La Sentenza si articola in quindici pagine di motivazione che ripercorrono la vicenda Goldbet e le acclarate discriminazioni subite per effetto del Bando Monti e del Bando Bersani, con richiami specifici alle pronunce della Corte di Giustizia interessanti l’operatore estero in argomento.

Il Tribunale passa poi ad analizzare i contenuti e le finalità della legge di Stabilità 2015 anche alla luce di una circolare all’epoca diramata dal Ministero degli Interni e tesa a dettare alle Questure dei criteri ai fini del rilascio dei titoli di pubblica sicurezza ai soggetti aderenti alla cosidetta sanatoria.

Una sentenza, quindi, molto articolata che vede come epilogo l’assoluzione con ampia formula proprio sulla base della disapplicazione della legge penale incriminatrice, poiché collegata ad un sistema concessorio di perdurante incompatibilità comunitaria.

Una sentenza rilevante, pertanto, in un ambito, quello rappresentato dai processi a soggetti aderenti alla regolarizzazione fiscale, dove gli esiti dei processi stessi non sembrano invece scontati, ma che si concludono talvolta anche con sentenze di condanna confermate persino in Cassazione.

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