tar lazio
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(Jamma) Il Tar per la Emilia Romagna, sez. Bologna, ha respinto il ricorso di una concessionarie di scommesse per l’annullamento del “provvedimento dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, con il quale è stato richiesto il versamento, entro 30 giorni, di penali ed interessi per il ritardato pagamento dei flussi finanziari di cui all’art. 14, c. 5, della convenzione di concessione , per la raccolta dei giochi pubblici di cui all’art. 38 del D.L. 4.7.2006 n. 223, convertito con modificazioni ed integrazioni dalla L. 4.8.2006 n. 248, e, nello specifico, per il preteso tardivo, insufficiente od omesso ritardato versamento dei saldi mensili relativi al periodo II e III Quadrimestre 2010; penali di cui all’art. 26, comma 2, lettera c) della convenzione de qua, ed interessi legali maturandi fino alla data dell’effettivo pagamento, entrambi calcolati alla data del 14.4.2011; il tutto con l’avvertenza che, in difetto di pagamento nel termine di 30 giorni, sarebbe stata escussa la cauzione prestata, ai sensi dell’art. 20, comma 2, della convenzione de qua e con la precisazione che il provvedimento costituiva comunicazione di avvio del procedimento di escussione”.

Per i giudici “l’Amministrazione ha svolto un’istruttoria sulla richiesta della società, facendo presente che una possibile revisione delle penali richieste sarebbe potuta avvenire alla luce dell’eventuale accettazione del piano di rientro da parte della Direzione generale. Nelle more dello sviluppo di tale attività l’Ufficio ha proceduto alle contestazioni dei ritardati pagamenti che, alla luce dei chiarimenti offerti dalla documentazione dell’Amministrazione, non sono attribuibili a disfunzioni altrui perché la società sarebbe stata in tutte le circostanze in condizione di pagare tempestivamente quanto dovuto. Non si vede quale contraddizione ci sia tra le due condotte che in un caso sono l’esercizio di doveri derivanti dalle clausole della convenzione, nell’altro esercizio di poteri discrezionali rispetto ad un’istanza della concessionaria che non si fonda su disposizioni contenute nella convenzione medesima”.

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