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SCOMMESSE – Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso in appello proposto da Snaitech s.p.a per la riforma della sentenza del T.a.r. per il Lazio, concernente il diniego opposto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli alla richiesta di provvedere del Sindacato A.GI.SCO ad esercitare controlli sul contratto concluso tra Snaitech s.p.a e alcuni operatori appartenenti allo stesso sindacato.

«Il Sindacato A.GI.SCO., associazione di categoria che riunisce numerosi gestori indipendenti del settore dei giochi e delle scommesse pubbliche, con diverse istanze, per ultimo con nota inviata il 15 luglio 2014, ha chiesto all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di esercitare il controllo sul rispetto da parte della Snai (ora Snaitech), nei contratti di gestione sottoscritti con i propri associati, delle prescrizioni contenute nella convenzione stipulata con la stessa Agenzia.
2. In particolare, la Snai spa, risultata aggiudicataria per 278 punti scommesse, ha regolato il rapporto con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con una convenzione stipulata il 4 settembre 2013 che all’art. 15 ha elencato una serie di elementi che i contratti di gestione con i singoli operatori avrebbero dovuto prevedere in ordine alla loro durata e alla disciplina del diritto di recesso.
3. I gestori associati in A.GI.SCO. avrebbero, tuttavia, stipulato un contratto predisposto da Snai con talune clausole sulla durata e sulle modalità di esercizio del diritto di recesso non conformi al citato art. 15.
Per questa ragione, il Sindacato A.GI.SCO. ha chiesto all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di controllare ed intervenire su tali clausole.
4. L’Agenzia ha quindi riscontrato l’istanza del 15 luglio 2014, evidenziando i limiti della propria competenza ai soli rapporti con la concessionaria.
Secondo l’Agenzia, l’art. 15 della convenzione avrebbe previsto solo l’approvazione di un contratto tipo tra il concessionario ed il gestore, non consentendo alcun altro potere di intervento diretto nei confronti dei singoli contratti di gestione.
Pertanto, le eventuali violazioni del contenuto minimo del contratto indicato dall’art. 15 avrebbero potuto essere considerate come lesione dei principi comunitari sulla concorrenza su cui intervenire così come previsto dall’art. 2, comma 2, d.l. n. 40 del 2010, convertito con modificazioni nella legge n. 73 del 2010 (art. 2 comma 2. “Per garantire il pieno rispetto dei principi comunitari sulla concorrenza in materia di concessioni pubbliche statali generatrici di entrate erariali, si considerano lesivi di tali principi, e conseguentemente vietati, ogni pratica ovvero rapporto negoziale di natura commerciale con soggetti terzi non precedentemente previsti in forma espressa e regolati negli atti di gara…”).
3. Il Sindacato A.GI.SCO. ha impugnato, dinanzi al T.a.r. per il Lazio, sede di Roma, il silenzio serbato dall’Agenzia delle dogane e dei Monopoli sulle diverse istanze presentate e, con motivi aggiunti, la nota del 24 dicembre 2014 con la quale la stessa Agenzia ha respinto la richiesta di A.GI.SCO. del 15 luglio 2014 di esercitare il potere di controllo sui contratti con i singoli gestori.
4. Il T.a.r., con la sentenza indicata in epigrafe, ha dichiarato inammissibile il ricorso introduttivo del giudizio avverso il silenzio serbato dall’Amministrazione, in quanto non notificato alla controinteressata Snai, ed ha accolto la domanda di annullamento della nota dell’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane del 24 dicembre 2014 proposta con motivi aggiunti.
Di conseguenza, lo stesso Tribunale ha statuito che: “nell’esecuzione della presente sentenza, l’ADM dovrà rendere noto all’Associazione ricorrente se e con quali modalità ha esercitato il preventivo controllo con esibizione dei relativi atti ovvero, ove tale controllo non sia mai stato esercitato, dovrà esercitare lo stesso ora per allora notiziando Agisco dei risultati dell’esercizio del potere”.
5. Contro la parte delle sentenza del T.a.r. che ha annullato la risposta dell’Agenzia, stabilendo quanto sopra riportato, hanno proposto appello sia la Snaitech s.p.a. (già Snai s.p.a.), con ricorso n. 4569/2017, sia l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con ricorso n. 4706/2017.
6. La Snaitech, in particolare, ha proposto i seguenti motivi di appello.
6.1. Violazione ed erronea applicazione dell’art. 15 della convenzione. Errore nei fatti. Violazione dell’art. 35, comma 1, lettera b) del c.p.a..
La sentenza impugnata erroneamente avrebbe ritenuto l’illegittimità della nota del 24 dicembre 2014 con la quale l’Agenzia ha negato di essere titolare di un potere di vigilanza sul contenuto del contratto di gestione.
Secondo la società appellante, tale contratto non è, come sostenuto dal giudice di primo grado, un contratto tipo, avendo la stessa negoziato con A.GI.SCO lo stesso, così svincolandolo l’Agenzia di dall’obbligo di una sua preventiva approvazione.
6.2. Violazione dell’art. 35, comma 1, lettera b), c.p.a. sotto plurimi profili. Abuso del processo.
Il richiamato art. 35 del c.p.a. prevede, tra l’altro, che il giudice debba dichiarare anche d’ufficio il ricorso inammissibile quando è carente l’interesse.
L’utilità per A.GI.SCO., secondo il T.a.r., risiederebbe nell’ottenere dall’Agenzia la comunicazione dell’esito del procedimento di approvazione del contratto di gestione ovvero che la stessa eserciti il relativo potere ora per allora.
Per l’appellante, tale utilità non poteva comunque essere conseguita da A.GI SCO., in quanto il contratto di gestione non è il contratto tipo di cui all’art. 15 della convenzione.
Inoltre, le clausole relative alla durata del contratto e alla disciplina del recesso sono state ritenute conformi alla convenzione dal giudice ordinario competente sul punto (cfr. Tribunale di Lucca ordinanza del 19 maggio 2017 n.r.g. 801/2017) e comunque nessuna conseguenza è prevista dall’art. 15 della convenzione per le difformità dal contenuto minimo.
7. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha invece proposto i seguenti motivi di appello.
7.1. Erroneità della sentenza nella parte in cui il T.a.r. ha rigettato l’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice amministrativo.
Il giudice di primo grado non ha considerato che l’impugnazione proposta dalla A.GI.SCO. mirava nella sostanza all’eliminazione di clausole contrattuali riguardanti diritti soggettivi in capo ai contraenti. Al di là della prospettazione dello stesso sindacato, secondo l’Amministrazione appellante, il petitum sostanziale riguarderebbe, invece, la richiesta di modifica dei contratti stipulati tra concessionario e gestori e dunque rientrerebbe in un giudizio devoluto alla cognizione del giudice ordinario.
7.2. Erroneità della sentenza nella parte in cui il T.a.r. ha rigettato l’eccezione di carenza di legittimazione attiva di A.GI.SCO..
La sentenza sarebbe erronea perché ha ritenuto A.GI.SCO., ai fini della sua legittimazione, come l’associazione maggiormente rappresentativa del settore.
In realtà, il difetto di legittimazione andava rintracciato non nella rappresentatività, ma nell’interesse ad impugnare un atto emesso dall’Agenzia al dichiarato fine di vedere modificati i contratti stipulati da soggetti estranei al giudizio, con una pronuncia che avrebbe dovuto spiegare i sui effetti anche nei confronti di atri gestori non appartenenti allo stesso sindacato.
7.3. Erroneità della sentenza nella parte in cui il T.a.r. ha rigettato l’eccezione riguardante il sopravvenuto difetto di interesse.
Il Tribunale, secondo l’Amministrazione appellante, non ha considerato la sua nota del 13 ottobre 2016 con la quale, recependo uno specifico parere dell’Autorità di garanzia della concorrenza e del mercato, ha invitato tutti i concessionari a non stipulare contratti con i gestori di durata superiore alle concessioni.
Tale provvedimento avrebbe quindi superato la nota impugnata, incidendo sulla questione della durata contrattuale oggetto di impugnazione.
7.4. Erroneità della sentenza nel merito nella parte in cui ritiene fondata l’azione di annullamento proposta con i motivi aggiunti dell’atto dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 24 dicembre 2014.
Il Ta.r. ha accolto i motivi aggiunti sostenendo che “l’amministrazione ha del tutto trascurato il potere ad essa attribuito dall’art. 15 della convenzione stipulata con SNAI secondo cui gli accordi tra concessionari e gestori dei negozi possono essere stipulati anche in base a contratti – tipo predisposti dal concessionario e “preventivamente approvati da ADM”.
L’Agenzia, pertanto, ove i contratti gestori/concessionari siano stipulati per adesione sulla base di contratti – tipo stipulati da quest’ultimo ha il potere, ed il correlativo obbligo, di approvazione preventiva degli stessi, il che, nel caso di specie, non risulta essere avvenuto o, quanto meno, non risulta essere stato comunicato al destinatario dell’atto che, proprio a tale scopo, aveva inviato plurime richieste all’amministrazione.
In tal senso, l’atto ricevuto dalla ricorrente Associazione in data 24 dicembre 2014 si rivela illegittimo perché omette qualunque riferimento, anzi escludendolo, all’esistenza del potere potere/dovere che l’amministrazione è tenuta ad esercitare “a monte” al fine di approvare eventualmente i contratti – tipo predisposti dal concessionario”.
Secondo l’Agenzia appellante, sarebbe erroneo il presupposto che la stessa avrebbe dovuto esercitare un generalizzato potere di vigilanza e di controllo sui contratti tipo regolanti i rapporti tra concessionari e gestori, così come previsto dall’art. 15 della convezione annessa alla concessione.
Tale disposizione, infatti, è contenuta soltanto nelle convenzioni relative alle concessioni rilasciate ai sensi dell’art. 10, comma 9 octies, del decreto legge n. 16 del 2012 (c.d. decreto Monti), mancando una previsione di analogo contenuto sia nella convenzione relativa alle concessioni rilasciate ai sensi dell’art. 38, commi 2 e 4, del decreto legge n. 223 del 2006 (c.d. decreto Bersani), sia in quella relativa alle concessioni di cui all’articolo 1 bis del decreto legge n. 149 del 2008 (c.d. decreto Giorgetti).
In ogni caso, l’art.15 della convenzione prevede: “Gli accordi tra i concessionari ed i gestori dei negozi, stipulati anche in base a contratti-tipo predisposti dal concessionario e preventivamente approvati da ADM, hanno i seguenti contenuti minimi:
a) affidamento dell’attività di raccolta a soggetti dotati di requisiti di capacità tecnica, organizzativo-finanziaria e morale nonché della licenza di pubblica sicurezza con obbligo di denunciare al concessionario la relativa perdita;
b) indicazione dell’efficacia del contratto, comunque non superiore alla durata della concessione e del periodo di gestione obbligatoria di cui all’articolo 25, comma
c) disciplina delle cause e modalità del recesso delle parti dal contratto con un preavviso di almeno tre mesi;
d) impegno ad effettuare le operazioni di raccolta, pagamento di vincite, rimborsi e connesse nel rispetto della vigente normativa e delle direttive di ADM e del concessionario, con l’utilizzo delle apparecchiature fornite dal concessionario stesso, astenendosi dal porre in essere condotte dirette ad alterarne il funzionamento ed i flussi di comunicazione;
e) consenso all’accesso ed ai controlli da parte del concessionario e di ADM o loro incaricati nei locali in cui si svolge attività di esercizio del gioco;
f) entità della remunerazione del gestore del negozio e modalità di determinazione in funzione delle giocate raccolte con divieto di riaddebito a carico dei gestori in forma di canoni o in altra forma dei costi gravanti in via esclusiva sul concessionario secondo le prescrizioni della convenzione di concessione;
g) disciplina delle cause di risoluzione del contratto e della risoluzione unilaterale in caso di comportamenti irregolari o illegali e delle relative penali;
h) divieto di cessione a qualsiasi titolo dell’autorizzazione, fatta salva la nomina di institori da sottoporre ad approvazione preventiva del concessionario;
i) obbligo di addestramento ed aggiornamento del personale impiegato;
j) obbligo di utilizzo del materiale fornito dal concessionario per l’esercizio del gioco;
k) obbligo di pagare le somme dovute secondo le indicazioni del concessionario e di ADM;
l) obbligo di modificare il contenuto minimo del contratto su richiesta ed indicazioni di ADM in dipendenza di modifiche normative o necessità tecniche del comparto dei giochi pubblici;
m) obbligo di fornire ad ADM, ai giocatori, al concessionario e alle altre autorità competenti le informazioni riguardanti l’attività di gioco;
n) obbligo di sottoporre eventuali attività di promozione e comunicazione al preventivo parere del concessionario che ne verifica la compatibilità con gli indirizzi dettati da ADM;
o) obbligo di uniformarsi alle incombenze in materia di tracciabilità dei flussi finanziari secondo quanto previsto dall’articolo 3 della L. 13 agosto 2010, n. 136 e dalle disposizioni delle competenti autorità;
p) impegno del gestore a garantire un orario minimo di apertura al pubblico su indicazione del concessionario in accordo con le direttive di ADM;
q) obbligo di conservazione del contratto almeno per il periodo di efficacia della concessione e per l’anno successivo”.
Pertanto, la preventiva approvazione dell’Agenzia riguarderebbe solo i contratti tipo predisposti dai concessionari e non quelli relativi ai singoli contratti con i gestori dei punti di raccolta del gioco e delle scommesse intervenuti, come nel caso di specie, a seguito di specifica negoziazione, seppure con analoghe determinazioni per gli aspetti disciplinati dall’art. 15 e senza pregiudizio di una successiva attività di vigilanza.
In sostanza, il rapporto intercorrente tra concessionari e gestori avrebbe natura privatistica, essendo frutto di negoziazioni intervenute a seguito di trattative tra SNAI e le Associazioni di categoria delle Società stipulanti (citata ordinanza n. 801/2017 del Tribunale di Lucca).
8. Nel ricorso in appello della Snaitech s.p.a. n. 4569/2017, il Sindacato A.GI.SCO. si è costituito in giudizio il 12 luglio 2017, chiedendone il rigetto, ed ha depositato ulteriori scritti difensivi, per ultimo una memoria di replica il 15 febbraio 2018.
Anche l’appellante Snaitech ha depositato ulteriori memorie, per ultimo una replica il 15 febbraio 2018.
9. Nel ricorso in appello dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli n. 4706/2017, il Sindacato A.GI.SCO. si è costituito in giudizio il 12 luglio 2017 ed ha depositato ulteriori scritti difensivi, per ultimo una memoria di replica il 15 febbraio 2018.
Snaitech s.p.a. si è costituita il 20 luglio 2017, chiedendo anch’essa la riforma dell’impugnata sentenza, ed ha depositato ulteriori memorie, per ultimo una replica il 15 febbraio 2018.
10. Con ordinanze cautelari nn. 3203 e 3206 del 28 luglio 2017 questa Sezione ha accolto le istanze di sospensione degli effetti della sentenza impugnata, presentate contestualmente ai ricorsi.
11. Le due cause sono state trattenute in decisione all’udienza pubblica dell’8 marzo 2018.
12. Il Collegio preliminarmente dispone la riunione dei due ricorsi indicati in epigrafe (n. 5569 e n. 4706 del 2017) in ragione della loro evidente connessione oggettiva.
13. I riuniti appelli, che riguardano il capo della sentenza impugnata che ha accolto i motivi aggiunti proposti da A.GI.SCO., sono fondati per le ragioni di seguito illustrate.
14. Innanzitutto, deve ritenersi superabile l’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice amministrativo proposta dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Se è vero, infatti, che la giurisdizione del giudice ordinario e quella del giudice amministrativo vanno, in termini generali, determinate non già in base al criterio della c.d. prospettazione del ricorso, bensì in ragione dell’effettivo petitum sostanziale, ossia dello specifico oggetto e della reale natura della controversia, da identificarsi in funzione della concreta causa petendi, costituita dal contenuto della posizione soggettiva dedotta in giudizio e individuabile in relazione alla protezione sostanziale accordata dalla disciplina legale da applicare alle singole fattispecie, è altrettanto vero che, nel caso di specie, l’azione di annullamento proposta con i motivi aggiunti ha riguardato l’illegittimità in via immediata dell’atto del 24 dicembre 2014 con il quale l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha evidenziato di non poter intervenire ai sensi dell’art. 15 della convenzione con Snai (cfr. Cons. Stato, sez. III, 11 ottobre 2017, n. 4719; sez. VI, 11 luglio 2017, n. 3418).
In sostanza, A.GI.SCO. ha agito a tutela di un interesse legittimo di tipo pretensivo, consistente nel confidare che il procedimento potesse concludersi con l’esercizio di un potere pubblico e non per contestare la liceità dei contratti posti con i singoli gestori.
15. Non può neppure configurarsi un difetto di legittimazione del sindacato appellato, così come eccepito in entrambi i ricorsi in esame, essendo lo stesso ampiamente rappresentativo degli operatori del settore.
In proposito, va infatti rilevato che A.GI.SCO è l’organizzazione maggiormente rappresentativa del settore e che ha agito per promuovere il potere di vigilanza e controllo asseritamente previsto dalla convenzione.
Inoltre, l’azione proposta è nell’interesse comune di tutti gli associati, non di posizioni soggettive solo di una parte degli stessi, ed è rivolta ad un interesse concreto ed attuale (imputabile alla stessa associazione) alla rimozione degli effetti pregiudizievoli prodotti dal provvedimento controverso (cfr. Cons. Stato, Ad. Plen., 2 novembre 2015, n. 9).
16. Diversa conclusione può, invece, essere raggiunta sull’eccepita sopravvenuta carenza di interesse di A.GI.SCO. (eccezione sollevata nel giudizio di primo grado e riproposta dagli appellanti).
In effetti, la materia del contendere sembrerebbe superata, almeno in parte, dalla nota del 13 ottobre 2016 con la quale l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, recependo il parere reso dall’AGCM il 16 settembre 2016, ha invitato tutti i concessionari per la raccolta dei giochi pubblici “in ossequio alle disposizioni attualmente in vigore, a non stipulare con i gestori dei negozi contratti la cui durata sia superiore a quelle delle concessioni”.
Tale atto potrebbe ragionevolmente aver superato la nota dell’Agenzia del 24 dicembre 2014 oggetto dell’impugnativa quantomeno per l’invocato controllo sulle clausole relative alla durata del contratto tra Snai ed i singoli gestori.
17. Tuttavia, a prescindere dal rilevo del suddetto profilo di improcedibilità del ricorso introduttivo, nel merito l’appello di Snaitech e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è comunque fondato.
18. Il T.a.r. ha evidenziato, nella sentenza impugnata, che: “l’azione amministrativa censurata è illegittima in quanto l’ADM si è limitata ad indicare di avere proposto tutte le iniziative necessarie per una soluzione bonaria della vicenda che riguarda soggetti, non coinvolgendo direttamente l’Agenzia che rapporti contrattuali diretti soltanto con i propri concessionari ed ha precisato che l’art. 15 della convenzione non stabilisce alcun potere di intervento diretto dell’Agenzia.
In tal modo, però, l’amministrazione ha del tutto trascurato il potere ad essa attribuito dall’art. 15 della convenzione stipulata con SNAI secondo cui gli accordi tra concessionari e gestori dei negozi possono essere stipulati anche in base a contratti – tipo predisposti dal concessionario e “preventivamente approvati da ADM “.
19. In sostanza, la tesi del T.a.r. è che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ai sensi dell’art. 15 della convenzione con Snai, avrebbe dovuto esercitare un controllo preventivo sulla corrispondenza tra il contratto tipo previsto dalla stessa convenzione ed i singoli contrati posti in essere con i gestori, in particolare, con riferimento alle clausole sulla durata e sui termini del preavviso di recesso.
L’atto ricevuto da A.GI.SCO. in data 24 dicembre 2014 ed impugnato con i motivi aggiunti sarebbe dunque illegittimo perché l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli avrebbe omesso qualunque riferimento all’esistenza di un potere/dovere di esercitare un controllo preventivo sui contratti tipo predisposti dal concessionario.
20. In realtà, va rilevato che, come affermato dagli appellanti, il contratto di gestione con i singoli operatori non è un contratto tipo predisposto dal concessionario, ma un atto negoziato tra le parti non soggetto alla preventiva approvazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ai sensi dell’art. 15 della convenzione con Snai.
La stessa disposizione prevede, infatti, che gli accordi di Snai con i singoli gestori possono essere stipulati o in base a contratti tipo predisposti dal concessionario e preventivamente approvati dall’Agenzia oppure mediante una negoziazione tra le parti.
Tale interpretazione è confermata dal tenore letterale dell’art. 15: “Gli accordi tra i concessionari ed i gestori dei negozi, stipulati anche in base a contratti-tipo predisposti dal concessionario e preventivamente approvati da ADM, hanno i seguenti contenuti minimi” e dal fatto che Snai, come è dato rilevare dalla documentazione agli atti del giudizio, non ha predisposto unilateralmente il contratto di gestione, ma lo ha definito a seguito di specifiche negoziazioni (cfr. sul punto anche la citata ordinanza del Tribunale di Lucca n. 801/2017 e l’ordinanza cautelare dello stesso T.a.r. per il Lazio, sede di Roma, sezione seconda, n. 13000 del 17 novembre 2015, nella quale, al punto 2, è stato sottolineato che “ i rapporti tra concessionari, gestori ed esercenti sono regolati da contratti di diritto privato, che non rispondono a modelli tipo redatti o approvati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”).
21. D’altra parte, lo stesso contratto di commercializzazione dei giochi pubblici e delle scommesse è stato negoziato con le associazioni di categoria maggiormente rappresentative, tra cui anche il Sindacato A.GI.SCO. (cfr. premesse contratto, punto Q: “il presente contratto costituisce la risultante ed il punto di incontro di negoziazione intervenute fra SNAI e l’Associazione di categoria maggiormente rappresentativa su base nazionale dei soggetti che svolgono attività analoga a quella della Società” ) e tale negoziazione ha ovviamente avuto ad oggetto anche le disposizioni di cui al citato art. 15.
Tant’è che lo stesso giudice civile, nella ricordata decisione assunta in sede di reclamo (Tribunale di Lucca n. 801/2017) ha considerato, seppure con delibazione sommaria, che la partecipazione alla negoziazione delle associazioni maggiormente rappresentative aveva inciso in senso contrario al lamentato abuso di posizione dominante da parte di Snai.
Per questa ragione, i singoli contratti, seppure hanno previsto, ai sensi del 1341 c.c., la specifica approvazione di alcune clausole, non possono ritenersi riconducibili alla categoria dei contratti per adesione in quanto non predisposti unilateralmente da uno solo dei contraenti, ma redatti a seguito di trattative (cfr. Cass. civ., sez. III, 10 agosto 2016, n. 16889).
22. In definitiva, è proprio dall’art.15 che, al di là dell’alternativa tra contratto tipo e accordi con i singoli operatori, discendono, in via generale, i contenuti minimi che avrebbero dovuto avere i singoli contratti e tra questi, in particolare, la durata non superiore alla concessione rilasciata a Snai e il termine di preavviso di recesso non inferiore a tre mesi (cfr. lettre b) e c) dell’art. 15).
23. Dal quadro sopra delineato, risulta evidente che la richiamata disposizione convenzionale non fosse attributiva di un potere generalizzato di preventivo controllo dei contratti posti in essere da Snai che peraltro, come evidenziato dall’Amministrazione appellante, avrebbe tutt’al più potuto riguardare una parte limitata di gestori a fronte dei 14.000 punti di raccolta disciplinati sulla base di diverse convenzioni, relative alle concessioni rilasciate ai sensi dell’art. 38, commi 2 e 4, del decreto legge n. 223 del 2006 e dell’art. 1 bis del decreto legge n. 149 del 2008, non contenenti analoga clausola.
24. L’attività di controllo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, fuori dallo schema di approvazione del contratto tipo, deve dunque ritenersi possibile, anche in forma ampia, ex post, cioè nell’esercizio dei poteri generali di vigilanza assegnati alla stessa Agenzia, nonché sulla base della convenzione, in particolare degli artt. 21 (vigilanza e controlli), 22 (sanzioni) e 23 (revoca e decadenza).
25. Per le ragioni sopra esposte, i riuniti ricorsi in appello vanno accolti e, per l’effetto, la sentenza impugnata va riformata nella parte in cui ha accolto i motivi aggiunti proposti contro la nota dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 24 dicembre 2014, con conseguente rigetto degli stessi motivi.
26. Tenuto conto della novità della controversia, sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese del doppio grado di giudizio».

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