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(Jamma) Si è ultimato mercoledì scorso il turno delle gare di andata valevoli per gli ottavi di finale di Champions League. Fra goleade previste e vittorie attese, non è stata una tornata favorevole per le squadre italiane impegnate nella massima competizione per club, soprattutto per la Juventus. Nulla è perduto, ma una cosa è certa, per passare tra le prime otto della competizione servirà una piccola impresa.

I bianconeri sono usciti con le ossa mezze rotte dall’andata dello Stadium contro il Tottenham, soprattutto ripensando a quei primi straordinari nove minuti, durante i quali gli uomini di Allegri si sono ritrovati già avanti di due reti. La doppietta di Higuain, con l’enorme rimpianto che poteva anche essere una tripletta, non avesse mancato la realizzazione dagli undici metri. Kane prima, la punizione di Eriksen poi con un Buffon non esente da colpe, hanno bloccato il risultato sul 2-2.

Risultato pericolosissimo in vista della calda trasferta nel magico Wembley, casa degli Spurs in attesa che venga ultimato l’impianto nuovo dei ragazzi di Pochettino. Assenze importanti all’andata, che potrebbero recuperare per il ritorno: Matuidi e Dybala su tutti, ma con l’aggiunta probabile di un in formissima Bernardeschi e il lungo degente Cuadrado.

Un abisso, considerata l’esperienza nella Champions dei componenti delle rispettive squadre: per i giocatori della Vecchia Signora è l’ottavo di finale n.142 in totale con 15 marcature all’attivo. Appena 15 fra gli Spurs, nessuno dei quali mai a segno, come illustra uno studio sugli ottavi della Champions League condotto da Bwin. Ancor più deprimente e sbilanciato il quadro dei quarti, solo 5 gettoni per i giocatori inglesi e zero gol, contro gli 83 gettoni e 8 reti dei bianconeri. Sono invece 55 presenze e 4 gol quelle degli juventini in semifinale, solo 4 presenze per i componenti del Tottenham con ancora una volta zero reti. In finale gli Spurs contano solo due presenze totalizzare dai propri giocatori con nessuna rete, 18 le presenze con due gol fra i bianconeri.

Per la Roma l’impresa è meno improba, ma la sconfitta in Ucraina contro lo Shakthar poteva essere evitata. In vantaggio con la rete dell’ormai consacrato turco Under, si è fatta rimontare attraverso un banale errore di Florenzi, più che influenzato e in dubbio sino alla rifinitura e da una punizione dove il sempre ottimo Allison non è parso irreprensibile. Nel finale gli arancioneri hanno sfiorato clamorosamente un 3-1 che avrebbe reso difficilissimo il ritorno.

All’Olimpico i ragazzi di Di Francesco dovranno fronteggiare un’armata carica di talento e temibile in contropiede, zeppa di funamboli e brasiliani spensierati, capace di battere già Napoli e City nella competizione. Una vittoria di misura alla portata dei capitolini, a patto di concedere molto meno in fase difensiva rispetto a quanto fatto nella gara di andata.

Esperienza in Champions simile delle due compagini, nessuno dei loro componenti hanno una sola presenza in finale di Champions League. È nell’età media che emergono i differenti valori: 22 anni appena per l’attacco ucraino contro i 30 dei giallorossi. Rendimento simile per le due squadre fra casa e trasferta, dunque il fattore campo difficilmente giocherà un ruolo fondamentale in vista del ritorno, stando alle statistiche.

L’Olimpico e i romanisti saranno chiamati a riempirlo in ogni ordine di posto per centrare un obiettivo sportivo ed economico fondamentale per la società.

 

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