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(Jamma) Il Comune di Napoli, a due anni dalla approvazione del regolamento su slot e sale da gioco, riformula l’ordinanza con l’intento, tra l’altro, di aumentare la consapevolezza “circa i rischi connessi al gioco patologico”. Il provvedimento rappresenta la conclusione di un lavoro avviato anche con le rappresentanze degli operatori.

Abbiamo chiesto a Raffaele Palmieri, preidente di SICON, il sindacato indipendente degli operatori delle scommesse, cosa ne pensa.

Non siamo soddisfatti di questa ordinanza. Nella sostanza non è cambiato niente. Si limita l’attività dei punti di gioco autorizzati per fasce di otto ore quando, per come mi risulta, le indicazioni dell’accordo tra Stato e Regioni sottoscritto nel settembre scorso è di tutt’altro tenore.

Ma voi avete partecipato ai lavori del Tavolo istituito dal Comune a questo proposito…

Abbiamo partecipato a tutte le riunioni manifestando la nostra preoccupazione per gli effetti e le conseguenze dell’ordinanza che ha letteralmente messo in ginocchio le imprese concessionarie, facendo proposte e spiegando che operiamo in virtù di una concessione statale e che la normativa dell’ente locale non può superare i termini della concessione stessa.

Ma evidentemente le vostre posizioni non sono state condivise

Ancora una volta il sindaco di Napoli non ha perso l’occasione per proporsi come ‘sceriffo’, dimostrando di non sapere cosa sta avvenendo a livello nazionale. Per quanto ci riguarda riteniamo che la regolamentazione delle attività di gioco legale debba essere affrontata a livello nazionale, come risultato del confronto tra Stato e Regioni. In Conferenza Unificata l’accordo sottoscritto nel settembre scorso parla di ore di chiusura e non di un limite di 8 ore di apertura…A questo punto non possiamo fare altro che chiedere un incontro con il governatore De Luca, oggi stesso lo faremo.

Che cosa vi aspettavate in realtà da questo confronto con il Comune di Napoli?

Innanzitutto un riconoscimento delle diverse tipologie di punti di gioco e quindi una regolamentazione degli orari sulla base delle peculiarità dei punti. E invece ci troviamo alla situazione iniziale. Le sale da gioco vengono penalizzate mentre i corner continuano a operare senza limitazioni orarie. Nella sostanza gli amministratori dimostrano di non aver capito nulla.

Ci viene da chiedere a cosa sia servito

Sembra di essere alle solite. La politica che cavalca il consenso e che si interessa solo di questo. E’ una bella operazione di facciata con una aggravante.

A cosa si riferisce

A tutte quelle associazioni elencate nell’ordinanza, e sono davvero tante, con le quali la nuova regolamentazione sarebbe stata condivisa. La verità è che nelle riunioni del gruppo di lavoro alle quali abbiamo partecipato queste associazioni non si sono mai viste. Oggi scopriamo che addirittura dovrebbero organizzare i corsi obbligatori sui rischi del gioco a cui dovrebbero partecipare gli esercenti. Qualcosa non torna e proprio per fare un po’ di chiarezza su questo abbiamo pronto un esposto al Codacons sulla linea di quello che ha portato all’annullamento dei piani di assegnazione dei 50 milioni del ministero della Salute per il contrasto al gioco d’azzardo.

Decisi a dichiarare guerra…

Siamo davvero stanchi di questa situazione. Siamo concessionari dello Stato e come tali abbiamo accettato precisi obblighi e impegni. Oggi un sindaco ci viene a ricattare imponendoci a sottoscrivere una convenzione, ad impegnarci a non fare ricorsi, a frequentare corsi tenuti da associazioni che non sappiamo chi siano e che nessuno può garantire abbiano le caratteristiche idonee per operare contro il gioco d’azzardo patologico. Siamo stanchi di essere tartassati dal fisco, utilizzati come strumento per fare cassa e quindi obbligati a sostenere costi aggiuntivi per corsi di formazione di dubbia natura.

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