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(Jamma) – Gli imputati, difesi dagli avvocati Francesco Chiappetta e Ugo Vetere del foro di Paola (CS), venivano tratti a giudizio innanzi al Tribunale di Paola – Sezione Penale, in composizione monocratica, per rispondere del reato quali gestori di un centro raccolta scommesse pur non avendo ottenuto la licenza rilasciata dalla Questura ex art, 88 TULPS.

Gli imputati svolgevano, in tale centro scommesse telematiche, attività organizzata di accettazione e raccolta, via telefonica e telematica, di scommesse sportive.

“Come è noto- si legge nella pronuncia- il settore della raccolta delle scommesse è soggetto in Italia ad una sorta di “doppio binario”, essendo necessario il previo rilascio sia di una concessione rilasciata dalla Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (A.A.M.S.), che della licenza di pubblica sicurezza di cui all’art. 88 del TULPS.
Il reato di cui all’art. 4 comma 4 bis L. 401/89, invero, risulta integrato da qualsiasi attività, comunque organizzata, attraverso la quale si eserciti, in assenza di concessione, autorizzazione o licenza ai sensi dell’art. 88 TULPS una funzione intermediatrice in favore di un gestore di scommesse, a nulla rilevando l’esistenza di abilitazione in capo al gestore stesso.
In altre parole, il reato in parola risulta astrattamente integrato tanto dalla raccolta di scommesse su eventi sportivi da parte di un soggetto che compia attività di intermediazione per conto di un allibratore straniero privo di concessione, quanto dall’attività di raccolta di chi opera per conto di un bookmaker regolarmente provvisto di concessione, ma che sia privo della prescritta licenza di pubblica sicurezza ai sensi dell’art. 88 TULPS.
La materia relativa alle procedure di concessione dell’esercizio dei giochi d’azzardo è stata dapprima interessata dalla legge n. 248/2006 (cd. “Bando Bersani’), e successivamente – al fine di rimediare alla numerose criticità dello stesso – dal D.L. 2.3.2012 (cd. “Bando Monti”), convertito con modificazioni nella L. 44/2012.
Per quanto qui interessa, risulta che la “SKS365 Group GMHB” abbia regolarmente partecipato alla gara indetta dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato relativa alla “procedura di selezione per l’affidamento in concessione di duemila diritti per l’esercizio congiunto dei giochi pubblici ai sensi dell’art. 10 comma 9 octies del D.L. 2.3.2012 n. 16, convertito con modificazioni dalla legge 26.4.2012 n. 44”, e sia risultata aggiudicataria di “un diritto per l’apertura di negozi per la commercializzazione di giochi pubblici”, ottenendo in data 10.7.2013 la concessione n. 4584, che la autorizzava a gestire un unico centro di raccolta scommesse.
I provvedimenti concessori emessi a seguito della predetta gara sono stati impugnati innanzi al Consiglio di Stato, che ha sollevato questione pregiudiziale di fronte alla Corte di Giustizia in ordine alla compatibilità tra la normativa del cd. “Bando Monti” e gli artt. 49 e 56 del TFUE.
Parimenti, la Corte di Giustizia è stata investita della questione interpretativa inerente agli artt. 49 e 56 del Trattato dal Tribunale di Salerno, nell’ambito di un procedimento penale per violazione della normativa italiana in materia di scommesse, ove il Tribunale era stato chiamato a decidere in ordine alla legittimità di un sequestro preventivo eseguito su apparecchiature finalizzate alla trasmissione dati di un centro scommesse affiliato alla “Skysport 365 GmbH’, società di diritto austriaco.
Il Tribunale di Salerno, con considerazioni assolutamente condivisibili, ha evidenziato che la previsione sia della durata triennale delle concessioni che, soprattutto, l’acquisizione a titolo gratuito dei beni materiali e immateriali di proprietà che costituiscono la rete di gestione e di raccolta del gioco (previsioni entrambe contenute nel Bando Monti), potessero aver pregiudicato le libere scelte di mercato e di stabilimento dei vari competitors.
Il giudice Europeo, così investito della questione, concludeva rilevando che “gli artt. 49 TFUE e 56 TFUE devono essere interpretati nel senso che ostano a una disposizione nazionale restrittiva, come quella controversa nel procedimento principale, la quale impone al concessionario di giochi d’azzardo di cedere a titolo non oneroso, all’atto della cessazione dell’attività per scadenza del termine della concessione, l’uso dei beni materiali e immateriali di proprietà che costituiscono la rete di gestione e di raccolta del gioco, qualora detta restrizione ecceda quanto è necessario al conseguimento dell’obiettivo effettivamente perseguito da tale disposizione, circostanza che spetta al Giudice del rinvio verificare”.
Da ultimo, la stessa Corte Suprema di Cassazione, con sentenza n. 27864/2016, in un giudizio nel quale una società di diritto straniero non aveva neppure partecipato al “Bando Monti” ma, parimenti, aveva aperto un CED tramite un soggetto affiliato cui era stata negata, per assenza di concessione, la licenza ex art. 88 TULPS, ha confermato gli assunti del Tribunale di primo grado, che rilevava che “la mancata autorizzazione ex art. 88 TULPS originerebbe dalla condivisibile scelta di Centurionbet (cui il soggetto è affiliato) di non partecipare al cd. Bando Monti del 2012 per il rilascio di nuove concessioni, in forza di una disposizione discriminatoria ad esso relativa, quale l’art. 25 dello schema di convenzione: la disposizione che impone l’obbligo di cessione a titolo non oneroso dell’uso dei beni materiali ed immateriali di proprietà che costituiscono la rete di gestione e di raccolta del gioco, all’atto della cessazione dell’attività per scadenza del termine finale della concessione o per effetto di provvedimenti di decadenza o revoca, alla stessa Amministrazione o ad altro concessionario individuato con criteri di concorsualità”.

I principi appena sunteggiati appaiono assolutamente pertinenti al caso di specie, atteso che:
– l’istanza di rilascio di licenza ex art. 88 TULPS è stata regolarmente presentata dagli odierni imputati nel periodo di vigenza del cd. “Bando Monti”;
– l’istanza è stata respinta unicamente sull’assunto della mancanza di concessione in capo ai richiedenti o ai soggetti alla quale gli stessi erano contrattualmente legati;
– il Bando Monti del 2012 conteneva certamente una disposizione discriminatoria (ovvero l’art. 25 dello schema di convenzione), non giustificato da esigenze di lotta alla criminalità organizzata;
– la scelta di partecipare al bando con la richiesta di un unico diritto (così come pure la scelta di non partecipare affatto alla gara) è stata pertanto frutto non già di una libera scelta, ma di una decisione assunta sulla base di una disposizione discriminatoria.
Ne consegue che, come ricordato dalla giurisprudenza di legittimità nella sentenza da ultimo citata, “il Giudice nazionale, anche a seguito della vincolante interpretazione data alle norme del trattato dalla Corte di Giustizia CE, dovrà disapplicare la normativa interna per contrasto con quella comunitaria; ed infatti, non integra il reato di cui all’art. 4 in esame la raccolta di scommesse, in assenza di licenza, da parie di un soggetto che operi in Italia per conto di un operatore straniero cui la concessione sia stata negata per illegittima esclusione dai bandi di gara e/o mancata partecipazione a causa della non conformità nell’interpretazione della Corte di Giustizia CE, del regime concessorio interno agli artt. 43 e 49 del Trattato CE”.
lnvero, la scelta di partecipare al cd. “Bando Monti” per un unico diritto, così come quella di non parteciparvi affatto, è stata effettuata sulla base delle disposizioni del bando stesso e, in particolare, anche sulla base della disposizione discriminatoria relativa all’acquisizione a titolo gratuito dei beni al termine della concessione, disposizione che ben può avere indotto la società straniera a limitare la propria iniziativa economica e libertà di stabilimento correlata, chiedendo quindi l’ottenimento di un unico diritto.
E’ ragionevole ipotizzare che, in assenza di tale previsione, la “SKS365 GMBH’ – società in possesso di tutti i requisiti di legge per l’ottenimento della concessione – avrebbe partecipato al bando chiedendo molti più diritti, come dimostra poi la partecipazione, in forza della legge di stabilità citata, alla successiva regolarizzazione per tutti gli esercizi siti sul territorio nazionale.
Opinare diversamente significa discriminare nuovamente la società predetta (e con essa i suoi affiliati) rispetto alle società straniere che, pur non partecipando ad alcun bando (e quindi precludendo ogni controllo in ordine alla sussistenza dei requisiti per l’ottenimento della concessione), nondimeno hanno aperto, tramite affiliati, numerosi CED all’interno del territorio italiano.
Alla luce di tali coordinate ermeneutiche, cui lo scrivente presta convinta adesione, la normativa interna va dunque disapplicata per contrasto con quella europea, con conseguenza assoluzione» degli imputati «dal reato a loro ascritto in rubrica, perché il fatto non sussiste.
Va infine disposta la restituzione all’avente diritto, al passaggio in giudicato della presente sentenza, di n. 2 PC fissi assemblati e di n. 2 stampanti termiche in sequestro, all’uopo delegando la medesima Autorità di P.G. che appose il vincolo reale».

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