Tribunale di Lecce sul caso Goldbet: sentenza irrevocabile dal 29 gennaio 2022

Nel settembre scorso si è chiuso il processo con l’assoluzione per 27 imputati e la restituzione delle società, i conti correnti, i compendi aziendali, quote di capitali ed immobili sequestrati il 15 ottobre del 2010 con il blitz della Procura di Lecce e della Guardia di finanza chiamato Poker 2.

Il Tribunale collegiale di Lecce ha depositato le motivazioni della Sentenza resa a Settembre 2021, notificata alla Procura Generale il 29 Novembre 2021 e ormai passata in giudicato.

Con la Sentenza il Collegio ha assolto con formula ampia tutti gli imputati, tra cui i soggetti facenti parte della compagine di vertice di Goldbet.

Come era prevedibile la Sentenza, che si articola in  ben 79 pagine, contempla un’ampia  e dettagliata ricapitolazione di tutti gli arresti giurisprudenziali di maggiore interesse resi dalla Corte di Giustizia e dalla Corte di Cassazione in un arco temporale di circa quindici anni, passando poi alla disamina della posizione delle società interessate al procedimento stesso e relativi protagonisti.

Marco Ripamonti

  foto: Marco Ripamonti

Sulla base dei richiami giurisprudenziali, così il Tribunale ha concluso: “Alla stregua di quanto più volte statuito dalla Corte di Giustizia, e calati tali principi sul quadro normativo delineato dal bando emesso per il rilascio delle concessioni per la raccolta delle scommesse, il Tribunale ritiene di dover affermare che, anche se – come statuito dalla Corte nei paragrafi relativi alla “terza questione” – allo stato del diritto dell’Unione vigente, non sussiste per gli Stati l’obbligo del mutuo riconoscimento dei titoli autorizzativi nazionali, comunque la legislazione nazionale che impediva a GOLDBET di raccogliere scommesse in Italia fosse contraria al diritto dell’Unione, e vada per tale ragione disapplicata, atteso che di detta normativa era parte integrante il bando per il rilascio delle concessioni emanato nel 2006 – ultimo bando emanato all’epoca cui risalgono i fatti – che prevedeva, tra l’altro, che gli aggiudicatari delle nuove concessioni dovessero rispettare una distanza minima di alcune centinaia di metri dal luogo ove l’attività di raccolta scommesse era esercitata dagli aggiudicatari di precedenti bandi, e dovessero prestare ingenti cauzioni e somme per l’aggiudicazione delle concessioni; laddove, va osservato:

  1. l) tale disciplina non aveva nessun legame funzionale con il contrasto alle attività della malavita organizzata, né serviva ad evitare il riciclaggio di capitali di provenienza illecita;

2) nessuna norma del bando sembrava in realtà funzionale a tali scopi, ma unicamente alla tutela delle ragioni fiscali dello Stato e della sua credibilità come soggetto concedente, attraverso un sistema di salvaguardia degli interessi dei  precedenti concessionari, come meglio oltre si preciserà;

3) pertanto chiunque avesse voluto partecipare al bando avrebbe dovuto sottostare a norme che, in violazione degli artt. 43 e 49, ed al di fuori dei casi in cui ciò sarebbe stato consentito ai sensi degli artt. 45 e 46 CE, ne pregiudicavano il diritto di libertà di stabilimento e di concorrenza, e da clausole che tali diritti limitavano al solo fine di assicurare maggiori  introiti allo Stato e la salvaguardia di posizioni acquisite da chi tali introiti avesse già procurato in forza di precedenti bandi illegali ai sensi del trattato CE;

4) ne consegue che qualunque operatore economico che avesse voluto far valere i diritti di libertà di iniziativa di impresa economica e di libertà di concorrenza, quali statuiti dai diritto dell’Unione, non avrebbe potuto farlo in virtù di tale bando, che di fatto gli impediva di vedersi riconoscere i suoi diritti se non sottostando a condizioni vessatorie e non necessarie;

5) gli operatori economici interessati all’attività di raccolta delle scommesse non erano quindi messi in condizione di partecipare al bando nel rispetto dei “propri diritti ed a condizioni eque;

6) non ultima in ordine di importanza, la circostanza che, come emerge dagli atti acquisiti e dalla deposizione resa dailo stesso teste MERICO MATTIA, GOLDBET SPORTWETTEN. GMBH aveva sostanzialmente la stessa composizione sociale di GOLDBET ITALIA (al punto che all’inizio si era ritenuto che GOLDBET SPORTWETTEN fosse società fittiziamente esterovestita, e ne era sorto un contenzioso fiscale con la repubblica Italiana, che pretendeva che qui GOLDBET adempisse le obbligazioni  tributarie sul reddito), già titolare delle licenze rilasciate dallo Stato italiano per la raccolta delle scommesse su eventi sportivi, che le erano state revocate in applicazione della clausola del bando – ritenuta illegittima dalla Corte di Giustizia Europea (a partire dalla sentenza Gambelli (CGE, 6 novembre 2003, Gambelli et altri, C-243/01, precorritrice di quanto poi  ulteriormente statuito nelle note sentenze Placanica, Costa  Cifone) – che prevedeva la decadenza per la imprese che avessero proceduto alla raccolta transfrontaliera delle scommesse gli operatori economici; in sostanza, GOLDBET ITALIA si era vista costretta a trasformarsi in società estera e trasferirsi in Austria e munirsi di licenze locali per poter svolgere quell’attività economica che già lecitamente svolgeva in Italia, e che illecitamente ie era stato proibito di svolgere in Italia;

7) concludendo, GOLDBET SPORTWETTEN aveva quindi il diritto di esercitare l’attività di raccolta delle scommesse sia senza partecipare ad un bando che non riconosceva i suoi diritti, sia senza munirsi dell’autorizzazione di polizia che, non essendo essi assegnatari di concessione e non potendolo essere nel rispetto dei loro diritti comunitari a causa della struttura del bando, non sarebbe stata loro rilasciata.

Ciò comporta la necessità di disapplicare, perché contraria al diritto dell’Unione, la normativa nazionale che, ponendo nell’ottenimento di concessione amministrativa (a seguito di gara o procedura non conforme al diritto dell’Unione) e di licenza di polizia ex art. 88 TULPS (norma che illegittimamente prevede che essa non possa essere rilasciata a chi non sia titolare della  summenzionata concessione), le condizioni di legittimazione delle attività di raccolta delle scommesse, determina la ricorrenza o meno del requisito normativo dell’abusività di tale condotta, costituente elemento costitutivo del reato di cui all’art. 4 della L. n. 401/1989. Ne consegue che, correlativamente, venuto meno l’elemento costitutivo dell’abusività della condotta, perché normativamente determinato con riferimento a norme contrarie al diritto dell’Unione, non sussiste il delitto di associazione per delinquere in capo a coloro che si siano organizzati per raccogliere in forma societaria o associata le scommesse, pur  essendo privi delle concessioni amministrative e delle autorizzazioni di polizia.

Tali conclusioni a parere del tribunale devono essere adottate anche con riferimento a quella parte dell’imputazione di cui al capo a che si riferisce all’attività svolta dalla Sky Sport 365, e che il PM ha invece chiesto venisse dichiarata prescritta.

In via preliminare il tribunale dovrebbe in realtà osservare che il capo di imputazione di cui al capo a è costruito attorno ad un’associazione per delinquere che avrebbe operato raccogliendo scommesse per conto di GOLDBET SPORT WETTEN GmbH, mentre invece Sky Sport 365 compare solo nella parte descrittiva delle condotte ascritte a taluni degli imputati, ma in termini tali da farla figurare come se fosse una continuazione di Goldbet, cosa che invece il processo ha  chiaramente accertato non essere. Senza tuttavia stare qui ad affrontare più approfonditamente il problema della riconducibilità o meno al capo di imputazione delle attività svolte per conto di Sky Sport 365, il tribunale deve osservare che la circostanza che Sky Sport non fosse già titolare di licenze non appare dirimente. Ed infatti le osservazioni svolte dai punti da uno a 5 che precedono, appaiono già di per sé sufficienti a dimostrare come Sky Sport 365 comunque non avrebbe potuto partecipare con alcuna speranza di successo alla gara indetta col bando del 2006 per il rilascio delle concessioni; la circostanza che, già fosse stata titolare di concessioni poi illegittimamente revocate le, in vero, è un elemento ulteriore a favore della suddetta società, ma non assume caratteri di necessità ai fini della ricostruzione operata nel capitolo quattro in ordine alla contrarietà della disciplina nazionale al diritto dell’Unione.

Ne consegue che la suddetta disciplina nazionale va disapplicata anche con riferimento a chi abbia agito per contro di Sky Sport 365.”

L’avv.Marco Ripamonti, difensore degli imputati collegati alla compagine Goldbet ha commentato: “Sono molto soddisfatto. Mi aspettavo, in effetti, una sentenza ben articolata e così è stato.  La Sentenza, riguardo al caso Goldbet, rappresenta un punto fermo e consolidato, tanto che la Procura Generale non ha avanzato impugnazione. Importante la connessione tra la mancanza di abusivismo, costituente la base del delitto di cui all’art.4 legge 401/89, con l’ipotesi di associazione a delinquere, conseguentemente esclusa, laddove finalizzata all’unico reato fine di raccolta di scommesse.”