Interessante pronuncia del Tar Campania che ha dichiarata illegittima la TARI, ovvero la tassa sui rifiuti, ‘maggiorata’ per le attività di sale giochi se non risulta corredata da adeguata istruttoria.

Un comune del napoletano aveva approvato con delibera di consiglio le tariffe TARI 2021, previa presa d’atto del piano finanziario validato dall’ente territorialmente competente, confermando la tariffa di € 25,70/mq. per la categoria di utenza non domestica “Sale giochi e scommesse”, con conseguente emissione di un avviso di pagamento di € 17.284,00. Da qui il ricorso della società titolare della sala giochi, che deduce l’illegittimità delle tariffe TARI 2021 per plurimi profili di violazione di legge ed eccesso di potere.

Secondo i ricorrenti, ovvero i gestori di una sala Bingo del napoletano, la delibera del Comune prevede la categoria “Sale giochi e scommesse” e vi attribuisce la tariffa di € 25,70/mq., più alta tra le tariffe delle utenze non domestiche, irragionevolmente ritenendo che un’attività di sala giochi produca più rifiuti di altri esercizi. La delibera medesima non sarebbe stata preceduta da adeguata istruttoria né è motivata la scelta di una tariffa così elevata, benché il Regolamento comunale ne imponga l’individuazione “in base a specifici coefficienti che “misurano la potenzialità di produzione del rifiuto […] acquisiti a seguito di monitoraggi eseguiti sul territorio”.

Il Comune in questione si opponeva alla richiesta di annullamento del provvedimento evidenziando che era “stato proposto ricorso straordinario al Capo dello Stato” l’anno precedente “sullo stesso oggetto, chiedendo in ragione di ciò la sospensione del giudizio o la cancellazione della causa per litispendenza”. Per il giudice del Tar Campania “il rilievo non può essere condiviso, poiché il ricorso straordinario a cui si fa riferimento attiene alla determinazione delle tariffe per il 2020, laddove il successivo giudizio, trasposto in sede giurisdizionale su iniziativa del Comune, concerne le tariffe per il 2021, la cui determinazione è frutto di una successiva e rinnovata attività dell’Ente (cfr., con riferimento alla Tarsu,
TAR Emilia-Romagna, sez. II, 2/12/2015 n. 1056: “L’adeguamento delle tariffe della tassa per il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani costituisce una nuova ed autonoma esplicazione del potere regolamentare il cui percorso procedimentale si conclude con la determinazione dell’ammontare della tariffa. Ne discende che solo con l’adozione, anno per anno, di tale atto il privato è posto in grado di misurare la gravosità dell’imposizione e quindi può valutare concretamente l’entità del pregiudizio recato al suo interesse da un uso del potere che egli ritiene scorretto” (Cons. Stato, sez. V, 26 giugno 2000, n. 3621). “La determinazione degli importi è contenuta, dunque, in un atto scaturente da un procedimento autonomo rispetto a quelli degli anni precedenti”)”.

Il TAR ha ritenuto “meritevoli di accoglimento il secondo e terzo motivo, che possono essere trattati congiuntamente, laddove volti a censurare la mancanza di una adeguata istruttoria e l’acritica riproposizione delle tariffe per il 2020”. Lo stesso tribunale “ha, con sentenza del 12/3/2021 n. 1660, affermato che la determinazione delle tariffe TARI deve essere preceduta da una pertinente istruttoria, “sul piano metodologico e delle rilevazioni fattuali”, ed essere assistita da congrua motivazione, che dia conto dell’iter con cui si è pervenuti ad assoggettare a uno specifico valore l’utenza in questione.

Ciò in linea con la giurisprudenza amministrativa (cfr. Cons. Stato, sez. I, parere 19/6/2019 n. 1945: “La giurisprudenza amministrativa (richiamata anche dal Ministero) ha chiarito, in proposito, che i provvedimenti relativi alle tariffe TARI devono essere caratterizzati da “una congruenza esterna”, nel senso che “devono essere idonei a rivelare la ragionevolezza del percorso logico seguito dall’Amministrazione nel processo di individuazione dei coefficienti per le diverse aree del territorio”; (Cons. St., Sez. V, 1 agosto 2015, n. 3781; Cons. St., Sez. V, 9 novembre 2011, n. 5908; Cons. St., Sez. V, 10 febbraio 2009, n. 750; T.ar Lazio 8 novembre 2016, n. 11052)”; conf., TAR Lazio, sez. II-bis, 1/6/2020 n. 5788).

Nel caso del Comune di Casalnuovo di Napoli, si è per di più in presenza del Regolamento che ne stabilisce la commisurazione sulla base di “specifici coefficienti che misurano la potenzialità di produzione del rifiuto […] acquisiti a seguito di monitoraggi eseguiti sul territorio” (art. 21 del Regolamento n. 40/2014). Va quindi riaffermato che “il potere dell’ente locale di determinare la tariffa non può all’evidenza sfuggire a qualsiasi forma di controllo e non può pertanto essere sottratto all’obbligo di motivazione”.

È stato difatti chiarito che: “La TARI va corrisposta in base a tariffa, riferita all’anno solare. La formazione della tariffa si basa su fasi di individuazione e classificazione dei costi del servizio, di suddivisione dei costi tra costi fissi e costi variabili, di ripartizione di questi variabili in quote imputabili alle utenze domestiche e a quelle non domestiche e del calcolo delle voci tariffarie, fisse e variabili, per singole categorie di utenza, in base a formule e a coefficienti. Tutto ciò, per regola generale dell’azione amministrativa, deve avvenire entro i termini naturali dell’uso proporzionato, ragionevole e adeguato della discrezionalità tecnico-amministrativa, il cui superamento per consolidata giurisprudenza è sindacabile in giudizio” (Cons. Stato, sez. V, 19/2/2019 n. 1162).

La determinazione delle tariffe deve quindi assicurare una proporzionata ripartizione del costo del servizio tra le diverse utenze, palesando l’omogeneità tra categorie tendenzialmente assimilabili. Nella fattispecie all’esame, è applicata all’utenza “Sale giochi e scommesse” la tariffa assolutamente più alta (€ 25,70/mq.) tra quelle stabilite per le utenze non domestiche. Le ragioni della scelta non sono evincibili (apparendo piuttosto che il Comune reiteri le tariffe, senza alcuna motivazione), né appare giustificata dalla maggiore produzione di rifiuti rispetto alle altre utenze non domestiche. Emerge in ragione di ciò la fondatezza delle censure con cui si lamenta che la determinazione per la categoria in questione risulta affetta da deficit istruttorio e da mancata esternazione delle ragioni che hanno indotto il Comune a prevedere la contestata tariffa”.

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