Il Tribunale di Bergamo, con sentenza 19 novembre 2019, ha assolto con la formula “il fatto non sussiste” il titolare di centro raccolta scommesse che, pur avendo presentato istanza 88 tulps dichiarando di collaborare con un bookmaker austriaco, ricevendo il conseguente diniego, aveva poi continuato l’attività cambiando bookmaker e passando ad allibratore anglo-maltese, previa dichiarazione alla Questura circa il subentro e senza presentare nuova istanza di licenza di pubblica sicurezza.

L’avv. Marco Ripamonti, difensore dell’imputato, ha argomentato come, a fronte di fatti risalenti al 2016, entrambi gli operatori fossero stati ritenuti discriminati a fronte del bando di gara Monti e come, pertanto, gli effetti del diniego basato sulla carenza del titolo concessorio in capo all’allibratore tirolese fossero produttivi di effetti, in punto violazione del Trattato UE, anche riguardo al successivo allibratore anglo-maltese, subentrato al primo, ma comunque ritenuto discriminato già dal bando del 1999, pur se riguardo a quest’ultimo non fosse stata presentata richiesta di licenza di pubblica sicurezza, ma comunicata alla Questura una semplice nota di avvicendamento.

Il Tribunale ha accolto la tesi della difesa ed ha disapplicato la norma incriminatrice dell’art. 4 legge 401/89, ripercorrendo la giurispudenza comunitaria e di Cassazione intervenuta sul tema e, comunque, basandosi anche sulla carenza del profilo soggettivo del reato, attesa la oggettiva situazione giurisprudenziale.

All’imputato erano stati anche contestati i reati di omessa affissione della tabella dei giochi vietati e omessa tenuta del registro antiriciclaggio.

L’assoluzione si è estesa anche a tali reati, riguardo ai quali la difesa ha sostenuto come la tabella fosse impossibile da ottenere, essendo collegata al previo rilascio della licenza 88 tulps, ingiustamente denegata e come, riguardo al registro antiriciclaggio, la Procura non avesse dimostrato il perfezionamento di scommesse di entità tale da richiedere la registrazione.