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(Jamma) – La notizia del giorno, di ieri a dirla tutta, è che Francesco Corallo, definito “il re italiano delle slot machine e video lottery”, avrebbe perso la concessione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la gestione delle slot in Italia.


Il provvedimento di «decadenza della concessione», secondo autorevoli organi di stampa, sarebbe stato notificato all’imprenditore catanese e comporterebbe la conseguenza che nei prossimi sei mesi la società Global Starnet ltd (la ex Bplus) del gruppo Corallo dovrà spegnere 57mila slot machine e 10mila VLT (video loteries terminal) sparse in tutto il territorio nazionale.
Ora, se le stime presunte dagli stessi organi di stampa saranno confermate, si parla di circa 500 milioni di euro di gettito erariale che verranno meno con la cessazione della raccolta con i giochi collegati alla rete Global Starnet ltd.

Nulla viene detto invece circa la sorte che spetterà a tutti quei piccoli imprenditori, definiti “terzi incaricati della raccolta” e regolarmente iscritti all’elenco RIES che, sulla fiducia del Ministero della Economia e delle Finanze – Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ad un concessionario riconosciuto hanno affidato la loro attività, la loro vita, presentato garanzie fideiussorie e avviato la raccolta in conformità con le leggi che regolano il servizio pubblico del gioco.
È evidente che qualcosa non ha funzionato e continua a non funzionare. Una comunicazione così seria e vitale per alcune libere imprese che pagano imposte allo Stato italiano non può essere veicolata attraverso organi di stampa come una notizia di cronaca o di gossip.
Per la gestione dei giochi pubblici è stata creata una Authority che per rispetto del cittadino contribuente ha proprio lo specifico compito di tutelare tutti, attraverso le regole del sistema concessorio studiato e introdotto in Italia per garantire una regolare e corretta fruizione dei giochi con vincita in denaro.
Senza entrare nel merito delle colpe di cui si può essere macchiata la società Global Starnet ltd, senza dubbio ritenute gravi per motivare la revoca della concessione, nascono forti dubbi sulla responsabilità per le attività di controllo e regolazione delle attività di gioco.
Come mai lo Stato ha affidato a questa società le attività in concessione della raccolta del gioco? Come mai lo ha fatto per ben due mandati di concessione?
Perché, ancora oggi, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non comunica la revoca della concessione?


Perché gli imprenditori che gestiscono quei giochi, più di 60.000 apparecchi, circa il 20% di questa tipologia di offerta, non sono stati UFFICIALMENTE avvertiti di questo problema?
Quale fiducia può avere, infine, il consumatore per un sistema che continua a proporre giochi in una rete di controllo che viene messa in discussione al punto di deciderne la revoca della concessione?

m.b.

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