Anche il fisco siciliano può ringraziare il settore dei giochi per le imposte che annualmente versa all’erario regionale.

Sono oltre 340 i milioni che la Regione Sicilia ha potuto registrare nell’ultimo bilancio a titolo di tributi versati direttamente dalle attività di gioco legale.

Lotto, lotterie e altri giochi, tra cui le slot, hanno fatto registrare introiti per 17,8 milioni di euro, in netto aumento rispetto ai 15,9 milioni di euro portati a bilancio nel 2017. Si tratta di un incremento del 12,1 per cento in un anno.

Decisamente più rilevante l’incremento, in termini percentuali, della imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse: 5,7 milioni contro i 4,7 milioni dell’anno precedente, ovvero +21,6 per cento.

Ma la migliore performance la registrano gli apparecchi da gioco a vincita, ovvero slot e videolotterie, con 316 milioni di euro, in incremento del 4 per cento rispetto all’esercizio precedente.

A queste cifre si aggiunge il contributo, anche se più modesto, dell’imposta sugli intrattenimenti, per qualche centinaia di migliaia di euro versata sugli apparecchi da intrattenimento senza vincita in denaro.

Sono numeri, quelli dei giochi, che spiegano molto bene perchè in passato la Regione Sicilia, al fine di salvaguardare le proprie entrate fiscali ha asserito che il PREU sulle slot fosse un tributo per cui fosse di sua spettanza la quota riscossa nel proprio territorio.

Lo Stato tramite l’Avvocatura generale ha cercato di controbattere osservando che il prelievo erariale unico, pur rientrando tra le prestazioni patrimoniali imposte, non avrebbe natura tributaria, ma «propriamente amministrativa»; e ciò a suo dire sarebbe confermato «anche dalla assenza di disciplina di alcune fasi procedimentali – come quelle attinenti alla riscossione coattiva, all’accertamento e alla previsione della misura delle sanzioni comminabili – che caratterizzano i tributi». In pratica per lo Stato il PREU sarebbe un «provento delle attività di gioco» ovvero «un “provento” di attività […] imprenditoriali».

Tali considerazioni sono state successivamente respinte dal giudice delle leggi il quale ha affermato che «anche a prescindere dalla denominazione di “tributo” riservata al predetto prelievo erariale unico dai provvedimenti impugnati, la natura di “entrata tributaria erariale” si desume, infatti, in modo univoco dalla sua disciplina positiva e dalla sua derivazione dall’imposta sugli intrattenimenti». In pratica per la Corte il prelievo erariale unico ha natura tributaria, perché è sostitutivo dell’imposta sugli intrattenimenti.

Quanto si gioca in Sicilia

Secondo l’Agenzia delel Dogane e dei Monopoli nel 2018 in Sicilia sono stati spesi per il gioco 986 milioni di euro, a fronte di una raccolta di 4,5 miliardi e di 3,5 miliardi di vincite distribuite.

Slot, videolotterie e apparecchi di puro intrattenimento hanno registrato una spesa complessiva di 481 milioni di euro ( raccolta – vincite) di cui, come abbiamo visto, 316 milioni vengono versati a titolo di tributo.