Il reddito di cittadinanza non sarà spendibile in giochi pubblici perchè considerato un acquisto immorale. Se c’era ancora qualche dubbio su come l’attuale governo intende approcciarsi al fenomeno del gioco ecco la risposta: un salto indietro nella storia almeno di un centinaio di anni.

I social sono pieni zeppi di post ironici sugli «acquisti immorali» che non saranno consentiti con il presunto reddito di cittadinanza che il governo vuole varare.

L’accostamento tra il valore ‘etico’ di questa misura e la guerra culturale che il M5S ha da tempo dichiarato al gioco pubblico nella consapevolezza che rappresenti uno degli argomenti in assoluto più idonei a garantire, a zero costi, un ampio consenso popolare, non poteva che essere uno dei cavalli di battaglia dei rappresentanti di questo governo.

La questione è di quelle che lasciano ampio spazio alle più diverse considerazioni. Ha un senso introdurre una misura come il reddito di cittadinanza, tipica delle società che dimostrano una giusta consapevolezza oltre a un grado di maturità e di civiltà adeguati, se poi riteniamo di dover ‘guidare’ i beneficiari se non addirittura a imporre loro dei paletti? Sarà, e non vogliamo ammetterlo, che in tanti sono portati a pensare che quei soldi nella maggior parte dei casi andranno per acquisti inutili? E allora quali sono inutili o addirittura immorali? E’ immorale una bottiglia di superalcolico o magari una bottiglia di vino? E’ immorale in senso asoluto o solo per chi magari è in una situazione di disagio perchè dipendente dall’alcool? E’ immorale un biglietto per il cinema se si hanno debiti da saldare, un dolce se si è diabietici o addirittura obesi contribuendo così a peggiorare la propria condizione di salute? La tessera e il bancomat del reddito di cittadinanza non consentiranno di acquistare sigarette, perché fanno male alla salute e lo Stato pensa alla salute dei cittadini. Stessa cosa per gli alcolici. E le bibite gassate? I cibi pieni di conservanti? Il cibo ‘spazzatura’? Meglio la spesa da un macellaio o il ‘fast food’? La rosticceria o il cibo biologico? Una scommessa o il biglietto della lotteria? E se vado da Unieuro (che tanto piace a Laura Castelli, nota per essere la consigliera di Luigi Di Maio sui temi economici ) va bene una aspirapolvere o un mega televisore, uno smartphone di ultimo tipo o un modello più economico? Quante ricariche telefoniche sono consentite in un mese? E’ questa la distizione etica? Ma che ne è stato di anni di storia del pensiero? Da almeno sessanta anni l’approccio ‘morale’ al gioco d’azzardo ha lasciato il posto ad un approccio clinico. I grillini questo lo sanno fin troppo bene, tanto da essere loro, i primi, ad affermarlo.

Eppure eccoci ancora qui, tornati indietro almeno di cento anni, a sentirci spiegare che il giocatore è un peccatore, destinato alla dannazione eterna o, nella migliore delle ipotesi, alle sofferenze espiatorie del purgatorio. O in alternativa un criminale, o peggio ancora un condannato alla povertà e alla indigenza e in ogni caso ‘un malato’, destinato alle cure farmacologici o al lettino del psicoanalista. Anni di studi scientifici buttati all’aria pur di non riconoscere la natura ‘normale’ del gioco e come dice il filosofo, nonché psicologo, Mauro Pini “la sua inequivocabile natura sociale e simbolica che si esprime inevitabilmente nell’abito di determinati contesti economici, culturali e storici che ne condizionano l’insorgenza e la progressione”. O forse che il reddito di cittadinanza, o ancora meglio i limiti alle spese immorali, vogliano dimostrarci il contrario? Prima con il divieto alla pubblicità del gioco si è voluto dimostrare che noi, cittadini italiani, siamo incapaci di scegliere se fare o meno una scommessa, esattamente come se comprare una automobile che possiamo permetterci e indebitarci a vita pur di farlo. Ora siamo all’elenco dei consumi etici e di quelli che non lo sono. Nella convinzione che la morale di Stato ci salverà non è che Casalino & Co (visti i precedenti) non stiano pensando a un Grande Fratello che ci osservi dall’alto? mc

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