Sentenza piena di contenuti quella resa dal Tribunale di Livorno e depositata il 21 Settembre 2021.
Il Magistrato (togato) ha mandato assolto l’imputato su cui gravavano due capi di imputazione per intermediazione abusiva, uno inerente i rapporti con la società detentrice il marchio Aleabet ed altro relativo al rapporto con Centurionbet, detentrice del marchio 1128.

Tra i temi di rilievo, l’onere della prova circa l’attività di intermediazione, per il Tribunale non assolto dal Pubblico Ministero che, ad avviso del Magistrato, avrebbe dovuto dimostrare che a fronte delle istanze finalizzate ad ottenere il titolo di pubblica sicurezza avanzate dall’imputato alla Questura fossero scaturiti rispettivi dinieghi e che effettivamente, presso il CED, venisse esercitata attività di intermediazione.

Su tale tema il Tribunale ha affrontato un ulteriore tematica ed ha condiviso le tesi della difesa secondo cui, alla luce della Sentenza CGE Biasci, è lecita la mera attività di trasmissione delle scommesse dallo stesso CED al bookmaker, senza che lo stesso CED interferisca nella gestione delle scommesse e del palinsesto e nella relativa accettazione della giocata. la motivazione della Sentenza livornese ripropone i passi inerenti alla questione della Sentenza Biasci, ponendo l’attenzione sui contratti tra l’imputato e i due bookmaker riportanti clausole incompatibili con l’attività intermediativa e più in linea con la mera attività di trasmissione dei dati.

Il Tribunale ha poi valutato i profili discriminatori attinenti ai due bookmaker sulla base di rispettive memorie prodotte in atti, ricostruendo passo per passo la giurisprudenza della Corte di Giustizia in tema di assetto concessorio ed autorizzatorio e quella di Cassazione sul concetto di intermediazione e relativi limiti (ad esempio riguardo all’utilizzo, vietato, di conti di comodo intestati a terzi per agevolare giocate “anonime”).

Riguardo ai profili delle due società, quanto a quella titolare del marchio Aleabet, il Giudice ha affermato come in tal caso si possa trattare di discriminazione indiretta, dovuta alla oggettiva difficoltà opposta da ADM ai fini dell’accesso alla procedura di regolarizzazione di cui alle leggi di Stabilità 2015 e 2016, per via di termini oggettivamente ristretti e tali da rendere molto difficile regolarizzare un numero consistente di centri.

Discriminazione oltretutto da estendersi al ritardo dello Stato Italiano nella attuazione di un nuovo bando, previsto per il 2016 e, come rilevato dal difensore avv. Marco Ripamonti in discussione orale, non ancora realizzato.

Quanto all’operatore maltese Centurionbet, il Tribunale ha altresì affermato, sulla base delle produzioni della difesa e di alcune pronunce di Cassazione, la discriminazione ai danni dell’operatore stesso a fronte della clausola del Bando Monti, oggetto della Sentenza CGE Laezza, estendendo così a tale operatore i principi contenuti nella detta Sentenza.

Riguardo a ciò la difesa si è anche avvalsa del decreto del GIP che aveva in precedenza ottenuto con cui, già in fase di indagini preliminari, era stata negata la richiesta di sequestro preventivo del locale per sospetta discriminazione.

Il difensore dell’imputato avv. Marco Ripamonti ha così commentato: “Il mio simpaticissimo assistito Gabriele Maggini, verace livornese, è stato assolto con una Sentenza che contiene, in effetti, importanti ed attuali spunti di riflessione su tutti i temi dedotti.

E’ una pronuncia che tengo a condividere con il bravissimo e compianto Collega Pasquale Pittella del Foro di Roma, cui va un caro ricordo ed al quale sono dovuto subentrare dopo la prematura scomparsa e che aveva già ampiamente istruito, in modo decisamente eccellente, tutta la questione relativa al marchio Aleabet.

La Sentenza inoltre contiene l’applicazione diretta dei principi della CGE Biasci ed altri, tanto più che tra gli “altri” protagonisti della vicenda giudiziaria in CGE dell’epoca Goldbet figura anche il Maggini, circostanza che valorizza la pronuncia e di cui il Tribunale dà atto in un passo della Sentenza”.