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(Jamma) Se il reddito di cittadinanza proposto dal Movimento Cinque Stelle sia davvero una bufala o se lo è la notizia delle file di cittadini che lo rivendicano, non possiamo ancora saperlo. Che il reddito di cittadinanza, se si realizzerà, sarà invece la garanzia di sopravvivenza delle slot in Italia è un dato di fatto. A dirlo non sono gli esponenti del Movimento, bensì la proposta a cui da anni stanno lavorando e che, secondo molti, è la vera ragione del successo elettorale del 4 marzo scorso.

Una premessa è d’obbligo. Anzi forse più di una. I grillini una grande simpatia per i giochi pubblici e gli addetti ai lavori non l’hanno, e soprattutto mai voluta, dimostrare. Il loro giudizio sul gioco d’azzardo è inappellabile così come è nota la loro avversione per il modello di gestione delle attività di gioco affidata a un regolatore e a soggetti concessionari.

Quello che il Movimento non ha ottenuto a livello nazionale, ovvero norme che impongano una limitazione all’offerta terrestre attraverso distanziometri e orari, è riuscito a livello locale, attraverso le leggi regionali e le ordinanze comunali. E su questo hanno dimostrato una coerenza indiscutibile: stesse motivazioni e determinazione pur di sollecitare regolamenti praticamente identici in ogni dove.

Quello che invece il Movimento Cinque Stelle non ha mai esplicitato è l’intenzione di abolire il gioco pubblico e, di conseguenza, le entrate a queste attività riconducibili.

E il reddito di cittadinanza è la riprova. Sappiamo infatti che tra le coperture di questo disegno di legge (di cui si parla dal 2013) ci sono le entrate da un incremento del Prelievo Erariale Unico sui giochi. Nello specifico, all’origine di questa proposta, si parla di “una quota non inferiore a 2.700 milioni di euro annui delle entrate derivanti dai giochi pubblici”. E come? “Al fine di assicurare le predette risorse il Ministero dell’economia e finanze-Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato è autorizzato ad emanare, con propri decreti dirigenziali entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, disposizioni per introdurre nuove modalità dei giochi già esistenti compresi il Lotto e i giochi numerici a totalizzazione nazionale, modificare la misura del prelievo erariale unico attualmente applicato ed eventuali addizionali, nonché la percentuale del compenso per le attività di gestione ovvero per quella dei punti vendita”.

Quindi siamo nel 2014 e l’obiettivo sono il Lotto e giochi numerici.

Il tempo passa e arriviamo al 2016. Il reddito di Cittadinanza è un disegno di legge proposto tra gli altri dal senatore Giovanni Endrizzi, professione educatore sociale, che alla sua prima candidatura dice testualmente di voler “contribuire a una riforma profonda della normativa sulla pubblicità, diffusione e accessibilità dei giochi d’azzardo. Vedendo una politica che non guarda più al futuro, ho deciso di mettermi in gioco come un attivista del Movimento. Nel tempo ho visto che un cittadino può molto più di un politico, che un movimento può molto più di un partito, perché possono tenere la mente sgombra da schemi consumati, vecchi, e le mani libere da accordi di potere”. Il ddl da lui stesso sostenuto e mai approdato in discussione in Aula però non prevede l’abolizione del gioco, ma la copertura degli interventi che garantiranno il reddito di cittadinanza attraverso “provvedimenti del direttore generale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli” che modifichino “la misura del prelievo erariale unico attualmente applicato sui giochi ed eventuali addizionali, nonché la percentuale del compenso per le attività di gestione ovvero per quella dei punti vendita al fine di conseguire un maggior gettito, a decorrere dall’anno 2015, non inferiore a 600 milioni di euro”. Lo conferma anche Luigi di Maio in un post pubblicato sul suo profilo FB nel 2015: “tassazione del gioco d’azzardo per una aliquota a carico dei concessionari dei giochi, si aumentano le tasse sul gioco d’azzardo”.

Oggi, a quanto pare, quell’importo, per forza di cose, potrebbe aumentare fino a 1 miliardo di euro.

Luigi di Maio, fresco di elezioni, dice che il programma prevede una ‘exit strategy’ da slot e videolotterie. Il mercato ci dice che su 10 miliardi di entrate erariali gli apparecchi da soli ne garantiscono circa sei, il Lotto e i giochi numerici poco più di 2. La quota di mercato del Lotto è di circa il 15%, quella degli apparecchi oltre il 52%. Se togliamo dal mercato le slot su quali altri giochi (o concessionari) dovrà essere incremento il prelievo erariale?

Il reddito di cittadinanza, lo speriamo per chi ci ha creduto, potrebbe non essere una bufala, ma la storia che un ipotetico governo targato M5S possa fare a meno delle entrate delle slot, sicuramente lo è. mc

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