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(Jamma) Il governo che non c’è. E’ questo in estrema sintesi il risultato delle ultime Elezioni. Un governo tutto da inventare con una serie di possibili scenari che lasciamo agli esperti della ‘materia’. Quello che è certo è che non vince la politica, quella dei programmi e delle visioni a lungo termine, quella che ti permette di dire se stai da una parte o dall’altra. Un risultato scontato per un Paese dove negli ultimi anni si è speculato sulla paura. La paura per tutto: dagli immigrati agli effetti, disastrosi, del gioco a premio (che in maniera del tutto ‘interessata’ molti continuano a definire d’azzardo). Così i cultori e i ‘fabbricatori’ del panico a ogni costo hanno alimentato la rabbia e una totale incapacità di gestire i problemi.

Sulla ‘gestione’ dei giochi abbiamo assistito ad un processo di trasmissione e attribuzione delle competenze da un governo centrale, così come da modello assunto, a organismi locali nella convinzione che il primo non fosse in grado di assolvere il suo ruolo ma senza sapere se gli altri fossero minimamente capaci di farlo. E i risultati sono solo in parte davanti agli occhi di tutti. Cominciamo per esempio dalla Lombardia dove, improvvisamente, si scopre che nonostante le restrizioni al funzionamento delle slot e delle Vlt il consumo di gioco a vincita è aumentato. In che modo? Forse nell’online ma sicuramente anche in offerta illegale. Un risultato che smentisce, categoricamente, le teorie e le pre-visioni (di qualche teorico fin troppo visionario) di chi dei meccanismi dell’offerta di gioco non ci ha capito mai niente.

D’altra parte chi al governo avrebbe dovuto scegliere come gestire e indirizzare il mercato era talmente preoccupato nell’evitare una guerra di religione sull”azzardo’ da cercare ad ogni costo una mediazione con tutti: con gli alimentatori del panico e con chi su quel panico ha creato il suo consenso.

Ma tutto questo è il passato. Oggi, qualunque esso sia, un governo non c’è e quello che verrà sarà solo il frutto di astruse alchimie destinate più o meno a funzionare. Non ci sono programmi e visioni, ma solo paura e rabbia, gli stessi elementi di un voto che qualcuno definisce come il risultato della voglia di cambiamento. Contro un sistema, contro il sistema, ma qual’era questo sistema? E adesso cosa si deve aspettare il settore dei giochi, quella famosa industria dal fatturato miliardario? Quello che ha ricevuto fino ad ora: ovvero improvvisazione. Qualunque sia l’alleanza di governo sarà il risultato di un guazzabuglio destinato a navigare a vista, tra continue tempeste e uragani, molte volte scatenati per un nonnulla e qualche volta di proposito. I giochi non sono una priorità, se non per l’importante introito che garantiscono all’erario, lo sono solo per distrarre la popolazione da questioni più importanti. Non sono una priorità nemmeno per le persone che dicono di avere a cuore i giocatori patologici, se non fosse per i finanziamenti stanziati. Ma il gioco d’azzardo è un tema che ben si presta alla speculazione sulla paura e per dargli contro non servono mezzi economici considerevoli né una preparazione politica. Qualsiasi cosa si dica la gente ci crede, anche grazie all’atteggiamento assunto in questi anni da chi è stato incaricato di regolamentare, gestire e amministrare questo mercato.

Oggi si dice che ha vinto il voto degli anti-europei. Ma per il settore dei giochi che differenza fa? Da tempo la Commissione e il Parlamento Eu hanno assunto un atteggiamento di distacco sulla questione. Che ognuno regolamenti da sè. Senza interferenze. L’industra del gioco era fuori da Bruxells ancora prima della Lega e di Di Maio. Tutte le segnalazioni alla Commissione sulle politiche restrittive sulle slot sono state rigettate con un evidente senso di fastidio.

Cosa succederà adesso? Sarà meglio o peggio per il settore? Tranquilli, non sarà poi così diverso da come è stato. Nessun governo d’intesa potrà fare a meno dei 10 miliardi dalle entrate sui giochi pubblici, nessuno avrà voglia di lavorare ad una seria politica sui giochi, tutti, alla prima occasione, grideranno l’allarme sulla peggiore delle pesti. Perché così è stato e così sarà. Tutti i partiti e i movimenti, chi più e chi meno, hanno manifestato la loro preoccupazione per gli effetti del consumo di gioco (???), qualsiasi sia l’alleanza che nascerà la musica non subirà variazioni. E i decreti che sarebbero dovuti uscire? L’intesa Stato-Regioni? Il riordino del settore? I bandi di gara? Sarà già un risultato se qualcuno, tra qualche mese, se ne ricorderà. mc

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