Gli operatori di poker online rifiutano l’idea di doversi piegare alla ‘concorrenza’ di programmi di intelligenza artificiale in grado di ‘battere’ anche i migliori giocatori.

Solo pochi giorni fa la società di investimento internazionale Morgan Stanley ha declassato gli obiettivi di prezzo di ben tre titoli legati al poker. La ragione?

Secondo gli analisti infatti l’industria del poker deve affrontare una minaccia a lungo termine a causa dell’intelligenza artificiale.

In genere dei robot utilizzati nelle partite al poker online si parla molto di più all’interno della comunità di poker online e nei circoli di informatica piuttostoche in contesti finanziari. Questa volta sotto ‘indagine’ sono finiti The Stars Group (TSG), GVC Holdings (GMVHF) e Playtech (PYTCF), rispettivamente i proprietari e gli operatori di PokerStars , partypoker e iPoker Network . 

Gli analisti hanno ridotto di pochi punti gli obiettivi di prezzo per GVC e Playtech, Stars Group di oltre il 5%.

La principale causa di preoccupazione per Ed Young e il suo team è la recente presentazione di Pluribus , un progetto di AI di Facebook e di alcuni scienziati informatici presso la Carnegie Mellon University . Carnegie Mellon è una delle due università conosciute per le sue ricerche sull’Intelligenza artificiale del poker, insieme all’Università di Alberta in Canada .

Pluribus differisce dai suoi predecessori per due ragioni importanti. Più di ogni altro bot esistente, questa nuova soluzione rappresenta una minaccia concreta per il vero business del poker.

I robot precedenti si concentravano esclusivamente sul gioco heads-up, ad esempio, che rappresenta solo una piccola parte del traffico del poker online. Pluribus riproduce (e vince) il formato six-max molto più popolare.

Pluribus gira su un computer standard e ha richiesto un lavoro su cloud di soli 144 dollari e 8 giorni. Ciò rende il programma a portata di mano per un qualsiasi aspirante utente di bot, anche per i tornei a puntate basse.

Potrebbe quindi essere la prima volta che il mondo degli investimenti prende in seria considerazione l’idea che l’intelligenza artificiale rappresenti  un rischio importante per il business del poker online.

Nei giorni successivi la pubblicazione del report di Morgan Stanley i siti di poker e i loro team di sicurezza non hanno mancato di precisare che non è la capacità di robot il vero problema per un sito di poker, quanto la facilità o meno di rilevare il bot in questione.

Il  backgammon online per esempio non è mai stato un business redditizio, ci sono stati pochissimi investimenti nello sviluppo delle politiche e nella sicurezza dei siti. Le cose sono diverse per il poker online, ovviamente, che rimane un’attività di gioco redditizia.

Ogni buon giocatore di poker sa che non devi battere tutti i giocatori al tavolo per essere un vincitore. Devi solo battere gli avversari più deboli. E non a caso i bot di poker in grado di realizzare un profitto esistono già da anni e sono indirizzati alle puntate più basse.

Un bot in stile Pluribus potrebbe essere in grado di battere i giochi con puntate più alte rispetto alla maggior parte, ma un bot di questo tipo rischierebbe significativamente di essere individuato. 

La gestione di un bot con posta in gioco elevata richiede anche di mantenere un bankroll molto più grande sul sito, il che significa responsabilità molto più grandi per l’operatore se il bot viene rilevato.

Il vero campo di battaglia tecnologico non è il tavolo da poker in sé, ma le energie impiegate per individuare la presenza di un bot. Le parti in guerra non sono i robot e i giocatori, ma gli sviluppatori di bot e i team di sicurezza del sito.

Morgan Stanley ha probabilmente ragione nel non sottovalutare il potere di Pluribus, ma gli operatori di gioco, di certo, non staranno a guardare.