In assenza di un piano reale e concreto di riapertura per le attività di sale, scommesse e servizi di gioco in generale non resta che andare per analogia.

Si parte dal decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 26 aprile scorso, quello per intenderci sulla Fase 2 , per immaginare quale sarà la logica che il governo intenderà seguire quando anche le attività di gioco pubblico, esattamente come le altre attività imprenditoriali, dovranno riaprire i battenti.

Per questo è necessario guardare alle regole su cui stanno lavorando regioni e task force messa in campo dall’esecutivo, nessuna esclusa. Indicazioni importanti per non farsi trovare impreparati.

Come stanno ripetendo in questi giorni i rappresentanti delle imprese, scommesse, slot e bingo, è quanto mai difficile trovare interlocutori disponibili ad avviare un confronto aperto e soprattutto libero da pregiudizi. Nessuna amministrazione regionale al momento ha ritenuto necessario convocare, allo stesso modo di quanto è stato fatto per esempio per bar e attività balneari, gli imprenditori del gioco. Così quando parlano di turismo balneare si pensa possano riferirsi anche alle tantissime sale giochi stagionali che ogni anno contribuiscono all’offerta di intrattenimento, agli spazi dedicati all’interno degli stabilimenti, per esempio.

Quando si parla di bar invece la speranza è che includano, nella articolazione di una modalità di somministrazione tutta rinnovata, anche la gestione delle aree in cui vengono installati gli apparecchi a vincita limitata.

E nel frattempo, fiduciosi, ci si appresta a riaprire quelle serrande, anche se solo per mettere piede all’interno della propria sala scommesse. In molti casi l’impossibilità di spostarsi e le rigide regole sugli spostamenti reso difficile anche questo.

Si comincia con il riavvio delle attrezzature, dei dispositivi, dai terminali agli apparecchi da gioco. Si cerca di capire come potrebbero essere riorganizzati gli spazi, cosa si potrebbe cominciare a fare, nella consapevolezza che quando tutto ripartirà si avrà poco tempo a disposizione.

Il presidente Bonaccini e il suo omologo del Lazio, Zingaretti, ieri hanno lanciato la Fase 3, quella che interesserà gli esercizi commerciali dedicati alla somministrazione, come i bar. Per ora si tratta di una prima valutazione delle possibili soluzioni, ma è già qualcosa. La Regione Lombardia ha annunciato nuovo pacchetto di aiuti per le micro e piccole imprese lombarde e riguarda anche i settori del commercio al dettaglio, dei pubblici esercizi (bar e ristoranti) . Sono escluse le aziende che hanno proseguito l’attività quelle che hanno deciso di introdurre il lavoro agile per tutti i
dipendenti. Sono ammesse al contributo le spese per gli interventi che riguardano la messa in sicurezza sanitaria come per esempio: macchinari e attrezzature per la sanificazione e
disinfezione degli ambienti aziendali; apparecchi di purificazione dell’aria, anche portatili; interventi strutturali per il distanziamento sociale all’interno dei locali; strutture temporanee e arredi finalizzati al distanziamento sociale all’interno e all’esterno dei locali d’esercizio (parafiato, separe’, dehors); termoscanner; strumenti e attrezzature di igienizzazione per i clienti; dispositivi di
protezione individuale come mascherine, guanti, occhiali; spese di formazione sulla sicurezza sanitaria).

Come è sempre successo per le attività di gioco non ci saranno vie preferenziali, stiamone certi, e ancora una volta saranno gli imprenditori, con le proprie capacità, a dover muoversi tra leggi, norme e regole varie. Superando anche le inevitabili uscite di qualche politico in astinenza da visibilità ( e di cose sensate da dire) . cm