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La partita è quella del Def, il documento di economia e finanze, che il governo deve approvare entro il 10 aprile. Il ministero dell’Economia, su indicazione della Commissione Ue, ha annunciato che approverà la parte del documento con le previsioni a legislazione vigente.

(Jamma) L’Italia deve riuscire a fare a meno delle entrate dai giochi pubblici, slot comprese. Lo hanno detto praticamente tutti nelle scorse settimane, sia chi ha vinto, sia quelli che hanno perso le ultime elezioni. Lo hanno detto, ma adesso devono spiegarci come faranno. Come faranno anche a trovare circa 31 miliardi di euro per evitare l’aumento dell’Iva nel 2019 e nel 2020. Sono gli impegni presi dal governo Gentiloni e per i quali il ministero delle Finanze dovrà trovare delle soluzioni.

Sono, per chi non lo ricordasse, le famose clausole di salvaguardia su coperture incerte che si trascinano dal 2011 e che fino al 2018 sono state evitate. Ma dal prossimo anno qualcosa potrebbe cambiare. Dal prossimo anno l’aliquota Iva ordinaria dovrebbe aumentare dal 23% al 24,2%. Quella agevolata dal 10% all’11,5%. Tradotto, aumenti per la maggior parte dei beni di consumo.

A meno che il nuovo governo (di cui al momento non si hanno notizie) trovi una alternativa possibile. La partita è quella del Def, il documento di economia e finanze, che il governo deve approvare entro il 10 aprile. Il ministero dell’Economia, su indicazione della Commissione Ue, ha annunciato che approverà la parte del documento con le previsioni a legislazione vigente. «Non ci saranno da parte del governo uscente ipotesi programmatiche, questo non è il nostro compito», ha spiegato Padoan. Quindi niente impegni per il futuro e nemmeno rinunce, come ad esempio ai 10 miliardi che ogni anno lo Stato incassa dai giochi. Come ha fatto per le quote riferibili allo scorso gennaio, stando ai conti della Ragioneria dello Stato.

Le slot, per fare un esempio, hanno garantito 562.387.937,13 euro, somma già riscossa, così come gli 8,3 milioni del 25% dell’imposta unica sui giochi di abilità e i 2,3 milioni dell’imposta sugli intrattenimenti. Perché le imposte sui giochi, vale la pena di ricordarlo, non sono solo il prelievo erariale unico o la tassa sulla raccolta del Lotto. Sempre a gennaio i proventi del Lotto sono arrivati a 80 milioni di euro, 22 milioni quelli dalle attività di gioco (in generale), altri 13 dalla quota del 40% dell’imposta unica sui giochi di abilità, e 4,6 milioni dal diritto fisso erariale sui concorsi pronostici. ‘Appena’ 1,9 milioni da altre entrate (non bene identificate). Solo il Bingo ha versato oltre 13 milioni nel primo mese dell’anno e ben 92 milioni sono stati garantiti i titolo di canone di concessione per la gestione della rete degli apparecchi a vincita e del totalizzatore nazionale. A questo elenco vanno aggiunti i 90 milioni delle lotterie istantanee.

Dopo i tanti proclami e le promesse da campagna elettorale, tutti gli eletti sono adesso alla prova dei fatti: ci spieghino come faranno tornare i conti. Visto che molte imprese del settore, falcidiate dalle norme locali e dalla riduzione (forzata) del numero degli apparecchi, non lo potranno fare. mc

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