Il governo del cambiamento, così l’hanno annunciato. Il cambiamento vero, per il momento, non è ancora arrivato, ma non sono mancati i fraintendimenti, i passi indietro e i ripensamenti.

Non sul gioco pubblico legale, su quello la coppia Di Maio -Salvini ha tirato dritto, nonostante tutto. O forse senza che nessuno abbia fatto nulla per dimostrare che sarebbe stato un inganno.

L’inganno, quello vero, è stato perpetrato nei confronti dei cittadini, gli stessi che dovranno aprire gli occhi di fronte alle promesse (dimenticate?) delle pensioni quota cento (una sperimentazione prevista per la durata di un triennio) e il reddito di cittadinanza (tutt’altro che una misura ‘universale’).

Il grande inganno è quello messo sotto gli occhi di tutti da qui a una settimana passando dalla affermazione ‘abbiamo abolito il gioco d’azzardo’ a ‘abbiamo tassato il gioco d’azzardo’. Che, come è chiaro ai molti ancora dotati di normale raziocinio, non corrisponde alla stessa cosa.

‘Abbiamo tassato il gioco d’azzardo’ non è un segnale di cambiamento, è un gioco di parole, questo sì molto azzardato.

Un gioco di parole ancora più infimo se si considera che parte di questa tassa ricadrà (grazie ad una riduzione della percentuale di vincita garantita sulle giocate degli apparecchio da intrattenimento a vincita) sugli stessi giocatori.

Esattamente come si farebbe ‘punendo’ i produttori di vino o quelli di prodotti dolciari tassando bottiglie e torte alla cassa.

‘Abbiamo tassato il gioco d’azzardo’ non è una conquista, è una strategia demagogica, è una manipolazione ‘mentale’ in perfetta linea con una classe politica che crede di lenire i disagi di una parte della popolazione alimentando insofferenza e addirittura odio nei confronti di quello che non ci appartiene, non siamo o non potremmo mai essere.

Il ‘gioco legale’, nonostante gli sforzi e i tentativi di questi anni si è diffuso nelle nostre città e nelle nostre vite (forse anche troppo) ma non si è integrato veramente. Non è diventato ‘normale’ abitudine, come dicono gli inglesi, è rimasto ‘altro’, ancora più estraneo rispetto a novità come le sigarette elettroniche o addirittura la cannabis light. Su queste il governo ‘del grande inganno’ non ha avuto esitazioni mettendo in campo agevolazioni e promesse (mantenute).

Il gioco, specie alle slot, è quello che solo e sempre gli altri praticano, almeno per la maggior parte di noi, esattamente come attività ‘socialmente meno gravi’ come guardare programmi stupidi, ricorrere alle raccomandazioni o ‘bruciare’ il versamento dell’Iva omettendo la ricevuta dello specialista.

Ho avuto la fortuna di ‘vivere’ un nonno nato agli inizi del Novecento. Operaio in fabbrica (anche la domenica) aveva frequentato i casinò grazie ad amici molto più abbienti di lui che si facevano accompagnare volentieri perché lo consideravano una buona compagnia. “Non ho mai giocato” mi raccontava, “ma era bellissimo essere lì”. Per le festività di Natale comprava i biglietti delle riffe dei negozi, era il ‘suo azzardo’. Aveva imparato che ognuno, in questo mondo, ha il suo posto e che non si migliora la propria condizione contrapponendosi agli altri con l’odio.

La sua dignità e la sua lucida consapevolezza sarebbe stato un buon antidoto a questa ‘strategia’ degli inganni. Ne aveva viste troppe per farsi abbindolare dai giochi di parole e da chi promette di proteggerti dai ‘rischi’ del mondo convincendoti che tu non lo possa fare da solo.

Ieri abbiamo assistito all’assegnazione dei premi della Lotteria. Oggi i giornali titolano da una parte di ‘sogni’ e di ‘dea della fortuna’ che bacia i vincitori, dall’altra di terribili storie di ‘soldi’ bruciati nell’azzardo. Cinquant’anni dopo la storia di quell’operaio romagnolo quest’Italia, il mio paese, ha irrimediabilmente fatto un passo indietro. E la cosa non mi piace. mc

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