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(Jamma) Una occasione d’oro quella che si è presentata oggi a Milano dove l’Anci Lombardia ha organizzato un evento sul tema del gioco d’azzardo e la criminalità a cui, per coerenza, Jamma ha deciso di non dare spazio visto che lo slogan della manifestazione, per altro sostenuta proprio dall’associazione dei comuni, era quello di “no sposnsor dai concessionari di gioco”. E invece Jamma Magazine che ai Concessionari legali e regolari dà voce, contrariamente a quanto hanno deciso di fare gli organizzatori dell’iniziativa che vede proprio il candidato governatore tra gli ospiti illustri, pensa sia giusto non parlare di chi prende simili posizioni. 

Torniamo quindi a Giorgio Gori, sindaco di Bergamo e paladino della lotta al gioco legale che anche oggi non perde occasione di ricordare quanto fatto a Bergamo dove “Abbiamo posto delle regolamentazioni e dei divieti, ma quanto abbiamo fatto non cancella ma aiuta. In parte il ricorso dei tabaccai è stato accettato dal Tar, ma per il resto il regolamento è in vigore ed è stato rispettato. Dal 1° luglio 2016 questo regolamento ha prodotto il 27% in meno delle  e un incremento di altre tipologie di gioco inferiore all’aumento mediamente registrato altrove”. Peccato non sia stato altrettanto esaustivo su quanto rilevato da unio studio promosso dallo stesso Comune e dal quale emerge che le slot non sono propriamente l’attività di gioco preferita dai minori e nemmeno quella più praticata.

Si passa poi alla legge della Regione Lombardia, promossa dal centro destra e sulla quale Gori ha qualcosa da ridire. “La Regione Lombardia si è battuta per i 500 metri dai luoghi sensibili, ma ritengo sia una strada demagogica: il proibizionismo non è la soluzione e sarebbe solo un regalo alla criminalità”. Ecco quindi la soluzione “”Il Comune di Bergamo ha fatto un lavoro un po’ più concreto a livello di raccolta dati. È stata un’attività di ricerca durata un anno che ha consentito di resistere al contraccolpo dei gestori. Dai numeri è emerso che nel 2014 a Bergamo si giocava molto di più che nel territorio limitrofo e da questo dato siamo partiti”. “L’aumento del gioco – ha continuato – è strettamente legato all’aumento dell’offerta e soprattutto abbiamo individuato il fenomeno dell’azzardo passivo, anche nei confronti del quale è necessario estendere la tutela della salute”.

Un riferimento dovuto alla attività della Conferenza Unificata e il mancato accordo sulle caretteristiche dei punti di gioco “Ho lavorato in prima persona all’accordo Stato/Regioni. Sono molto dispiaciuto che il gran lavoro fatto non si sia tradotto nel tavolo tecnico che sarebbe stato necessario per rendere concreto quel testo condiviso. In questo regolamento si punta a tutelare i minori, abbiamo pensato di lasciare ai sindaci il potere di attuare lo stesso che si è fatto a Bergamo anche per i punti gioco già esistenti. Alcuni erano d’accordo. La Regione Lombardia si è battuta per i 500 metri dai luoghi sensibili, ma la ritengo una strada demagogica. Penso che la Lombardia debba estendere la Legge a tutte le tipologie di gioco: su alcuni, di fatto, un sindaco non ha alcun potere e dunque questo dovrebbe essere la regola, possibilmente con un coordinamento condiviso. In Lombardia sono stati giocati 17 miliardi di euro nel 2016, ma le persone venute in contatto con servizi di prevenzione sono state poco più di 2000. La ricerca dell’ottimo credo sia nemica della ricerca del bene, come sta dimostrando la decisione della regione Piemonte, che ha voluto fare di più di quanto deciso in Conferenza Stato/Regioni” ha concluso Gori.

 

Beccalossi (Lombardia): “Gori dice che legge della Lombardia sulla ludopatia è demagogica? Probabilmente non sa di cosa parla”

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