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Gioco d’azzardo patologico. Minutillo (ISS) : “Il gioco d’azzardo e le nuove addiction, nuova frontiera della ricerca”

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(Jamma) New addictions e dipendenza da gioco d’azzardo. E’ il tema di cui si parla oggi presso l’Università di Salerno dove si tiene la prima Tavola Rotonda dedicata al tema in questione. L’evento rientra tra le iniziative promosse ed organizzate dall’Osservatorio sul gioco d’azzardo presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione.

“Noi apprendiamo attraverso i giovani, attraverso le problematicità espresse riusciamo a comprendere oltre i limiti della didattica” ha detto la professoressa Ornella De Rosa, presidente dell’Osservatorio e docente presso l’Università di Salerno nel salutare i giovani presenti e interessati al progetto di formazione.

Adele Minutillo, ricercatrice dell’Osservatorio Superiore di Sanità ha chiarito la definizione di dipendenza da Gap .“Quella da gioco d’azzardo è considerata una ‘addiction’ , dipendenza cioè derivante non da una sostanza. I ricercatori si stanno occupando anche di internet addiction, una categoria oggetto di studi senza una collocazione diagnostica. Il giocatore d’azzardo è considerato tale se ha giocato almeno una volta nel corso dell’ultimo anno. Il gioco d’azzardo si caratterizza per il fatto di non essere basato sulla casualità e sul denaro: si vice per caso. Il Comportamento diventa problematico quando l’individuo comincia a distrarsi dalle sue attività quotidiane per dedicarsi al gioco.

Di restrizioni alle attività di gioco e ‘distanziometri’ parla l’avvocato Stefano Sbordoni, giurista e esperto di gaming. “Non contestiamo i principi a fronte dei quali si vuole rendere l’attività di gioco esente da rischi, ma rende illogico ciò si vuole porre a baluardo dei nuovi rischi, si rischia di vanificare ogni sforzo. Si rischia di perdere fiducia nella istituzione. Ecco che l’effetto deterrente che si voleva è vanificato dalla illogicità della misura stessa. E’ totalmente provo di senso, è la prova scientifica che rende illogica questa misura, e probabilemente è la stessa ricerca a conferma di questo.

“Dal punto di vista sanitario non possiamo sapere se il distanziometro funziona davvero, abbiamo modelli statunitensi e australiani ma distanti culturalmente da noi. L’ISS sta elaborando una ricerca da cui potremmo a breve avere dei dati in questo senso. Al momento stiamo girando l’Italia organizzando dei Focus Group, parliamo con persone che soffrono per il Gap, e quello che ci dicono è che cercano i luoghi di gioco più lontano possibile dalla loro casa. Il senso di colpa e la vergogna gli fa preverire luoghi di gioco lontani. Se questo fosse vero e confermato da ricerche confermerebbe quanto detto prima. Per ora è una sensazione, aspettiamo di avere prove solide e valide”ha detto a questo proposito la dottoressa Minutillo.

Paolo Diana, ricercatore presso il Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica, dell’Università di Salerno non ha mancato di evidenziare il rischio nel semplificare il rapporto tra l’attività di gioco e la presenza dei cosiddetti luoghi sensibili, come se ci fosse una correlazione scontata tra un ‘compro oro’ e il gioco eccessivo. Tra le linee che possiamo indicare c’è sicuramente l’informazione, la promozione di una consapevolezza in merito all’attività di gioco.

“Rischio di creare uno spazio di ‘nessuno, uno spazio aperto, che lascio a qualcuno che può utilizzare in maniera ancora più rischiosamente compulsivo” ha suggerito nel corso del dibattito sul ‘distanziometro’ l’avvocato Stefano Sbordoni.

Hanno tra i 14 e i 25 anni e non studiano né lavorano. Non hanno amici e trascorrono gran parte della giornata nella loro camera. A stento parlano con genitori e parenti. Dormono durante il giorno e vivono di notte per evitare qualsiasi confronto con il mondo esterno. Si rifugiano tra i meandri della Rete e dei social network con profili fittizi, unico contatto con la società che hanno abbandonato. Li chiamano hikikomori, termine giapponese che significa “stare in disparte”. Nel Paese del Sol Levante hanno da poco raggiunto la preoccupante cifra di un milione di casi, ma è sbagliato considerarlo un fenomeno limitato soltanto ai confini giapponesi.”E’ un fenomeno non ancora così evidente come in Giappone , ma reale” ha sottolineato la dottoressa Minutillo. “Che sia nel gioco d’azzardo o nel gaming quello che mi permetto di suggerire è di non isolarsi e cercare comunque il contatto e il confronto con gli altri” .

Correttezza terminologica e gioco d’azzardo. “Sulla questione ne abbiamo sentite davvero di tutti colori negli ultimi anni. Pensiamo ad esempio alla ‘ludopatia’, di cui in questo anno si è abusato. Come si fa a capire il comportamento problematico o a rischio? Ci sono degli strumenti, dei criteri ben precisi. Il Cnr ad esempio parla di 900 mila persone con comportamento a rischio, i giornali lo hanno tradotto come comportamento patologico. La stessa ricerca parla di 200mila persone con comportamento patologico, e questo è un dato ben diverso da quello precedente” ha precisato la dottoressa Minutillo.

“Non esiste a mio avviso il giocatore patologico, ma esiste la persona patologica” dichiara la professoressa Ornella De Rosa a proposito del rapporto tra offerta di gioco e individuo. “Quello che è venuto meno in questa società sempre più lanciata verso la velocità sono venute meno certei valori sociali, la famiglia, il gruppo e anche le ideologie politiche. Sono emersi gli altri problemi , soprattutto le paure, e quello nei confronti del gioco pubblico è spesso una paura”.

Il problema è l’offerta o chi la riceve? “Il problema è nell’individuo e non certo il gioco. Forse le nuove dipendenze sono più che altro nuove indipendenze, che rispecchiamo un disagio sociale, una mancanza di certezza del futuro. Un ritrarsi nel proprio interno. Dove c’è una società con una introspesione esagerata, questa diventa patologia nei ragazzi, vedi il caso hikikomori” commenta l’avvocato Sbordoni. “L’attività di gioco, che potrebbe essere vissutra come normale, viene demonizzata semplicemente perchè viviamo un periodo di oscurantismo”.

“L’impulsività, la propensione a rischio, ansia e depressione, sono i tratti caratteriali che accomunano i soggetti che tendono alla dipendenza. Per soddisfare alcuni tratti e questa tipologia di persone sviluppano una dipendenza dal gioco altri che non hanno questi caratteristiche, tendenzialmente non lo diventerebbero. Alcuni sono poli-dipendenti e questo mi fa pensare che la vulnerabilità individuale è il tema sul quale noi ricercatori dobbiamo rivolgere una particolare attenzione” ha concluso la dottoressa Minutillo.

 

 

 

 

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