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POLITICA – La pubblicità sul gioco d’azzardo, sulle scommesse e perfino le sponsorizzazioni da parte di concessionari autorizzati vanno vietate.

Questa affermazione, più o meno articolata, compare da giorni su giornali e social, perfino sui profili dei parlamentari del Movimento Cinque Stelle, oltre che su quello di illustri ‘esperti’ della psicologia umana.Ed è proprio dagli esperti che ti aspetteresti meno coinvolgimento emotivo e più razionalità, meno numeri più o meno citati ad arte e più riferimenti alla letteratura.

Chi parla di gioco d’azzardo infatti da anni non può prescindere dagli studi della cosidetta scuola ‘britannica’, dai contributi di chi dal almeno venti anni sta procedendo nella sistematica revisione delle ricerche sugli effetti della pubblicità sul gioco d’azzardo e l’ipotesi di un divieto totale.

Quello che non dicono gli ‘esperti’ in formato social, gli stessi che negli ultimi anni hanno creato più che un movimento no-slot una vera e propria schiera di seguiaci senza senso critico, è che non non c’è, a livello mondiale, un’esauriente “ricerca empirica sull’impatto del marketing dei prodotti di gioco“.

Ed è per questo che “fino a quando non saranno condotte ulteriori ricerche, oltre ad esaminare la ricerca sugli annunci di gioco d’azzardo, è necessario esaminare gli studi sul  marketing in altri settori della salute pubblica, come alcol e tabacco, e valutare se sia appropriato estrapolare i risultati al gioco d’azzardo”.

Secondo Mark D. Griffiths, Chartered Psychologist and Director of the International Gaming Research Unit della Nottingham Trent University, nonchè coautore di centinaia di ricerca sull’azzardo, “la ricerca sugli effetti dei media e quindi della pubblicità sono inconcludenti. Sono necessarie ulteriori ricerche per capire come i media influenzano l’uso di droghe. Quando si parla di media e di comportamenti a rischio, è importante andare con cautela, poiché è facile superare il confine tra realtà e il glamour. Sono necessarie ulteriori ricerche che indaghino gli effetti diretti, indiretti e interattivi dei media su comportamenti a rischio. La relazione tra pubblicità e comportamenti a rischio è per lo più correlazionale: la letteratura che esamina la relazione tra pubblicità e comportamenti potenzialmente rischiosi non è chiara e per lo più di natura correlazionale, quindi non è possibile stabilire connessioni causali. Anche se sembra esserci una relazione tra pubblicità del tabacco e assunzione di tabacco, questo non necessariamente vale per tutti i comportamenti a rischio. Ad esempio, Nelson (2001) sostiene che praticamente tutti gli studi econometrici sulla pubblicità di alcolici hanno portato alla conclusione che la pubblicità ha poco o nessun effetto sulla domanda di alcol su tutto il mercato. La ricerca effettuata fino ad oggi potrebbe non essere adeguata” avverte il professor Griffiths.

Più o meno di questo tenore i risultati di moltissime ricerche secondo le quali sarebbe molto più utile stabilire regole precise sui contenuti del messaggio pubblicitario, così come sul loro posizionamento.

Soprattutto nel caso della promozione di offerte di gioco online (Lopez-Gonzalez, H., Estévez, A., & Griffiths, M. D. (2017). Marketing and advertising online sports betting: A problem gambling perspective. Journal of Sport and Social Issues).

Altrettanto complessa, ma sicuramente interessante, la questione ‘effetto terza persona’.

Si tratta del fenomeno che spiega come le persone sottostimano l’effetto di un media su di loro e sovrastimano quello esercitato sugli altri. Secondo una ricerca condotta dagli stessi ricercatori nel 2017 e pubblicata solo qualche settimana fa la pubblicità di giochi a distanza online con bonus viene considerata come più impattante sugli individui rispetto alla pubblicità sul gioco d’azzardo online. Una spiegazione di questo risultato potrebbe essere che le persone possono pensare che le attività promozionali siano più persuasive e, come affermato da Griffiths (2010), possono essere più forti rispetto al rischio di dipendenze.

Di conseguenza, gli operatori di gioco d’azzardo e le autorità di regolamentazione dovrebbero essere consapevoli delle caratteristiche di questi messaggi e agire senza vietare la pubblicità del gioco d’azzardo online, ma solo quelle pubblicità di gioco online che si pensa possano avere un impatto più negativo sulle persone. Gli individui percepivano se stessi e gli altri come più influenzati dalla pubblicità del servizio pubblico che dalla pubblicità del gioco d’azzardo online, ma la più influente delle pubblicità sembra essere la  pubblicità del gioco d’azzardo online con bonus“.

Nella maggior parte delle società, il gioco d’azzardo è un’attività socialmente accettabile e gli individui non ritengono che dovrebbe essere vietata e né che la pubblicità del gioco d’azzardo online dovrebbe essere bandita dai media. Le persone sono più propense a sostenere campagne correttive e promozionali per aumentare la consapevolezza delle conseguenze del gioco d’azzardo” spiegano i ricercatori.

Il mondo della ricerca insomma sta dando delle indicazioni, sulla strada da percorrere, sull’importanza dei contenuti del messaggio pubblicitario, sui divieti e le possibili restrizioni.
Ma questa purtroppo è letteratura scientifica, difficile da ridurre a slogan e farne ‘contenuto’ da social.

mc

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