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(Jamma) Donne. Oggi si parla delle donne, nel mondo del lavoro, nella società, in famiglia. Oggi parliamo di quelle che sono davvero in gioco, perché in questo settore ci lavorano, ci sono nate e ne condividono le problematiche indirettamente, di riflesso come si dice.

Parliamo delle donne, tantissime, che non hanno tempo per chiedersi se il loro lavoro sia o non sia retribuito tanto quanto quello degli uomini, perché per loro il lavoro è ogni giorno, 24 ore al giorno, nella casa che è ‘anche’ lavoro, pronte a sostituirsi e a sostenere ogni componente di quella famiglia che ha deciso di diventare una piccola impresa nel settore del gioco pubblico.

Sono le mamme, le mogli e spesso le nonne di chi oggi, con caparbietà, difende il diritto a svolgere una attività che qualcuno, dall’alto dei suoi studi sociologici, ha deciso dover essere vietata.

Sono tutte le persone, di sesso femminile (ma questo nella realtà dei fatti non cambia nulla) che pagano direttamente, sulla loro pelle, le conseguenze delle scelte fatte e di quelle subite solo perché fatte da altri, con motivazioni tutte da valutare.

Sono le stesse che negli anni hanno studiato, lavorato, si sono formate e hanno acquisito competenze senza che venisse loro riconosciuto alcun titolo, ma che sanno tutto di adempimenti burocratici, di procedure, di gestione di contabilità complesse e rapporti con i concessionari o la pubblica amministrazione.

Sono le sorelle e le figlie che hanno studiato, si sono laureate per tornare e mettere la loro professionalità a disposizione della impresa di famiglia convinte che quello che impari può aiutare a far crescere la tua azienda, specie se lo fai con amore e passione. Sono quelle che si innamorano e che coinvolgono i loro compagni (perché le donne quando vogliono trascinano!) in settore che per molti è solo malavita e giri loschi.

Sono quelle che, pazientemente, cercano di spiegare che puoi lavorare per una azienda di ‘gioco’ e non esser per forza la donna di Al Capone e la ragazza della bisca. Sono tutte quelle che sostengono colloqui di lavoro, che riconoscono le opportunità di crescita professionale in aziende giovani e ‘non convenzionali’ che lavorano con tenacia in progetti che, in condizioni normali, sarebbero per tutti di primaria importanza, ma che in un comparto perennemente in emergenza rischiano di essere sempre gli ultimi della lista. Sono le moltissime ragazze che, paradossalmente, proprio in un comparto dove la denigrazione al limite dell’insulto è all’ordine del giorno da parte della pubblica opinione, così come del mondo civile e della politica, valgono per quello che riescono a fare e non semplicemente come donne (quindi meno).

Sono quelle che, se le cerchi, in foto non ci sono mai, se non rappresentate come giovani, belle e vestite in modo succinto davanti ad una slot. Ma che ci volete fare, voi le foto le tenete a casa, o sul vostro cellulare.

Sono tutte le donne che lavorano dall’altra parte, quella che ha a che fare con le migliaia di imprenditori che hanno a che fare tutti i giorni con il gioco pubblico e per le quali non è strano trovarsi di fronte persone incazzate e disilluse.

Le donne in gioco sono un po’ come tutte le donne, solo più ‘toste’. Buon 8 Marzo, donne. mc

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