dignità
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GIOCHI – Quando si procede verso l’approvazione di una nuova legge è buona abitudine auspicare la massima condivisione perché il testo normativo spesso incide in maniera rilevante sulle comunità e sul sistema democratico.

La bollinatura è il visto di conformità e copertura amministrato dalla Ragioneria, che così certifica, salvo errori ed omissioni, che le leggi approvate abbiano nominalmente copertura.

Pertanto sorprende che il neo ministro Luigi Di Maio si lamenti della necessità di fare “il giro delle sette chiese, per ottenere delle bollinature” per il suo Decreto Dignità.

Fare una legge non è come pubblicare un post su Internet, quando si passa dalla politica del dire alla politica del fare occorre misurarsi con più aspetti e tesi inerenti il tema trattato.

Quando si parla di diritti che devono riportare una dignità lesa è più che condivisibile l’attenzione alla salvaguardia di tali diritti e un grande impegno ma è altrettanto importante valutare le condizioni e lo status di chi questi diritti li deve garantire.

Se per fini propagandistici si costruisce una entità, una lobby, una comunità, che per ipotesi si definisce come il male assoluto e in quanto tale capace – comunque – di concedere ciò che vogliono i soggetti considerati deboli, il risultato potrebbe anche essere quello di annientare, insieme al male assoluto, anche i diritti rivendicati.

Ad Amsterdam le prostitute sono in vetrina e pubblicizzano la loro merce lungo le affollate vie del centro, a Roma il sesso a pagamento è relegato intorno ai fuochi sul Raccordo o nelle più buie strade della periferia, ma non possiamo certo dire che la domanda di piacere sia scomparsa.

Dopo la chiusura delle case chiuse non possiamo più neanche affermare se ci sia stata o meno una riduzione, non abbiamo più dati ufficiali, possiamo basare le nostre considerazioni solo sui risultati di ricerche e sondaggi più o meno attendibili.

Culture diverse invitano ad approcci diversi ai problemi e in democrazia la maggioranza vince anche quando sostiene atteggiamenti sbagliati.

Nel settore dei giochi la strada intrapresa è molto simile a quella che ha portato la prostituzione in quegli spazi di tolleranza che la “gente bene” condanna e rifiuta di vedere:

dopo la riduzione e la penalizzazione con provvedimenti nazionali e territoriali dell’offerta di gioco land based ora, con il Decreto Dignità e il divieto assoluto delle pubblicità, il Governo penalizzerà anche la raccolta online e affonderà il colpo di grazia al settore.

Se continua a chiamarlo Decreto Dignità, ci piacerebbe chiedere al ministro Di Maio dove ha dimenticato la dignità di almeno il 90% di quei giocatori che chiedono di giocare (hanno speso circa 20milardi di euro nei giochi solo nel 2017) responsabilmente in luoghi sicuri, comodi e controllati e che meritano di essere informati, anche tramite la promozione pubblicitaria, su dove trovare l’offerta e i prodotti pubblici.

Poi c’è la parte economica:

mentre è ancora più che discutibile l’assistenza sanitaria prestata ai giocatori dipendenti anche a fronte di rilevanti importi già stanziati, qualcuno ha fatto i conti di quello che verrà distrutto a causa di qualche giocatore irresponsabile spesso affetto anche da altre dipendenze?

Il settore dei giochi è una industria di servizi che garantisce occupazione (la dignità dei lavoratori nel gioco pubblico?) e ricchezza per lo Stato, non a caso più volte, e anche recentemente in questo Parlamento, sono state presentate proposte di maggiorazione per la aliquote di imposta applicate alle attività di gioco mirate al finanziamento del fabbisogno statale.

Da ultimo mi permetto di far osservare al ministro Di Maio e alla sua maggioranza che i giochi ora sono veramente finiti, in tutti i sensi.

Nei compiti amministrativi occorre agire responsabilmente e la responsabilità obbliga alla considerazione, più che evidente, che la domanda di gioco non si cancella per decreto. Meno che mai con un video sui social.

Da domani possiamo far finta di non vederla, togliere le opportunità offerte dagli sponsor dei giochi al Calcio, alle TV e alla stampa, confinare nel ghetto gli operatori del gioco e limitare il loro mercato.

Quando il sistema del gioco regolare sarà annientato, distrutto o soltanto fortemente limitato, dovremo però essere pronti ad azioni di repressione e controllo verso coloro che intercetteranno quella domanda che esiste, che oggi siamo in grado di misurare, censire e tutelare mentre da quel domani non conosceremo più. m.b.
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